L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 11 giugno 2021

Non tutti i cagnolini rispondono al padrone

10/06/2021 13:07 
La sfida della Merkel: porti aperti alla Cina
Pechino negozia per entrare nello scalo di Amburgo, terzo in Europa. Segnale tedesco a Biden


GETTY/HPHamburg

Chi ricorda il clamore e le critiche mosse all’Italia, anche da autorevoli leader europei, per le trattative avviate e poi rientrate tra i porti di Genova e Trieste con la Cina nella costruzione della Nuova via della Seta, resterà sorpreso: ora è Berlino ad aprire le banchine alle aziende statali di Pechino. Da diversi giorni sono in corso negoziati tra la compagnia di navigazione Cosco e il terminalista portuale di Amburgo per l’ingresso del colosso pubblico cinese in uno dei terminal del terzo scalo europeo. Si tratta del Container Terminal Tollerort, il più piccolo del porto tedesco che ogni anno muove circa 9,2 milioni di TeU (unità di misura dei container), con una banchina lunga poco più di un chilometro e con un pescaggio di circa 15 metri. I cinesi sono interessati a rilevare una quota di minoranza dell’infrastruttura gestita da Hamburger Hafen und Logistik Ag (Hhla) ma al momento i colloqui sono ancora in corso e “nessuna intesa legalmente vincolante è stata ancora raggiunta tra le due parti”.

Naturale: accordi commerciali di questo genere devono passare il vaglio delle autorità competenti in materia di regolamentazione e antitrust, un vaglio da effettuare con attenzione supplementare quando ci sono di mezzo capitali cinesi, quasi sempre di natura statale. Eppure le mire di Pechino su Amburgo rappresentano un’ulteriore dimostrazione di quanto i rapporti economici tra Germania e Cina siano sempre più saldi, andando a scavalcare le dure prese di posizione politiche nei confronti del Dragone assunte da Bruxelles e Washington sia quando c’è da condannare le gravi violazioni dei diritti umani in Tibet e nello Xinjiang, sia quando c’è da tutelare settori produttivi dall’eccessiva dipendenza da Pechino. Se i negoziati andassero a buon fine, Cosco Shipping Ports - controllata dell’impero Cosco - sarebbe il primo operatore non tedesco a entrare ad Amburgo.

La notizia dei colloqui in corso arriva dopo che l’Europa a maggio ha sospeso gli sforzi per far ratificare agli Stati membri e al Parlamento Ue l’accordo sugli investimenti con la Cina, frutto di anni di negoziati che sembravano giunti al traguardo grazie all’impegno profuso dalla cancelliera Angela Merkel durante la sua presidenza del semestre europeo nel 2020. Ma il clima pare mutato dopo l’arrivo di Joe Biden alla Casa Bianca e il G7 di questi giorni a Londra ne è un’implicita conferma: “Il G7 mostrerà alla Cina un fronte unito”, ha detto il presidente americano.

GOLERO VIA GETTY IMAGES/ISTOCKPHOTOwide aerial panoramic view overCargo container terminal in Hamburg port

La nuova amministrazione americana sta intensificando il pressing su Bruxelles per bloccare il graduale ma costante spostamento del centro di gravità economica globale verso est. Il clima politico tra Cina e Usa continua a surriscaldarsi come dimostrano le dichiarazioni da guerra fredda su vari dossier, primo su tutto quello dei vaccini (e dei semiconduttori) da destinare a Taiwan. Sorda agli avvertimenti statunitensi, Berlino ha tuttavia sempre avuto un rapporto privilegiato con Pechino durante l’era Merkel, che nei suoi 16 anni di cancellierato è stata in Cina ben 12 volte. D’altronde il Paese asiatico è stato il più importante partner commerciale della Germania nel 2020 per il quinto anno consecutivo. L’influente comparto dell’automotive tedesco fornisce un esempio calzante dell’interdipendenza commerciale tra i due Paesi, considerato che alcune case automobilistiche vendono più veicoli in Cina che in patria.

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