L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 24 giugno 2021

Il risveglio degli Stati nei confronti delle multinazionali digitali e sempre tardivo MA comunque sempre ben accetto

L’Australia dà 24 ore a Facebook e Google per rimuovere contenuti dannosi

Approvata una nuova legislazione più restrittiva sulla sicurezza online
23/06/2021 di Gianmichele Laino

Australia contro resto del mondo. Non è la classica amichevole autunnale per nazionali di calcio o di basket, ma l’atteggiamento che l’attuale governo sta mostrando nei confronti dei grandi OTT del web. Una prima dimostrazione si era avuta qualche mese fa, con il grande braccio di ferro sui contenuti giornalistici a disposizione di Facebook e di Google (con Facebook che era arrivato addirittura a bloccarli nei feed australiani). Ora, il governo australiano ha varato una legge molto più restrittiva sui contenuti dannosi – l’Online Safety Bill – che chiede alle piattaforme di rimuovere entro 24 ore i contenuti ritenuti a rischio, pena il pagamento di una sanzione pecuniaria che può arrivare fino a 415mila dollari australiani.

Online Safety Bill, cosa prevede la nuova legislazione australiana

Non soltanto il contenuto andrà rimosso – secondo il provvedimento -, ma le grandi piattaforme del web dovrebbero fornire indicazioni anche sull’identità della persona che ha pubblicato il contenuto a rischio. Una prassi che potrebbe agevolare anche eventuali provvedimenti di sicurezza pubblica. Secondo il ministro delle comunicazioni Paul Fletcher, l’Online Safety Bill permetterà di «reprimere il cyberbullismo tra i giovani bambini, l’utilizzo tossico del web, eliminare i contenuti dannosi e la condivisione non consensuale di immagini intime». Ma – come sempre accade quando vengono formulati questi provvedimenti – le polemiche non sono mancate.

Secondo associazioni e una parte della minoranza politica in Australia (compreso il partito dei Verdi), le misure avrebbero un carattere eccessivamente censoreo, con una conseguente limitazione della possibilità di espressione da parte dei cittadini e un’ingerenza molto forte dello Stato in questo settore. Più moderata e sfumata, invece, le posizioni delle grandi piattaforme che saranno sotto la lente d’ingrandimento di questa legge: Facebook supporta ampiamente l’iniziativa sugli abusi online, ma si dice preoccupato per l’estensione delle richieste di rimozione di contenuti di cyberbullismo anche nelle chat di messaggistica privata – uno degli aspetti sicuramente più controversi della legge.

Google va oltre e ragiona sui possibili effetti, in potenza, della legge: «Una richiesta del Commissario per la sicurezza elettronica (organo di controllo istituito contestualmente con l’Online Safety Bill) di rimuovere un singolo contenuto potrebbe comportare l’obbligo, per un fornitore di servizi di piattaforma e infrastruttura cloud, di rimuovere l’intero sito web di un cliente». Insomma, un ambito di applicazione della legge potenzialmente vastissimo, che – tuttavia – sembra andare di pari passo con l’estensione a macchia d’olio delle piattaforme degli OTT. Si annunciano, come era stato per i media content sulle piattaforme, ampi dibattiti in merito. Sicuramente, il ministro Paul Fletcher vivrà altri giorni molto intensi.

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