L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 7 giugno 2021

Il Bitcoin non ha padroni e per questo faranno di tutto per azzopparlo

Bitcoin, per la Banca di Svezia stretta sulla regolamentazione ci sarà

6 Giugno 2021, di Alberto Battaglia

L’idea che il più grande rischio per il Bitcoin sia “il suo stesso successo”, come più volte affermato dal celebre investitore Ray Dalio, è rinforzata ulteriormente: la Banca centrale di Svezia, infatti, si è detta scettica sul fatto che una regolamentazione più stringente sulle criptovalute potrà essere evitata in futuro.

Le banche centrali di altri Paesi avevano già reso esplicita la propria freddezza nei confronti delle criptovalute. La presidente della Bce, Christine Lagarde, aveva dichiarato che a suo parere il Bitcoin “non è un moneta”, mentre il suo omologo britannico, Andrew Bailey aveva dichiarato che le criptovalute “non hanno valore intrinseco” e che i loro possessori devono essere pronti a “perdere tutto” l’investimento.

Bitcoin, cosa ne pensa la Banca di Svezia

Ma per la Riksbank svedese la questione è un’altra: difficilmente una forma di pagamento alternativa di successo potrà sfuggire a forme di supervisione che al momento sono assenti.

“Quando qualcosa diventa grande abbastanza, entrano in gioco cose come gli interessi dei consumatori e il riciclaggio di denaro“, ha detto a Bloomberg il governatore della Riksbank, Stefan Ingves, “quindi ci sono buone ragioni per credere che [una regolamentazione] ci sarà“.

Già Erik Thedeen, capo dell’autorità di vigilanza finanziaria svedese, aveva dichiarato martedì che, sulle criptovalute, “è abbastanza evidente che una qualche forma di regolamentazione è necessaria”.
Nel frattempo il governo svedese è già al lavoro per rafforzare gli standard richiesti per le piattaforme di scambio per le criptovalute: per il ministre delle Finanze, Asa Lindhagen questo “è un work in progress a livello internazionale”, anche perché il rischio che le criptovalute vengano utilizzate a scopo di riciclaggio “è un problema importante” che travalica i confini di questa o quella nazione.

Le avvisaglie che il vento potrebbe presto cambiare per Bitcoin e simili si erano già fatte sentire quando una dichiarazione del Tesoro Usa aveva apertamente parlato delle criptovalute come di uno strumento che “incoraggia l’evasione fiscale”.
Sia la Fed sia le autorità europee hanno dichiarato nelle scorse settimane in di essere al lavoro per affrontare il problema della regolamentazione sulle criptovalute per le rispettive giurisdizioni.

Qualche tempo prima anche la banca centrale cinese (Pboc) aveva annunciato la stretta su questo settore ribadendo che i token digitali non possono essere utilizzati come forma di pagamento. La stessa Pboc è fra banche centrali più avanzate nel progetto di una valuta digitale di stato, lo yuan digitale.
Più che di un avallo alle criptovalute, però, le monete digitali pubbliche rappresentano una proposta concorrente e, per questo, una minaccia per le prospettive di mercato del Bitcoin.

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