L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 19 giugno 2021

il «fortino» di San Didero, sgomberato all’alba del 13 aprile e trasformato nel nuovo fronte della lotta contro la Torino-Lione, resta poco più di un recinto vuoto, presidiato giorno e notte da un imponente schieramento di poliziotti, carabinieri e finanzieri. Solo cinque milioni e trecentoquarantamila i soldi per la "sicurezza"

TORINO-LIONE
Lavori all’autoporto di San Didero: Sitaf sospende le gare d’appalto


La motivazione: «Necessarie modifiche al progetto». È il cantiere nel mirino dei No Tav

di Massimo Massenzio

Sono passati solo due mesi dall’apertura del cantiere del nuovo autoporto di San Didero e gli appalti sono già fermi. Le marce No Tav e le proteste dei sindaci valsusini questa volta non c’entrano. I lavori, che rientrano nelle opere connesse alla Torino-Lione, sono gestiti per conto di Telt dalla Sitaf, concessionaria dell’autostrada A32 Torino-Bardonecchia. Proprio la società del gruppo Gavio, ha comunicato a tutte le imprese, «preselezionate» da circa un anno e invitate a dicembre a presentare un’offerta, che la procedura di gara è sospesa per «intervenuta necessità di modifiche progettuali». Un annuncio inaspettato che, nella lettera protocollata lo scorso 7 giugno, viene motivato in maniera abbastanza vaga. Tenuto conto che si tratta di interventi per un importo superiore a 47 milioni di euro e che il progetto del nuovo autoporto «è stato approvato in tutte le sedi competenti». Eppure Sitaf fa sapere che «nel corso dell’iter di approvazione del progetto esecutivo è emersa la necessità di un suo aggiornamento, con la rivisitazione delle soluzioni inizialmente prospettate. Si rende pertanto necessario provvedere ad una nuova trasmissione al Ministero delle Infrastrutture del progetto esecutivo». E conclude disponendo la «sospensione temporanea di tutte le operazioni di gara fino alla pronuncia definitiva del Ministero».


Uno stop che rischia di fare accumulare ritardi su ritardi, ma anche senza modifiche progettuali e cambi di capitolato riuscire a ottenere i contributi dell’Unione Europea per le opere completate entro il 2022 era impossibile. I tempi di realizzazione di truck station, parcheggio, area di servizio e — soprattutto — delle due rampe di immissione, sono infatti stimati in 755 giorni. Bisognerà comunque inseguire altri finanziamenti europei, che quasi certamente ci saranno, ma resta da capire quale parte del progetto dovrà essere cambiata e soprattutto per quale motivo non sia stato possibile farlo con una variante in corso d’opera. Un tema sul quale, per il momento, Sitaf non si è pronunciata, mentre Telt ha preso una posizione molto chiara: «Al di là dei passaggi tecnici e procedurali in capo a Sitaf, per Telt è fondamentale il rispetto del cronoprogramma condiviso con la Ue, che la concessionaria autostradale si è impegnata a onorare. In caso contrario, valuteremo tutte le strade per garantire la continuità dei lavori».

Nel frattempo il «fortino» di San Didero, sgomberato all’alba del 13 aprile e trasformato nel nuovo fronte della lotta contro la Torino-Lione, resta poco più di un recinto vuoto, presidiato giorno e notte da un imponente schieramento di poliziotti, carabinieri e finanzieri. Per garantire la protezione del cantiere e il supporto logistico alle forze dell’ordine la spesa massima prevista nel progetto è di 5 milioni 340 mila euro. Una cifra che ha sollevato non poche polemiche: «Inutile lamentarsi dei costi della sicurezza — sottolinea Alberto Poggio, membro della commissione tecnica No Tav — se poi si aprono cantieri in anticipo e i progetti devono essere modificati». Dello stesso avviso anche il vice sindaco di San Didero Alberto Lorusso: «Hanno utilizzato una procedura d’urgenza per espropriare i terreni e adesso si blocca tutto. Non vorremmo che lo stop fosse legato a problematiche di inquinamento ambientale, visto che in quel sito sono già stati interrati in passato rifiuti tossici. Chiediamo di essere informati».
17 giugno 2021 | 20:40





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