L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 23 giugno 2021

Il Casinò di Wall Street si muove sempre meno sottotraccia sul bitcoin, i piccoli sono avvisati

Oggi Biden ha riunito il team anti-crolli, mentre Bitcoin diveniva marketable asset

21/06/2021
22/06/2021 - 09:53

Se MicroStrategy acquista valuta digitale con i proventi di un’emissione di junk bond, sdoganando il crypto-loop, la Fed trasforma il reverse repo in trading attivo. Scoperchiando il vaso di Pandora


Apparentemente, la giornata tipo. L’Iran ha scelto un falco come presidente e, detto fatto, il prezzo del petrolio festeggia l’allontanamento del temuto accordo sul nucleare che avrebbe portato come conseguenza la fine delle sanzioni. E il riversamento sul mercato ufficiale dei 700.000 barili al giorno che fino allo scorso aprile già Teheran ha venduto quotidianamente alla Cina sul grey market. Tutti lo sanno. Tutti quindi già prezzano stime Opec sballate rispetto a quelle reali. Ma l’importante sono i contratti dell’oro nero di carta e le linee di credito verso le aziende del comparto, alla faccia del totem ESG, mica quello viscoso e puzzolente.

Il mercato, poi, si è gettato alle spalle tutto il trambusto ribassista innescato venerdì scorso da James Bullard, il pirotecnico presidente della Fed di St. Louis, così poco delicato da evocare un tale rischio inflazionistico da anticipare al 2022 il primo rialzo del tassi. Oggi è tornato a parlare ma con toni decisamente più concilianti. Certo, ha ammesso che l’attuale clima di mercato potrebbe portare alla formazione di bolle sugli assets e che in effetti la dinamica dei prezzi è decisamente al rialzo ma, altresì, si è detto certo che la stagione dei tassi a zero e dell’inflazione bassa sia lungi dall’essere terminata. Con cin, tutti a brindare. Equity e bond, una grande festa collettiva.

Resa paradossalmente possibile anche dal -3,4% di inizio settimana della Borsa di Tokyo, vagamente stordita proprio dalla messe di messaggi contradditori giunti nel fine settimana dagli Usa. Ma ecco che per la prima volta dallo scorso 21 aprile, la Bank of Japan è tornata in azione: quando il tonfo ha raggiunto il -4% ha cominciato nuovamente a comprare. Per la precisione, ETF per 70,1 miliardi di yen. Il mercato ha gradito. D’altronde, le Olimpiadi non sono più rimandabili o cancellabili: occorre salvare le forme, quindi. Che dire poi di Bitcoin e soci, schiantati dall’ennesima mannaia regolatoria cinese. E se all’inizio le vendite erano giustificate dal fatto che la municipalità di Ya’an ha promesso di bloccare tutte le attività di mining nella sua area di influenza, divenuta la Silicon Valley della cripto cinese grazie al prezzo stracciato dell’energia idroelettrica, a mettere il turbo ai cali ci ha pensato la Banca centrale cinese (PBOC), la quale ha confermato la richiesta di un meeting con Alipay e decine di altre banche locali rispetto all’annoso tema della fornitura di servizi legati al trading su criptovalute. Tonfo ai minimi da una settimana.

Alt. Fin qui, la giornata ufficiale. Ora, però, il making of. Ovvero, quanto accaduto in realtà dietro le quinte. Primo, queste due immagini

Fonte: Bloomberg/Goldman Sachs
Fonte: Bloomberg/Zerohedge

mostrano come la Cina, almeno fino ad oggi, abbia utilizzato Bitcoin esattamente come gli Usa di Trump sfruttarono lo spauracchio della Corea del Nord. La promessa di repressione, infatti, fece la sua comparsa ufficiale a Pechino già nel 2017, dopo il primo tonfo epocale. Siamo al 2021 e come mostra la seconda immagine, nel giro di un mese Bitcoin ha recuperato agevolmente tutte le perdite legate all’ennesimo e più draconiano annuncio del Dragone di fine della festa virtuale. E il motivo per cui la Cina ciclicamente sfrutta l’argomento lo spiega quella che può essere definita la vera notizia di giornata.

MicroStrategy, azienda antesignana nella scommessa e nella detenzione di Bitcoin, ha infatti comunicato tramite il suo numero uno, Michael Saylor, l’acquisto di altri 13.005 Bitcoin al prezzo medio di 37.617 dollari per un totale di 489 milioni di dollari. In sé, nulla che faccia esplodere i terminali dallo stupore. Certo, MicroStrategy con questa transazione è diventata la più grande corporate holder di criptovaluta con 2,714 miliardi di dollari di controvalore in detenzione. Ma il profilo interessante sta nel timing e nei particolari: l’operazione è avvenuta infatti solo due settimane dopo l’emissione obbligazionaria da 400 milioni di dollari di junk bonds dell’azienda - poi aumentata a 500 milioni per la richiesta di mercato - e finalizzata proprio da prospetto all’aumento di detenzioni di Bitcoin. Guarda caso, medesima cifra. Un vero e proprio loop diretto fra emissione obbligazionario tradizionale e reinvestimento in Bitcoin invece che in buybacks azionari.

Insomma, MicroStrategy ha dimostrato che il mercato non disdegna affatto l’ingresso a Palazzo di Bitcoin. E questi due grafici

Fonte: Bloomberg
Fonte: Bloomberg

mostrano come la questione divenga ancora più interessante, perché proprio la detenzione azionaria di titoli MicroStrategy sta operando da proxy per Morgan Stanley rispetto alla sua de facto esposizione a bilancio sulla criptovaluta. In quanti stanno già operando in questo modo nel mondo ufficiale di Wall Street? Quanti, ad esempio, comprano titoli Tesla non perché credano nei dati di vendita in Cina o ai viaggi su Marte ma come backdoor holding di Bitcoin? Qualcosa si muove, sottotraccia e sempre più rapidamente.

Sarà per questo che per la prima volta dallo scossone dello scorso marzo, Joe Biden oggi ha radunato il cosiddetto Plunge Protection Team, ovvero i vertici di Tesoro, Fed, Sec e Commodity Futures Trading Commission? E bastata la peggior settimana per il Dow Jones da otto mesi a questa parte, scatenata proprio dalla Banca centrale, a rendere necessario una riunione di questo livello e senza preavviso? Domani Jerome Powell testimonierà di fronte al Congresso, forse qualcuno azzarderà una domanda al riguardo.

Resta un fatto, però. Nell’arco di pochi giorni, la Fed ha tramutato la sua facility di reverse repo in uno strumento attivo di trading per le banche statunitensi, le quali si sono fiondate a capitalizzare quell’investimento risk free reso possibile dall’aumento del tasso di remunerazione dallo 0,00% allo 0,05%. Noccioline, prese singolarmente.

Fonte: Bloomberg/Credit Suisse

Un colpaccio, quando si parla di centinaia di miliardi depositati quotidianamente. Non a caso, se il giorno successivo all’annuncio della Fed, la facility ha sfondato il record assoluto con 756 miliardi di dollari (+50% in 24 ore), il trend pare consolidato. Tanto che dai 747 miliardi di venerdì scorso, oggi si è già risaliti a un nuovo livello di primato con 765,14 miliardi. Quasi contemporaneamente, un’azienda utilizzata come proxy proprio da una di quelle banche sistemiche, grida al mondo che il suo crypto-loop fra obbligazioni spazzatura sul mercato regolamentato e acquisto di Bitcoin attraverso i proventi dell’emissione è andato in porto.

E’ lo stesso paradigma di mercato a essere cambiato, ormai si parlano due lingue differenti. Pechino l’ha capito. Da tempo. Forse, alla luce del meeting d’urgenza del Plunge Protection Team, ora anche qualcuno alla Casa Bianca deve aver sintonizzato le antenne. E il -10% di MicroStrategy dopo l’annuncio sembra parlare la lingua punitiva di un’azione di deterrenza. Non fosse altro perché, stante la mossa sul reverse repo, ora il rischio è che l’eccesso di liquidità si tramuti in una nuova carenza di cash, intrappolato alla Fed per 24 ore a fronte di uno 0,05%. Ore durante le quali, magari, un altro Archegos potrebbe esplodere. E innescare margin calls.

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