L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 26 giugno 2021

Euroimbecilandia, è già oggi sottomessa all'Impero Ottomano, tant'è che paga il suo contributo fatto da miliardi di euro

Altri miliardi a Erdogan, padrone delle rotte. Così sottrarrà all’Italia il controllo sulla Libia

Draghi  servo  sciocco  di Merkel.

Soldi Ue alla Turchia per controllare le partenze da Tripoli. Beffa per Roma

Attenzione: il «dittatore» Erdogan è di nuovo tra noi. E grazie a una Angela Merkel attenta solo agli interessi tedeschi minaccia di regolare i conti con un SuperMario convinto, fino a ieri, di strappare all’Europa qualche impegno sui migranti. Invece nisba. Assente e lontano il «gendarme» americano e complici le paure tedesche, la Turchia di Recep Tayyp Erdogan punta a diventare l’arbitro incontrastato dei flussi migratori. Un ruolo che gli consentirebbe, con nostro grande scorno, di mettere in campo il consueto mix di minacce e ricatti anche su quella rotta del Mediterraneo Centrale che s’allunga dalla Libia alle coste siciliane. Per comprendere il perché di questo pericoloso ritorno in gioco di Erdogan bisogna guardare non solo al Consiglio europeo di ieri, ma anche alla Conferenza di Berlino di mercoledì. Una Conferenza durante la quale non si sono risolti né i problemi riguardanti il ritiro delle truppe mercenarie pagate da Ankara e Mosca, né quelli legati allo svolgimento delle elezioni libiche previste, sulla carta, per il prossimo dicembre. In questo vuoto pneumatico ha così preso corpo l’idea di estendere anche alla Libia gli accordi per il controllo dei flussi di migranti sulla rotta balcanica stretti con il «dittatore» nel 2016 e appena rinnovati dall’Unione europea su sollecitazione di Berlino. All’origine del rinnovo del ricatto impostoci nel 2016 quando – sempre su input tedesco – l’Europa promise al Sultano 6 miliardi di euro per chiudere il rubinetto dei migranti c’è l’incognita Afghanistan. Terrorizzata dall’arrivo sulla rotta balcanica di centinaia di migliaia di afghani in fuga da un paese pronto a ricadere in mani talebane dopo il ritiro americano la Germania ha appena promesso a Erdogan un nuovo balzello europeo. Un balzello da tre miliardi e mezzo di euro negoziato da Berlino, ma pagato, anche stavolta, con i fondi di tutti i 27.
Mario Draghi, comprendendo i timori della Cancelliera e di una Cdu che minaccia il ridimensionamento alle elezioni del prossimo settembre, aveva fin qui accettato di far buon viso a cattivo gioco. E così durante il summit con la Merkel di lunedì scorso a Berlino aveva detto sì al nuovo assegno da 3 miliardi e mezzo a favore del «dittatore». In cambio però s’aspettava una minima disponibilità tedesca a rilanciare il tema dei ricollocamenti e dei rimpatri. Invece oltre al nulla è arrivata l’ennesima tegola, ovvero l’insana idea, materializzatasi alla Conferenza di Berlino, di pagare Erdogan per controllare anche le partenze dalle coste di Tripoli.
L‘integrale dell’essenziale articolo di Micalessin qui:

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