L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 22 giugno 2021

Le sanzioni sono solo atti di guerra e gli Stati Uniti le dispensano come caramelle

Sanzioni alla Russia: la politica statunitense dell’imporsi

-21 Giugno 2021


L’amministrazione Biden ha in serbo un nuovo pacchetto di sanzioni alla Russia. Per i russi, sicuramente non è un segnale previsto dopo l’incontro tra Putin e Biden nel vertice del 16 giugno.
Perché le sanzioni alla Russia?

Jake Sullivan afferma che: “Washington ha in serbo un pacchetto di sanzioni antirusse riguardo al blogger russo carcerato Alexei Navalny. Sanzioni anche per le aziende russe che partecipano alla costruzione del gasdotto Nord Stream 2″. La reazione russa non si è fatta attendere. Mosca respinge la possibilità di nuove sanzioni e ha avvertito che risponderà adeguatamente. “Le azioni illegali degli Usa sono sempre seguite da una risposta legittima da parte nostra. È strano che ad alcune persone a Washington piaccia girare in tondo ed essere confrontati con gli stessi ostacoli all’infinito”, afferma la portavoce del ministero degli Esteri Maria Zakharova. Anche l’ambasciatore russo negli Usa Anatoly Antonov reagisce affermando che: “Questo non è il segnale che tutti ci aspettavamo dopo il vertice”.

In che modo risanare le relazioni Russia-Usa?

Secondo il diplomatico russo, le sanzioni non sono il modo per portare a un risultato positivo. “È triste che il nostro collega americano stia optando per un percorso che non ci porterà a un risultato positivo a cui il nostro presidente era orientato. Non credo sia possibile stabilizzare e normalizzare le relazioni tra i paesi attraverso le sanzioni. Il compito attuale è quello di normalizzare il dialogo. Prima di tutto, dobbiamo ripristinare i meccanismi di dialogo distrutti” afferma Antonov. Antonov aggiunge che: “Ho intenzione a lavorare sull’attuazione degli accordi raggiunti dai presidenti dei due paesi durante il loro incontro al vertice. Il compito è semplicemente quello di lavorare e implementare le parole positive che sono pronunciate dai presidenti. I diplomatici russi, che lavorano qui, sono pronti a migliorare le relazioni russo-americane”.

Imposizioni alla Russia attraverso le sanzioni non è la soluzione

L’incontro del 16 giugno al vertice di Ginevra è abbastanza amichevole nel quale i due leader sono riusciti a capirsi su questioni chiave. Dopo il vertice, il Cremlino si mostra molto cauto sul futuro dialogo con Washington. “Siamo pronti a continuare questo dialogo nella stessa misura in cui lo è la parte americana”, afferma Putin. Nonostante le poche azioni concrete, l’accordo per inviare ambasciatori nelle rispettive capitali è un primo passo verso la normalizzazione dei rapporti. Minacciare di sanzionare la Russia per la questione dei diritti umani è una politica consolidata negli anni. Nonostante tutto, paesi come Emirati Arabi, Arabia Saudita e Israele dove i diritti umani sono calpestati giornalmente rimangono impuniti. Insomma, due pesi e due misure della politica statunitense che decide chi è il cattivo e chi no.

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