L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 20 giugno 2021

La narrazione dell'influenza covid si è basata tutta sui tamponi farlocchi e vedere la sequenza temporale degli avvenimenti sorgono dubbi e perplessità

Covid , che la mela di Newton sia con voi



Non so se qualcuno abbia avuto modo di leggere quei versi di Alexander Pope in onore di Isaac Newton: “La Natura e le sue leggi erano avvolte dall’oscurità/ Dio disse: sia Newton. E tutto fu luce”. Essi spiegano bene la meraviglia di fronte a una improvvisa comprensione di cose che prima non si riusciva a legare insieme e che si uniscono in un lampo come se fosse la precipitazione dei cristalli in una soluzione. Spero che la stessa cosa possa accadere a qualcuno di fronte a una sistemazione dei dati pandemici in una sequenza temporale che disvela una insospettata capacità di stimolo cognitivo. Non occorre alcuna spiegazione di fronte all’intuizione avuta da un geniale utente di Twitter che io cercherò di tradurre in un elenco:
  • 30 dicembre 2019. Viene segnalata in un paziente un forma atipica di polmonite
  • 5 gennaio 2020. L’Oms annuncia 44 casi a Wuhan di polmonite dovuta a cause sconosciute
  • 7 gennaio 2020. L’Oms dichiara che la causa della polmonite è un virus simile al Sars
  • 10 gennaio 2020. Viene pubblicata la prima sequenza genica del virus e lo stesso giorno Tib Molbiol, un’azienda tedesca che ha una sede anche Italia, annuncia il primo kit Pcr
  • 12 gennaio 2020. Vengono pubblicate altre 4 sequenze geniche del virus
  • 13 gennaio 2020. L’Oms accetta come standard il protocollo pcr messo a punto da Christian Drosten dell’Istituto Charité di Berlino
  • 21 gennaio 2020. Il protocollo Drosten viene esaminato da Eurosurveillance
  • 22 gennaio 2020. Il protocollo Drostem viene accettato da Eurosurveillance
  • 24 gennaio 2020. Esce su New England journal of medicine uno studio sui sintomi specifici della malattia
  • 30 gennaio 2020. Sempre sulla stessa rivista esce addirittura uno “studio” sulla trasmissione del virus e gli asintomatici
Qualcuno riesce a vedere cosa non funziona in questa cronologia ? Ciò che era difficile scorgere senza avere sotto gli occhi una precisa sequenza temporale degli eventi: la sostanziale impossibilità che tutto questo sia avvenuto in un solo mese e con questa specifica scansione. In particolare, il riconoscimento di un virus, il suo isolamento, il suo sequenziamento, il fatto che la diffusione di notizie su piccole parti del genoma virale sia stata seguita praticamente ad ore di distanza dalla messa a punto dei test pcr ( tutti comunque basati su pochissime seguenze) e che questi test siano stati approvati senza nemmeno il tempo di fare qualsiasi prova sul campo, cosa che si può giustificare solo con il retro pensiero di agire in emergenza prima ancora che essa fosse immaginabile. Di fatto sono passati appena 13 giorni dalla prima incerta segnalazione della malattia alla messa a punto di test assolutamente inaffidabili che poi sono stati la colonna portante della successiva mistificazione. A questo punto se proprio si vuole attribuire alla sequenza temporale una verosimiglianza e una qualche plausibilità, se proprio non si riesce a vedere alcun problema, allora tanto varrebbe chiedere per fine luglio una soluzione definitiva per l’Hiv sulla cui natura peraltro si discute ancora, oppure che ad agosto venga trovata la cura definitiva per il cancro e che per novembre sia eliminata la fame nel mondo: dopotutto non dovrebbe essere troppo difficile andando a velocità covid.

A me pare evidente che alcune cose era già conosciute, che su altre -le autorizzazioni per esempio – si sia forzata la mano, che insomma si stesse preparando la narrazione pandemica a prescindere dall’esistenza e dalle caratteristiche del virus, nonché della capacità di effettuare diagnosi realistiche che peraltro avrebbero sgonfiato la mongolfiera pandemica . E mi colpisce anche la rilevantissima parte che in tutto questo questo hanno avuto istituti, aziende e ricercatori tedeschi in concomitanza col fatto che in Germania c’è tuttora la più severa applicazione delle misure anticovid e che sempre lassù sia stato ideato e prodotto dalla BioNtech il vaccino di maggiore smercio poi distribuito anche con marchio Pfizer. Ma forse verrà un giorno in cui il covid e le sue leggi non saranno più avvolte dal mistero, che si farà un po’ di luce: magari non c’è proprio bisogno di Newton e di aspettare sotto un albero che cada la famosa mela, basta semplicemente non avere occhi e orecchie foderati di paura.

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