L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 25 giugno 2021

Nulla di nuovo, le Consorterie Guerrafondaie statunitensi ed ebraiche vogliono continuare ancora l'embargo a Cuba che dura "solo" da 80 anni

Cuba, l’ONU approva risoluzione per la fine dell’embargo, ma Biden vota no

Al fianco degli USA all'Assemblea generale c'era solo Israele, 184 voti favorevoli e tre astenuti. L'Avana: "Giorno storico... la giustizia è dalla nostra parte"

di Claudia Cosi
23 giugno 2021

L'Assemblea Generale delle Nazioni Unite vota sulla necessità di porre fine all'embargo economico, commerciale e finanziario imposto dagli Stati Uniti contro Cuba (UN Photo/Eskinder Debebe)

Joe Biden non ripete l’astensione sull’embargo a Cuba come invece aveva fatto Barak Obama nel 2016. L’America democratica di Biden ieri all’Assemblea generale dell’Onu ha votato no alla fine delle restrizioni imposte nel 1961 e al suo fianco c’era solo Israele. Tutto il resto del mondo a favore e solo 3 astenuti.

Fidel Castro ad un incontro delle Nazioni Unite (wikipedia)

Il no americano non è arrivato a sorpresa perché Biden non ha ancora messo a punto la sua strategia nei confronti di l’Avana e del Centro America. Non è ancora pronto ad affrontare il futuro dopo i Castro, visto che adesso Cuba ha eletto alla guida del partito e non solo del paese Miguel Diaz-Canel. Molti si attendono che i dettagli della politica americana con Cuba dopo l’apertura di Obama e la chiusura di Trump potrebbe arrivare in occasione dell’assemblea generale dell’Onu a Settembre quando Biden farà il punto su un centro America che con Nicaragua e Venezuela sembra imbarcato sulla linea degli uomini forti e non sempre democratici.

Anche se l’Ue nei confronti di Russia e Cina ha stabilito con Biden una sorta di nuovo asse atlantico, su Cuba le posizioni di Bruxelles rimangono divergenti. Molti pensavano che come segno di disgelo, senza rinunciare alla difesa dei diritti umani e alla denuncia di l’Avana che continua ad avere prigionieri politici, e un regime centralista e autoritario, ripetere l’astensione che Obama sarebbe stato un gesto molto più significativo per i futuri rapporti, piuttosto che il “No” classico e preconcetto di Washington e Israele che fondi ancora le radici sull’anticomunismo.

Gli Usa e Israele si trovano così completamente isolati su questo soggetto, nonostante sui temi sanitari e umanitari i medici di Cuba siano stati citati in tutto il mondo per la loro competeneza e generosità e per aver costituito delle vere e proprie “brigate della sanità” nei paesi che avevano più bisogno, compresa l’Italia agli inizi del Covid e l’Africa con Ebola.

Immagine dell’Avana (UN News, file 2016)

“Sarà un giorno storico… perché la giustizia è dalla nostra parte e il mondo lo sa…” aveva anticipato forse con troppo entusiasmo il presidente cubano Diaz-Canel poche ore prima del voto all’Onu. L’isolamento di Usa e Israele c’è stato ed è risultato palese, univoco e massiccio. Da parte della Casa Bianca non c’è stato però quel passo nuovo in avanti che Obama aveva tentato con la prima astensione della storia, che avrebbe potuto portare concretamente alla fine di un embargo ingiusto e obsoleto che risale al 1961. Se Trump ha rovesciato le relazioni con l’Avana per assicurarsi il voto dei cubani conservatori esuli a Miami, Biden non solo ha perso il voto in Florida nel 2020, ieri anche un’occasione.

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