L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 15 giugno 2021

I ministri si affiancono alla 'ndrangheta quando fanno Commissioni pagliaccio che non hanno ragione d'essere

‘Ndrangheta, Gratteri: «Qualcuno sta tentando di smontare le riforme di Falcone»

Lo ha dichiarato il procuratore di Catanzaro a Vibo in occasione della presentazione suo libro: «Se parlassi di meno magari farei più carriera»

14 giugno 2021 21:09

Nicola Gratteri

«Paolo Borsellino, pur avvertendo avvicinarsi la morte, ha lavorato fino alla fine. Si poteva evitare quella morte e non abbiamo fatto ciò che era possibile, contrariamente forse a quella di Giovanni Falcone che ormai lo si pensava quasi in pensione rispetto alla prima linea quando in realtà, nel momento in cui non ha fatto più il giudice, stava attuando un pezzo di riforme che ci sono servite, che ci servono ancora, che stiamo utilizzando e che qualcuno sta cercando di smontare».

Lo ha affermato il procuratore di Catanzaro, Nicola Gratteri a Vibo Valentia nel corso della presentazione del libro "Non chiamateli eroi", scritto con Antonio Nicaso. «In questo periodo sto pensando un po' a male, sono arrabbiato - ha aggiunto Gratteri - perché si stanno facendo ragionamenti un po' strani su cose per le quali Riina, con le sue bombe non è riuscito a creare discussione su certe riforme. Oggi vedo che quasi con distacco se ne sta parlando, come l'ergastolo, e questo mi preoccupa un po'. Ho visto molti benpensanti parlare di Brusca che dopo 25 anni di carcere torna libero. Ma non ho notato alcun appunto sul fatto che dovessero passare certe riforme, alcune persone che non hanno detto neanche “un quarto della messa” potrebbero uscire di carcere, pur avendo commesso fior fior di omicidi. Da questo punto di vista stiamo un po' galleggiando nell'ipocrisia».

«Siamo il distretto che ha prodotto più risultati – ha aggiunto Gratteri cambiando discorso - Sono stato feroce quando si sono permessi di dirci che hanno formato una Commissione giustizia per il Sud per spiegarci le buone prassi perché non si devono permettere nemmeno nel loro subconscio di spiegarci come organizzare un ufficio o fare le indagini».

«Noi lo dimostriamo con i fatti di essere efficienti - ha aggiunto Gratteri - tanto da essere stati l'unico distretto giudiziario con il segno positivo, producendo più di tutti, nonostante l'emergenza Covid. Se altri hanno avuto un bilancio negativo in base a quale ragione, allora, dovrebbero spiegarci le buone prassi? Chi l'ha deciso questo?».

«Magari se parlassi di meno farei più carriera - ha detto ancora il Procuratore di Catanzaro - ma di questo mi interessa poco perché sono abituato a dire le cose che ritengo vere in faccia».

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