L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 9 giugno 2021

Il declino degli Stati Uniti più sarà evidente e più pericolosi saranno i suoi colpi di coda

Putin – Biden e la follia americana



Ho i mei dubbi che alla fine del mese si svolgerà davvero l’annunciato incontro tra Biden e Putin: cosa potrà mai dire al leader russo l’inquilino della Casa Bianca che si trova a capo di una banda guerrafondaia la cui precipua caratteristica sembra quella di essere in procinto di perdere la ragione ? Già il presidente Usa dovrà dare retta ai cagnetti europei che guaiscono per le spiate di Washington ai loro danni, anche se sono già pronti a leccare la mano del padrone, però il fatto sostanziale è che Biden non ha altro da offrire a Putin se non accuse prive di senso e sanzioni perché si è messo da se stesso in una situazione dalla quale non può fare marcia indietro e nemmeno smarcarsi in qualche modo da una logica di scontro. Per mostrare fino a che punto si sta spingendo di delirio americano i basta leggere un recente articolo sul New York Times riguardante il quadrante dell’artico nel quale si leggono cose incredibili prodotte dagli amobienti del Pentagono: “L’esercito russo ha rimodernato altri aeroporti lungo la costa settentrionale della Russia e ha schierato sistemi di difesa aerea S-400 e radar all’avanguardia per complicare i potenziali progressi dei paesi dell’Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico.” Insomma la Russia in casa propria dovrebbe evitare qualunque cosa per non ostacolare “i progressi” della Nato che si è apertamente dichiarata nemica. E dispiacere all’alleanza atlantica significa provocare e meritare di conseguenza una giusta punizione. .

E più avanti si legge: “Gli Stati Uniti hanno ricalcolato la propria strategia artica, spingendo i piani per mettere più caccia di quinta generazione in Alaska che in qualsiasi altra parte del paese, nel tentativo di sopraffare la minaccia delle difese antiaeree della Russia”. Insomma per la Nato anche solo apprestare delle difese costituisce una minaccia, mostrando la stessa mentalità dei delinquenti incalliti che infatti non perdono occasione di mostrare il loro reale animus- Da una parte è abbastanza chiaro che il Pentagono e l’industria bellica, uniti nello sforzo, per aumentare ancora il business delle armi con qualunque pretesto (e anzi a questo proposito non mi meraviglierei se la storia degli Ufo servisse a spillare soldi per armi anti extraterrestri) ma intanto l’atmosfera di scontro cresce e potrebbe diventare inarrestabile se non ci fosse un elemento che sostituisce la ragione o il buon senso o la buona coscienza , ovvero la debolezza. L’unica cosa che ci tiene davvero lontano dalla guerra è infatti la debolezza della Nato che da decenni fabbrica sistemi d’arma più in vista del profitto che dell’efficacia ed è rimasta indietro rispetto a quelli che considera i suoi avversari mentre fa di tutto perché lo divengano realmente. Spesso ormai l’Alleanza prende in giro se stessa e i cittadini dei Paesi che la compongono: a un webinar del 2 giugno scorso, il direttore del settore ipersonico del Dipartimento della Difesa Usa , Mike White ha detto che “che le armi ipersoniche statunitensi attualmente in fase di sviluppo possono colpire obiettivi a 500 miglia di distanza in 10 minuti.

Forse sperava di impressionare l’uditorio, ma in realtà ha fatto una gaffe orrenda che svela tutto il ritardo degli Usa in questo campo in cui Russia e Cina si sono date da fare nell’ultimo decennio per rispondere alla dottrina americana del First Strike: infatti per arma ipersonica si intende per definizione qualcosa che viaggi a più di Mach 5 ovvero almeno cinque volte più veloce del suono. Ma percorrere 500 miglia in 10 minuti significa volare a mach 4, quindi persino i progetti futuri degli Usa non prevedono ancora qualcosa di realmente ipersonico e questo mentre russi e cinesi hanno già da anni missili che attingono da Mach 7 a Mach 10 ( o 15 nel caso percorrano orbite che li portano in una parte dell’atmosfera molto rarefatta). Sono dunque in possesso di armi che non sono intercettabili e quindi possono fornire una risposta vicina al 100% di efficacia nella risposta a un primo attacco. Capisco che dopo quasi un secolo di mito americano questa debolezza possa apparire impossibile, anzi quasi contro natura, eppure questo è per l’appunto l’effetto di un declino ormai evidente. Siamo in una situazione talmente assurda e fuori controllo che per sperare nella pace si deve sperare che l’avversario sia più forte. Quanto potrà durare tutto questo?

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