L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 21 giugno 2021

Ogni volta pare impossibile che intrighi, trame nere, complotti, cospirazioni e messe in scena siano scaturiti da attori minori, così poco credibili e plausibili, gente che a una prima occhiata dimostra di essere fasulla, inaffidabile come un qualsiasi peracottaro che vuole fregarti con il gioco delle tre carte

I “funzionari” delle tirannie


Anna Lombroso per il Simplicissimus

Qualche volta a leggere i documenti, i programmi delle istituzioni, filtrati prudentemente e somministrati con l’accompagnamento dei commenti e delle raccomandazioni per la corretta decodificazione di qualche mosca cocchiera che svolazza sulle deiezioni degli oligarchi, ci si sente come chi intercetta pizzini e conversazioni dei malavitosi di mafia capitale o di una qualche ‘ndrina, o anche come quelli che, nella brughiera della Cornovaglia, incappavano nel tenentino incaricato di recapitare il messaggio cifrato al comando generale, con gli ordini per la battaglia.

Leggi e ti domandi se siano redatti in un gergo che non sai decifrare, se si nasconda dietro quelle frasi apparentemente vuote e primitive un disegno oscuro, inintelligibile per noi sprovveduti e marginali .

Ogni volta pare impossibile che intrighi, trame nere, complotti, cospirazioni e messe in scena siano scaturiti da attori minori, così poco credibili e plausibili, gente che a una prima occhiata dimostra di essere fasulla, inaffidabile come un qualsiasi peracottaro che vuole fregarti con il gioco delle tre carte.

Provate a dare una scorsa a comparse e figuranti del Sistema, magistrati, leader di partito, uomini delle istituzioni, coinvolti, correi, cointeressati, che hanno concertato la creazione di un opportuno capro espiatorio, quel bel tomo di Palamara, a distrarre da affarucci loschi, da compravendite di protezioni e nomine, da inquietanti alleanze e da omissioni e ingerenze; o alle comparse dei legali degli studi internazionali che dettano le leggi ai governi e che difendono le cordate dell’affarismo mondiale, facendoci rimpiangere De Sica che perora la causa di Frine.

Andate a vedere – suggerisco la illuminante lettura di IV Reich di Franco Fracassi, su fasti e nefasti dell’internazionale nera – chi sono gli impresari del terrore che hanno tinteggiato con il sangue della strategia della tensione la lotta armata al comunismo, Delle Chiaie detto er Caccola in combutta con il Venerabile, fan il primo della ‘ndrangheta, il secondo di Cosa Nostra, aprendo la strada al golpismo in doppiopetto del Cavaliere, secondo lo stesso principio ispiratore, usare gli spazi, le concessioni e la tolleranza della democrazia per “esercitare il potere che conta”.

Scoprirete un target di miserabili, protetti e aiutati da apparati statali, occultati dai servizi, sovvenzionati dalla finanza, armati dalla Nato come in Ucraina, istruiti e formati sui testi sacri di Casa Pound ma pure della Lega prima maniera, che hanno avuto campo libera, fatto proseliti, rubato, ammazzato, pescato provvidenze e guadagnato tutele nel torbido. In quel fango tossico che ha favorito la cessione di sovranità di uno Stato umiliato e retrocesso al ruolo di salvatore di ultima istanza di banche, imprese malaffaristiche, cordate corrotte e corruttrici, che doveva aiutare la demolizione dello stato sociale e dello stato di diritto, che sceglieva i despoti sanguinari con i quali stringere alleanze per scoraggiare ondate migratorie, che incoraggiava e fiancheggiava il brand sempre profittevole dell’import-export di armi a corredo di campagne belliche e coloniali.

Le interviste, i carteggi, gli scritti e i memoriali rivelano una rozzezza intellettuale e culturale che rende ancora più colpevoli chi ha concesso loro il potere maligno e lo spazio quasi illimitato che si sono conquistati, e l’indifferenza, la condiscendenza permissiva o la soggezione impaurita dei tanti che sapevano e che hanno subito le varie forme di intimidazione, le pressioni da racket, fino a una certa malcelata ammirazione.

Certo sono solo apparentemente i casi estremi, i peggiori, i più sguaiati e cialtroni, i più disturbati secondo i paradigmi della salute mentale, sociopatici e alienati, o secondo i dettami del politicamente corretto. Ma proprio l’evoluzione delle mafie, la loro modernizzazioni ci ha abituati a sapere che i rituali, i giuramenti col sangue dei mammasantissima si sono aggiornati nella legalità di superficie dei colletti bianchi che si sporcano le mani solo coi bilanci, gli odg dei Cda e le transazioni irrintracciabili, e che usano i piloni di cemento nel corso di appalti per le grandi opere senza necessariamente infilarci dentro chi non ha rispettato i patti scellerati, dei quali non c’è bisogno, grazie alla generosa disponibilità di procedure, amministratori, semplificazioni.

Oggi ci resterebbero male Machiavelli, Hobbes, Rousseau, ma pure Gengis Khan, Tamerlano, Cromwell scoprendo che a toglierci ogni parvenza di libertà è un ceto di ragionieri che sanno far di conto solo con la calcolatrice, di burocrati di enti e istituzioni impegnate a complicare la vita dei cittadini per semplificare quella dei potenti, accorgendosi che a dispetto dei filosofi e teorici che avevano profetizzato il coincidere della fine dei totalitarismi con quella del secolo breve, si è configurato un dispotismo che esalta alcuni capisaldi e pilastri del nazifascismo, grazie al dominio incontrastato dell’economia, della finanza e combinato e sorretto dalle possibilità infinite di controllo sociale, offerte dalla tecnologia.

Qualcuno nel corso degli ultimi decenni, ha ristretto in un certo numero di principi fondativi la teoria del neo- dispotismo, consegnata nelle mani di grigi quanto feroci esecutori, che aspirano alla costruzione definitiva e incontrastata di un Impero nel quale si accontentano di ricoprire cariche intermedie e operative, comprensive delle funzioni di boia, killer, kapò in grande stile dei grandi lager virtuali e non: primo tra tutti, la cancellazione della libertà, assicurando una sorveglianza continua, limitando la vita personale e favorendo l’isolamento, ma impedendo spazi reali di solitudine e silenzio ostacolati dal chiacchiericcio globale e dalle ingerenze nella sfera privata.

E poi bisogna avvilire la lingua, costringendola in una specie di gergo globale con stilemi intesi a favorire il regresso culturale dentro a schemi primitivi che aiutino l’infantilizzazione dei cittadini, promuovendo l’oralità e il contingentamento di ogni pensiero in poche battute, meglio ancora in uno slogan, come nel caso della distruzione creativa cara al nostro presidente o del suo capitale umano, più corti di un tweet e più lunghi di un cappio al collo.

È anche indispensabile sopprimere la “natura”, un procedimento che di questi tempi è stato messo in atto con successo, frustrando la pulsione di vita e perfino gli stimoli sessuali incompatibili con i principi di precauzione e che potrebbero esporre a incauti contagi, tanto da raccomandare una procreazione per via medica, tra l’altro più coerente con i tempi della produttività, imponendo regole ferree di profilassi per tutelare quell’igiene del fisico indispensabile a stare nel mercato.

Altrettanto strategica è la soppressione della cultura umanistica, con la cancellazione a tutti i livelli di storia e memoria, che potrebbero suscitare pensieri di emancipazione grazie all’esempio di chi si è riscattato e perfino sollecitare fermenti di ribellione in seguito alla rivelazione di colpe e responsabilità remote e recenti, che è invece opportuno rimuovere ricorrendo al culto del presente, meglio se senza futuro e funzionale alla reiterazione degli stessi misfatti.

Infine, ma il tema è suscettibile di svariati appendici e corollari, il primo comandamento è nutrire e propagandare l’odio, creando un nemico- va bene, abbiamo visto, anche uno immateriale, meglio ancora se invisibile – fomentando il conflitto anche tra uguali anche spezzando antichi vincoli, riducendo il pensiero critico a fenomeno psichiatrico, tacitando l’opposizione con la denigrazione, la derisione e l’anatema, imponendo che la censura diventi una virtù civica che alimenta la conflittualità, la competizione sleale e la sopraffazione anche tra simili e similmente vittime.

E così succede che, anche senza muovere le truppe, senza scomodare generali impegnati a fare i Bava Beccaris con le siringhe, un sindacalista che protesta venga travolto dal camion di un crumiro che vuole forzare il blocco, nel corso della rappresentazione allegorica della vittoria incontrastata dei padroni che non hanno bisogno di indirizzare i loro cannoni made in Usa, basta che riducano alla fame i poveracci in modo che si ammazzino tra loro.

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