L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 29 giugno 2021

La guerra in Euroimbecilandia è palese. Da una parte il Progetto Criminale dell'Euro dall'altro chi lo vuole far evolvere

EUROZONA
Bce in ordine sparso: Panetta chiede stimoli, Weidmann la fine del Pepp

28 giugno 2021
DI ELENA SCUDIERI

È scontro a distanza tra i falchi e le colombe dell’Eurotower. Ma i mercati non temono un’imminente chiusura dei rubinetti

Continua e si fa sempre più evidente lo scontro a distanza tra le diverse anime della Banca centrale europea, tra poliziotti buoni e cattivi che nel mondo della politica monetaria non recitano una parte e si chiamano colombe e falchi. E così per un Panetta secondo cui gli stimoli fiscali, accompagnati dallo ‘scudo Bce’, sono l’unica medicina per guarire definitivamente dalla crisi Covid, c’è un Weidmann che torna a ringhiare contro il Pepp auspicandone la chiusura.

Le colombe

Il primo a parlare è stato stamane Fabio Panetta, membro del comitato esecutivo della Bce (e della squadra delle colombe), che nel corso di una conferenza dei governatori delle banche centrali mediterranee ha sottolineato come solo uno stimolo fiscale, sotto forma di spesa o investimenti pubblici, può portare l’economia della Zona euro fuori dalla bassa inflazione affiancandosi alla politica monetaria.

Per l’economista italiano, infatti, l’unico modo per uscire dalla “trappola della liquidità” che affligge le economie avanzate è che ci sia “fiducia che il sostegno combinato delle politiche (di bilancio e monetaria, ndr.) non sia ritirato prematuramente”. L’impegno della Bce a mantenere i tassi bassi fino al conseguimento di un’inflazione soddisfacente, e a continuare gli acquisti di debito fino ad allora, “crea una naturale finestra d’opportunità per l’azione di bilancio. I governi che oggi spendono saggiamente possono stare sicuri che non saranno penalizzati con un rialzo prematuro dei costi d’indebitamento”, ha spiegato, invitando dunque a mantenere la “flessibilità non convenzionale” che la Bce ha usato durante la pandemia modulando gli acquisti di debito verso i Paesi che ne avevano più bisogno. “Dobbiamo riconoscere che ciò che era ritenuto non convenzionale in passato ora è convenzionale”, ha concluso l’italiano.

I falchi

Esattamente l’opposto, insomma, di quanto va ripetendo da un po’ il falco dei falchi, il presidente della Bundesbank Jens Weidmann, che a distanza di qualche ora dall’intervento di Panetta è tornato a ribadire che quanto è eccezionale tale deve restare e che, anzi, sarebbe auspicabile terminasse presto. “Il programma Pepp è chiaramente legato alla pandemia e deve terminare non appena la situazione di emergenza sarà stata superata”, ha detto nel corso dell’Euro Finance Summit a Francoforte, spiegando che quindi l’Eurotower dovrebbe cominciare a discutere delle condizioni in cui, dal punto di vista della politica monetaria, la situazione d’emergenza indotta dalla pandemia sarà finita.

Weidmann, pur precisando che non è opportuno decidere troppo presto sulla chiusura dei rubinetti pandemici, ha anche dichiarato di non ritenere che il 2022 potrà essere considerato un “anno di crisi” e che lo scenario d’inflazione dell’area euro e della Germania presenta “rischi al rialzo”.

Per il banchiere tedesco sono due i prerequisiti per terminare completamente gli acquisti straordinari: “In primo luogo, dovrebbero essere abbandonate tutte le misure degne di nota per contenere la pandemia e che limitano l’attività economica. Ciò sarebbe un segno che la pandemia è stata sufficientemente respinta o che la crisi sanitaria è stata adeguatamente superata”, ha chiarito. “In secondo luogo – ha aggiunto – la ripresa economica dovrebbe essere solida. Perché l’economia dell’area euro dovrà poi crescere senza il sostegno delle misure emergenziali di politica monetaria. Naturalmente, ciò non significa che la politica monetaria e la politica fiscale non debbano più sostenere la crescita e la stabilità dei prezzi. Ma le misure relative all’emergenza coronavirus dovrebbero essere ridotte in entrambe le aree”.

Secondo Wiedmann, dunque, vista l’incertezza della situazione che non rende possibile determinare con largo anticipo l’uscita dalla modalità ‘emergenziale della politica monetaria, “gli acquisti netti potrebbero essere ridotti gradualmente in anticipo”, così da non dover chiuderli bruscamente.

E i mercati

Nonostante lo scontro tra falchi e colombe, i mercati non sembrano temere un’imminente chiusura dei rubinetti da parte di Christine Lagarde, che è di certo più vicina alla linea delle colombe. “Nella zona euro, la ripresa economica è in ritardo rispetto a quella statunitense”, afferma Andrea Siviero, investment strategist di Ethenea Independent Investors, che fa notare come il processo di vaccinazione stia prendendo velocità e i contributi previsti dal Recovery Fund saranno probabilmente erogati nel corso dell’anno.

“Le economie della zona euro si stanno progressivamente riaprendo e la Bce si è chiaramente impegnata a continuare a sostenere la ripresa attraverso una politica espansiva. Le pressioni inflazionistiche nella zona euro sono contenute e non ci aspettiamo un inasprimento troppo affrettato della politica monetaria della Bce”, assicura quindi lo strategist.

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