L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 21 giugno 2021

Nella Guerra Illimitata ci sta anche la propaganda sanitaria


18 GIUGNO 2021

“From Russia with love”. Così si leggeva sulle fiancate dei camion militari russi sbarcati alla base aerea di Pratica di Mare lo scorso marzo carichi di aiuti sanitari, sistemi per la sanificazione e disinfestazione delle strade, ma soprattutto con circa 120 uomini e donne dei reparti militari di quello che in occidente si definisce nucleo Nbcr (Nucleare Batteriologico Chimico Radiologico).

Un aiuto importante quello russo, sicuramente scenografico, giunto in un momento drammatico della storia della pandemia in Italia: in quei giorni si contavano 80539 positivi e 8165 decessi. A Bergamo, epicentro del contagio, erano 7458 gli infetti.

Un aiuto giunto come un fulmine a ciel sereno per i nostri organismi militari, che non erano a conoscenza della decisione presa dalle massime cariche governative.

Un aiuto che non è stato originato da un puro moto di altruismo per un Paese, l’Italia, che pure nella cultura russa ha un posto speciale.

Proprio mentre la colonna dei mezzi russi si dirigeva verso la provincia di Bergamo, nelle pagine di InsideOver scrivevamo che quella missione sanitaria aveva una doppia finalità, che non era affatto quella di spiare le basi della Nato in Italia, come qualcuno aveva allarmisticamente e gratuitamente ventilato.

La nostra tesi era che la Russia, grazie all’esperienza sul campo fatta dai suoi esperti militari, sarebbe stata in grado di fronteggiare meglio il possibile esplodere del contagio entro i suoi confini, che, come avevamo già avuto modo di dire in precedenza, erano stati blindati, ma questa misura si riteneva non sarebbe comunque stata sufficiente per evitare la diffusione del contagio. Così è stato. Dopo poche settimane la pandemia è esplosa anche in Russia portando il Cremlino ad adottare misure che hanno preso ampiamente spunto da quelle messe in pratica in Occidente.

Del resto, a quel tempo, sarebbe bastato leggere la nota ufficiale del Ministero della Difesa russo sull’emergenza pandemica per capire l’intento finale della spedizione in un Paese della Nato di un contingente della sanità militare. In una riunione tenuta tra le massime cariche civili e militari russe, veniva detto che “lo scopo è aumentare il livello di prontezza delle unità per risolvere, se necessario, i compiti per combattere l’infezione da coronavirus”.

A quanto pare così è stato. Un recente articolo di Repubblica “scopre” che quella missione non è stata fatta esclusivamente per aiutare un Paese in difficoltà, ma anche per ottenere dei dati preziosi per contrastare il virus e soprattutto per mettere a segno un importante colpo propagandistico.

Tutte possibilità che avevamo ampiamente previsto. Avevamo anche detto che il vero problema di quella missione sarebbe stato quello di mostrare la debolezza di un intero sistema sanitario nazionale, che non è solo italiano ma di quasi tutto l’Occidente. Un fattore per nulla insignificante in un contesto militare, perché rappresenta la capacità di resilienza del sistema Difesa. Scrivevamo che l’aver accettato l’aiuto russo, avrebbe potuto palesare, potenzialmente, le nostre carenze dal punto di vista del sistema sanitario a degli osservatori sul campo che, una volta tornati in patria, avrebbero steso dei rapporti dettagliati su come l’Italia stava affrontando l’emergenza epidemica.

È proprio quello che è avvenuto. Repubblica, infatti, ci ricorda che due famosi virologi che hanno fatto parte della spedizione, Natalia Yurievna Pshenichnaya e Aleksandr Vladimirovich Semenov, un paio di mesi dopo hanno pubblicato un articolo scientifico sulla situazione italiana, in russo e in inglese, con giudizi spietati sulle iniziative del nostro governo, andando poi più volte sui media russi a rassicurare la popolazione che “siamo in grado di impedire che da noi si sviluppi una situazione all’italiana”. Si tratta di un modus operandi da spie? Al loro posto chiunque avrebbe fatto altrettanto, anche i nostri esperti.

Repubblica poi si sofferma su quello che è il vero risultato di quella missione, stante il fatto che nonostante l’esperienza accumulata, la Russia comunque non è riuscita ad arginare la pandemia: aver messo a segno un colpo di propaganda antioccidentale non da poco.

Sempre lo scorso marzo vi avevamo anticipato questo meccanismo della Hybrid Warfare, quando avevamo avuto modo di dire che la strategia russa (ma anche quella cinese) è sempre quella di cercare di disgregare l’unità di intenti in Europa e di allontanarla, per quanto possibile, dall’influenza statunitense. Si presagiva, cioè, quella battaglia geopolitica giocata sugli aiuti sanitari – vaccini compresi – che è funzionale non solo al prestigio di una nazione, ma che offre anche una leva strategica importante proprio perché crea una narrazione polarizzante tra il mondo occidentale, capitalista e regolato dai mercati che ha messo a rischio la popolazione, e quello orientale che ha salvaguardato prima la vita rispetto all’economia.

Ovviamente tutto questo non è vero. Proprio guardando all’Italia e al disastro in cui versa la nostra economia, è evidente che i nostri governanti abbiano scelto di salvaguardare prima la salute rispetto al resto, ma nel campo della propaganda internazionale funzionale alla guerra ibrida quella missione è bastata a far passare questo messaggio.

La campagna vaccinale, con Mosca prima a mettere a punto un vaccino efficace – forse anche grazie ai dati raccolti in Italia – che ha offerto a chiunque lo richiedesse (Paesi europei compresi) ha fatto poi il resto. L’Italia è stata complice o ha subito questa iniziativa? In quel momento storico, con la pandemia che mieteva vittime e coi Paesi europei che egoisticamente ma comprensibilmente si davano “all’autarchia”, non ci sentiamo affatto di giudicare come colposa la decisione di richiedere l’aiuto russo, ma, come abbiamo scritto da subito, è chiaro che non sarebbe stato elargito a titolo gratuito.

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