L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 17 giugno 2021

Sdoganati gli eurobond con tutti i limiti sottoindicati

E’ davvero un affarone per l’Italia il tasso del bond Ue per il Recovery Fund?

16 giugno 2021


La Commissione europea ha emesso titoli a 10 anni per 20 miliardi al tasso del 0,086%. L’analisi di Giuseppe Liturri

Prepariamoci a squilli di trombe e rullo di tamburi. Se il buongiorno si vede dal mattino, sarà questa la colonna sonora che caratterizzerà il tour europeo di Ursula Von der Leyen per presentare la positiva valutazione dei Recovery plan nazionali. Ma la Von der Leyen non arriverà a mani vuote. Porterà in dote – sarà a Roma il 22 giugno – il successo della prima emissione delle obbligazioni che andranno a finanziare le spese previste dai quei piani.

Ieri la Commissione ha emesso titoli a 10 anni per 20 miliardi al tasso del 0,086%, 32 punti base al di sopra del titolo tedesco con pari durata. Si è avvalsa di un consorzio di collocamento – che provvede poi a vendere i titoli agli investitori – composto da BNP Paribas, DZ Bank, HSBC, Intesa Sanpaolo e Morgan Stanley. La domanda è stata pari a circa 7 volte l’offerta.

Come commentato trionfalisticamente dal commissario Johannes Hahn, si tratta del collocamento più consistente nella storia della Ue, che trova un precedente comparabile nella prima emissione per finanziare lo strumento Sure, avvenuta il 20 ottobre 2020 piazzando 17 miliardi (10 a 10 anni e 7 a 20 anni) con tassi rispettivamente pari al -0,24% e 0,13%.

Da segnalare il fatto che, considerate le diverse condizioni di mercato, il tasso sia aumentato da -0,24% a 0,09% di ieri. Ma il differenziale rispetto all’equivalente titolo tedesco è sostanzialmente invariato (37 punti base allora, 32 oggi).

Tutto bene, dunque? Diremmo proprio di no.
Salutare trionfalisticamente, con inni alla ritrovata solidarietà europea, uno strumento che arriva (ma mancano ancora alcuni passaggi non banali) nelle casse degli Stati della Ue ben 14 mesi dopo il verificarsi di una recessione senza precedenti in tempo di pace, appare quantomeno azzardato. I tempi in cui sono arrivati all’economia Usa gli aiuti della Presidenza Trump e Biden si misurano in settimane. Per non parlare dell’entità che, in questo caso, è davvero inapprezzabile dal punto di vista macroeconomico. Insomma, anziché chiedere scusa per aver fatto tardi e poco, siamo all’”Inno alla gioia” di Beethoven.
In men che non si dica, i giornaloni si sono precipitati a fare la differenza e, quindi esaltare la convenienza per l’Italia, di questi finanziamenti rispetto alla normale emissione di Btp a 10 anni. Premesso che anche il decennale italiano ha ricevuto domanda pari a circa 7 volte l’offerta proprio qualche giorno fa, la comparazione tra il tasso 0,76% di quest’ultimo e lo 0,09% del bond Ue, determinerebbe l’immediata cacciata dalla seduta di esame di qualsiasi studente di economia e finanza. Tuttavia oggi molti giornali praticano questo esercizio. Come si fa ad ignorare:
il privilegio di fatto (seniority) di cui godono i prestiti Ue rispetto ai BTP e che è stata chiaramente affermata nell’accordo di prestito che disciplina lo strumento Sure?
Il carico di condizioni annesse ai prestiti Ue, sotto tre aspetti, che non possono non avere un prezzo (infatti il mercato lo assegna):
  • Il rispetto delle raccomandazioni Paese
  • Il rispetto del Patto di Stabilità e Crescita
  • Il rispetto di ben determinate destinazioni di spesa, a favore della transizione ecologica ed ambientale e numerosi altri vincoli.
Il tasso dello 0,09%, ritenuto ingannevolmente conveniente, è solo un regalo agli investitori che si ritrovano a ricevere circa 30/35 punti base in più rispetto al Bund tedesco con un livello di rischio sostanzialmente equivalente. Infatti, il sistema delle garanzie che disciplina queste emissioni è così ampio che, anche se fallissero tutti gli Stati membri, la sola quota a carico del bilancio della Germania sarebbe sufficiente per i rimborsi annuali fino al 2058. Ecco perché gli investitori accorrono ed accoreranno in massa.

Non credevamo che in questo Paese fosse necessario spiegare cose note a studenti del primo anno di economia.

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