L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 20 giugno 2021

La lotta intercapitalistica tra il Progetto Criminale dell'Euro e l'evoluzione di Euroimbecilandia continua

Vi racconto le fissazioni teutoniche di Laschet e Weidmann

18 giugno 2021


Che cosa dicono e fanno capire il leader della Cdu, Armin Laschet, e il componente del comitato esecutivo della Bce, Jens Weidmann.

Armin Laschet e Jens Weidmann. Segnatevi questi due nomi. No, non fanno parte della Mannschaft (così i tedeschi chiamano la loro squadra di calcio) che sta giocando gli Europei, ma promettono di dare adeguate soddisfazioni al loro Paese. Ed anche al nostro.


Tra ieri ed oggi, il primo ha partecipato ad un webinar su Bloomberg ed il secondo ha rilasciato una lunga intervista al quotidiano Handelsblatt.

Laschet è il leader della Cdu, candidato in pectore a succedere ad Angela Merkel. Weidmann è componente del comitato esecutivo della Bce ed entrambi non hanno fatto ricorso a giri di parole per farci sapere ciò che l’opinione pubblica tedesca vuole sentirsi dire: gli Stati devono tornare a fare politica di bilancio tendente verso il pareggio, e la Bce deve cominciare a dosare prudentemente gli acquisti di titoli pubblici in vista del termine della fase di emergenza e del conseguente termine del programma PEPP, strumento straordinario varato a marzo 2020 per fronteggiare l’instabilità finanziaria per la crisi innescata dal Covid.

Si sono divisi i compiti: il primo si è occupato di politica di bilancio, il secondo di politica monetaria. Le leve essenziali della politica economica di un Paese.

Laschet, in modo imperturbabile, ha affermato che, non appena la crisi sarà terminata, bisognerà tornare ad applicare i criteri di Maastricht e, sul fronte interno, tornare a conseguire il famoso “schwarze null”, il pareggio di bilancio. Il debito comune emesso per il NGEU resterà un’esperienza temporanea che non avrà seguito. Con buona pace di Enrico Letta, Romano Prodi ed altri eurosognatori vari e assortiti.

Nessun cenno alla eventualità di rivedere quelle regole, che ormai quasi tutti definiscono come un errore che, incidentalmente, ha causato quasi tre anni di recessione al nostro Paese tra 2012 e 2014. Nessun cenno al recente intervento del Fiscal Board che ha vivamente raccomandato di riformare con urgenza quelle regole, prima di reintrodurre alcunché.

In netto contrasto anche con quanto dichiarato da Mario Draghi a Barcellona, favorevole ad un sostegno alla domanda con politiche di bilancio espansive. Rimandando al medio termine i propositi di contenimento del deficit.

Anche Weidmann non si è risparmiato. Pur ribadendo la necessità di evitare un prematuro ritiro degli stimoli, ha affermato chiaramente la temporaneità dello strumento di acquisti PEPP. È temporaneo come la crisi da Covid. Finita quella, finito quello. Anzi, man mano che si manifesteranno segnali di ripresa, anche gli acquisti subiranno un dosaggio adeguato.

Sono tutte affermazioni paradossalmente positive per il nostro Paese. Pur tenendo in considerazione il clima elettorale, i due esponenti tedeschi mettono in questo modo perfettamente a nudo le contraddizioni strutturali della UE e dell’eurozona. Per stare in piedi, entrambe le istituzioni richiedono scelte di politica economica vietate dai Trattati ed invise all’opinione pubblica tedesca.

Allora non resta che fare il tifo per Armin e Jens ed augurarsi che perseguano fino in fondo gli obiettivi dichiarati. Sarà il modo per far implodere Ue ed UEM sotto il peso delle loro insanabili contraddizioni.

Forza Mannschaft!

Nessun commento:

Posta un commento