L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 21 giugno 2021

Prima ti incentivano a comprare le macchine elettriche e poi ti tassano, ti pelano ogni anno. queste sono contraddizioni, e non di poco conto, dell'Occidente

Tassa sulle auto elettriche? Ecco dove sta diventando già realtà e perchè
-Giugno 20, 2021

Il Fondo monetario internazionale scrive alla Norvegia: una tassa sulle auto elettriche per compensare la politica di agevolazione.

Foto di Marilyn Murphy da Pixabay

E’ vero che la sostenibilità significa risparmio e tutela. Ma, a quanto pare, è vero pure che i dispositivi non inquinanti non sfuggono alla lente fiscale. Il Fondo monetario internazionale (Fmi) ponte l’accento su una questione importante, focalizzandosi per ora su un Paese ma facendo drizzare le antenne a tutti coloro che puntano a intraprendere la sfida della svolta sostenibile. E, nel caso dell’Europa, si tratta di parecchi Paesi. Perlomeno tutti quelli membri dell’Ue. Un dossier di 25 pagine si rivolge questa volta alla Norvegia, per la quale il Fondo monetario paventa la necessità di una tassa sulle auto elettriche di lusso. Un provvedimento che contribuirebbe a ridurre il costo complessivo degli incentivi elargiti per l’acquisto dei veicoli a batteria.

In sostanza, una volta avuto accesso al bonus che permette un aiuto nell’acquisto dell’auto elettrica, il governo potrebbe richiedere in parte quell’aiuto, così da rientrare delle spese e non chiudere la giostra con un Paese all’avanguardia in termini di sostenibilità ma in perdita. Per ora in Norvegia non esiste una tassa di questo tipo, nemmeno per i veicoli di lusso, anche se il piano sostenibile è di quelli strutturati. Oslo ha infatti previsto di mandare in pensione le auto a benzina entro il 2025, obiettivo favorito con una campagna di incentivi decisamente importante.

Auto elettriche, il caso Norvegia: perché si può pagare una tassa

Gli incentivi per l’acquisto di auto elettriche sono stati ragguardevoli. Nel 2020, in Norvegia, il 54% delle auto vendute aveva un motore elettrico. Ovvero, un +42% rispetto al 2019. I costi di sostegno, tuttavia, sono stati ingenti: 19,2 miliardi di corone, ossia quasi 2 miliardi di euro. Mediamente, 250 mila corone per ogni auto venduta. Cifre che hanno fatto balzare dalla sedia gli analisti del Fmi, convinti che una politica di tassazione sia necessaria per rientrare delle spese. Non solo: “La Norvegia potrebbe migliorare la destinazione dei suoi incentivi fiscali per aumentare il loro impatto ambientale”.

Accanto alla tassa sulle auto elettriche, secondo il Fondo Oslo dovrebbe imporre tasse più pesanti per i veicoli a carburante più inquinanti. Un modo per scoraggiarne l’acquisto e incentivarlo sul fronte dei dispositivi sostenibili, sui quali la gravosità fiscale sarebbe di sicuro minore. Una politica fiscale-sostenibile di questo tipo, secondo il Fmi, porterebbe la Norvegia a modello per gli altri Paesi europei. Il tutto, in un momento storico in cui la rivoluzione green è il mantra che accomuna tutti.

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