L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 18 giugno 2021

Hanno pompato talmente tanto quel pezzetto di carta temporaneo che alla prova dei fatti risulta inutile e uno schiaffo al ragionamento e alla logica. I vaccini sperimentali ti coprono per sei-otto mesi ancora non si sa, il tampone per 48 ore, e la guarigione dall'influenza covid, boh e poi punto e a capo, nuova rivaccinazione? Grande è la confusione sotto il cielo. Approssimativi, farlocchi, bugiardi, inconcludenti, oppressivi, stupidi ... . Una ultima notazione la mascherata e il distanziamento continuano

Un passaporto per il nulla



Anna Lombroso per il Simplicissimus

Come si diceva un tempo, prima ancora che diventassimo cavie, “la montagna ha partorito il topolino”, il certificato verde, cioè, introdotto dal decreto anti-Covid del 22 aprile 2021, che servirà per potersi spostare liberamente lungo la Penisola (anche qualora qualche Regione dovesse tornare arancione o, peggio, rossa), per andare a trovare gli anziani nelle Rsa, per presenziare a banchetti di nozze, comunioni e cresime, per partecipare a spettacoli ed eventi sportivi, coerentemente con il «Digital Covid Certificate», ideato dalla Ue per permettere gli spostamenti dei cittadini nell’area Shengen.

Certo rispetto alle aspettative la sua portata di ferreo strumento di controllo sociale, volto, più che a proteggere la salute e a favorire il ripristino di relazioni commerciali affettive, a isolare i renitenti e i disertori condannandoli all'ostracismo collettivo, si è molto ridotta. E difatti hotel e ristoranti non sono autorizzati a richiederne l’esibizione, tanto meno i datori di lavoro, può decadere una volta accertato che i slavati dal vaccino possono essere contagiati e dunque ammalarsi, la sua validità è collegata alla non verificata durata dell’immunità non garantita dei vari prodotti sul mercato vaccinale e, nel caso attesti il risultato di un tampone negativo, dopo 48 ore non serve più.

Chi non volesse aggiungerlo al dovizioso dossier cartaceo che raccoglie le autocertificazioni accumulate in più di un anno, chi possiede un’indole fiduciosa inviolata perfino da Immuni, potrà ottenerlo in formato digitale accedendo al sito «Digital green certificate», gestito da Sogei, società in house del Ministero dell’Economia per i servizi di consulenza informatica per la pubblica amministrazione, che starebbe già lavorando all'aggiornamento dei dati legati alla tessera sanitaria, quelli che pare non siano a disposizione del personale che somministra le pozioni nei centri di Figliuolo nella beata ignoranza, quella si immune, degli effetti collaterali e dell’anamnesi del vaccinando.

Adesso chissà come se la cavano i neo medievalisti, quelli che facevano affidamento sul potere di muscolare persuasione morale di antichi strumenti di sorveglianza e repressione, celate calate sul viso, coprifuoco, posti di guardia con armigeri a segnare i confini tra probi cittadini attenti all'incolumità e maledetti potenziali untori da passare per le armi di BigPharma, con tanto di istituzione di lasciapassare e salvacondotti.

Per interpretarne la maligna natura punitiva e vessatoria rinvio alla lettura della corposa anticipazione di un instant book dal titolo ossimorico “Etica dei vaccini. Tra libertà e responsabilità” firmata da Alberto Giubilini e pubblicata dal pensatoio editoriale di regime, MicroMega, che nel ritenere eticamente giustificata dagli eventi eccezionali una pressione dello Stato, del Governo e delle istituzioni per convincere tutti della giusta, equa e doverosa causa della vaccinazione di massa, ne sottolinea l’efficacia e pure la qualità economica e produttiva, rispetto ai costi di fatali e imprescindibili lockdown, vedendo nel green pass, con doverosa citazione di Stuart Mill, l’opportunità per ogni cittadino di esibire le credenziali che certificano il suo “equo contributo” e la sua partecipazione alla causa collettiva del benessere.

Proprio quella causa per la quale abbiamo pensato per anni che fosse invece responsabile e doveroso pagare le tasse per finanziare assistenza e cura, istruzione e servizi, per remunerare 44.000 medici di famiglia che potevano essere messi in condizione di applicare protocolli terapeutici appropriati e che invece sono stati lasciati a casa a prescrivere per telefono la tachipirina, per contribuire a mantenere case di riposo, dove sono stati conferiti gli anziani a rischio di influenza, trasformandole in focolai.

Il fatto è che, pur riducendo la muscolare e criminale rilevanza di certe misure che hanno limitato lo spazio pubblico della socialità, demolito definitivamente l’edificio delle garanzie del lavoro e quello dell’istruzione, costretto le famiglie a sostituirsi ai servizi, e, allo stesso tempo, denigrando, medici e scienziati onesti, applicando il criminale principio della “vigile attesa”, legando le mani e boicottando i sanitari più coscienziosi, denunciati per epidemia colposa), accentrando la cura negli ospedali da subito in affanno, le autorità politiche e “scientifiche” proprio non rinunciano al mantenimento di un’Emergenza che non deve cessare di autoalimentarsi.

Così nel più formidabile fiasco della “salute pubblica” della storia, ai morti di ospedalizzazione, di sottodiagnosi e sottovalutazione, di terapie sbagliate, si aggiunge un incremento vigliacco di decessi per cancro e malattie cardio vascolari trascurate, un deterioramento della salute mentale. E contemporaneamente, proprio quando è stato completato il disegno di annullare la prevenzione, per anni sbandierata come il simbolo più progressivo della tutela pubblica – ma anche privata, tanto da diventare un brand significativo del Welfare aziendale – della profilassi, veniamo quotidianamente invitati a modulare abitudini, bisogni e aspettative sui caconi e i paradigmi indispensabili a contrastare e a precorrere future inevitabili pandemie, accumulando vaccinazioni su vaccinazioni, proprio quelle che, come è noto da tempo non sospetto, se alzano l’immunità per un singolo virus, abbassato i potenziali di difesa da altri.

Ma le certezze scandalose dei competenti non vengono scalfite, “negazionisti” e complottisti vengono ripagati con la moneta del revisionismo delle autorità, dettato da motivi di “pubblica utilità”, la loro, motivato dalla necessità irrinviabile di estendere un regime poliziesco anche di carattere morale, un apartheid che sottoponga a censura e anatema, sia pure solo virtuale, i dubbiosi, i disubbidienti e in sostanza tutti quelli che potrebbero configurarsi prima o poi come oppositori.

Non servono campi di concentramento o stadi, per riscrivere il concetto di cittadinanza se solo il vaccinato può usufruire delle residue prerogative di libertà e se chi non si vaccina è additato come paria e fuori casta. Non occorre la stella gialla, se la deplorazione virtuale e poi concreta si sostituisce alle sanzioni e alle multe, favorita dal tradursi delle relazioni sociali in perdita del contatto e arretramento democratico, in conformismo obbediente regolato dalla egemonia tecnologica in cui i rapporti sono computerizzati.

Così se l’emergenza Covid ha consentito di approvare i nuovi vaccini in sette otto mesi, contro i sette otto anni, e anche più, che occorrevano prima, la digitalizzazione ha consentito di affermarsi alla narrazione pandemica, alle sue procedure di sorveglianza e controllo di guadagnare anni e anni di persuasione e sopraffazione, facendo della popolazione mondiale, secondo le statistiche imperiali, 7 miliardi di sospetti da tenere d’occhio, perché non si sveglino dalla narcosi.

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