L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 26 giugno 2021

La rinascita dell'Impero Ottomanno, ricordando che la Fratellanza Musulmana ha come obiettivo l'occupazione di Euroimbecilandia

…E l’Occidente ricreò l’impero ottomano

Maurizio Blondet 25 Giugno 2021
da Strategika51, titolo originale

“In Afghanistan dopo il ritiro delle forze statunitensi sconfitte e dei suoi servi NATO, La Turchia sta ora cercando di mantenere un ruolo di primo piano: La security dell’aeroporto internazionale di Kabul dovrebbe essere fornita da compagnie militari private turche o direttamente dalle forze armate turche. Da parte turca, ci si aspetta una cooperazione militare avanzata con il Pakistan, paese che detiene una grande influenza politica e strategica sull’Afghanistan e le cui élite e popolazione sono affascinate dal modello turco. Forze ungheresi potrebbero assistere le forze turche nella gestione della sicurezza delle infrastrutture vitali e delle missioni diplomatiche.

I diplomatici turchi non credono alla minaccia rappresentata dai talebani afghani, il cui movimento rimane contrario a qualsiasi presenza militare straniera continuata. Secondo i turchi, i talebani, soprattutto le nuove generazioni di questo movimento, sono fortemente influenzati dall’influenza culturale turca nel mondo e sarebbero più inclini a rispettare la Turchia e a negoziare con essa. L’influenza del vicino Pakistan e del ricco Qatar sui talebani può ridurre l’ostilità che le fazioni più radicali potrebbero manifestare contro la nuova configurazione politico-militare.

Il passaggio di un centinaio di talebani armi e bagagli a un’unità di guerra psicologica delle forze speciali turche che ha utilizzato come mezzo di convinzione il tema dell’Islam sunnita, prefigura uno dei metodi che i turchi utilizzeranno per avere successo lì o gli americani e i loro alleati europei si sono rotti i denti. Ma l’Occidente, lasciando Ankara in Afghanistan dopo il suo ritiro (e disfatta), punta a porre una spina nel fianco – o usare o un ariete- nel fianco di Cina e Russia – La Turchia sfrutterà questa svolta per rafforzare il panturkismo in Asia centrale e unirsi allo Xinjiang cinese o al Turkestan orientale seguendo gli obiettivi strategici turchi in un quadro rivisto puramente neo-ottomano;- Ankara, che prevede il mantenimento della logistica militare statunitense presso l’aeroporto Hamid Karzai di Kabul e l’inclusione nel contratto dell’esercito pakistano, punta a formare una nuova alleanza – incentrata sulla Turchia. I turchi non nascondono il desiderio di uno status internazionale per la nuova missione. In definitiva, sono i paesi occidentali che stanno costruendo il nuovo impero turco, pur criticando a parole il suo leader Tayep Reçep Erdogan. Quest’ultimo è oggi a capo di un Paese che è riuscito ad elevarsi a un livello di potenza mai eguagliato dal 1923; giustamente può vantarsi di aver portato l’intera Europa a pagargli un tributo annuale di oltre 3 miliardi, e di essere protagonista nel Mediterraneo, nel Levante, in Ucraina; protagonista in Libia con le truppe e mercenari; presente nel Nord Africa, in Asia centrale turcofona, nel Caucaso e presto nell’Africa sub-sahariana dove i turchi sono attivi come subappaltatori degli americani. Questo è un metodo collaudato di un ausiliario che prima o poi prenderà il posto dell’esercito imperiale. In ogni caso, questa è la ferma convinzione degli attuali leader turchi.

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