L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 20 giugno 2021

Siamo "solo" 2,8 milioni di ultrasessantenni che abbiamo rifiutato il vaccino, ora ci verranno a stanare uno per uno questo è l'ordine del generale Figliuolo

Banditi dai banditi


Anna Lombroso per il Simplicissimus

Da venerdì, da irresponsabile no vax, da ignorante avversatrice del progresso e del sapere al servizio del processo di civilizzazione, da zotica sostenitrice di corporazioni che alternano evasione fiscale e parassitismo a ricasco della collettività, da venerdì sono salita di grado, sono diventata ufficialmente un disertore, un traditore, un fuorilegge, insomma un malvivente.

Adesso aspetto l’imperioso suono del campanello e una voce al citofono e non sarà di Salvini, ma dei rappresentati della salute pubblica sguinzagliati nelle città e nelle campagne dove si annidano i nemici del popolo, quei 2,8 milioni di ultrasessantenni che si sono sottratti al diritto-dovere, al contratto sociale sottoscritto con BigPharma per il tramite di un generale che appunto venerdì, in spettacolare coincidenza con il punto stampa del Presidente ha messo per iscritto in una lettera ai presidenti delle regioni gli intenti della sua campagna di mare e di terra per stanare gli infedeli, farli uscire dalla loro sleale e disonorevole clandestinità, per smascherarli condannandoli alla pubblica gogna e probabilmente a una somministrazione rituale.

Sarà buio a mezzogiorno, immagino verrà richiesta una pubblica abiura di quel comportamento eretico, di quella disobbedienza che puzza lontano un miglio di egoismo e misoneismo, incompatibili con l’appartenenza al consorzio civile che richiede fede nel progresso, nella scienza e nelle autorità che provvedono generosamente a offrirci il meglio della ricerca e della sperimentazione.

Eh si, mica basta il Tso invocato da fior di filosofi e curatori delle menti e delle anime ribelli, per riconciliare i marginali con la bellezza pacificatrice dell’omologazione e del rispetto di regole, apparentemente confuse e irragionevoli ma che aspirano invece a rassicurarci che c’è qualcuno che pensa e agisce per il nostro bene, esemplarmente: il presidente si accinge a prestarsi allegoricamente all’eterologa, magnanimamente, anche se purtroppo esistono ancora frange sparse di scellerati scriteriati che è doveroso e caritatevole convincere con tutti i mezzi, anche la dolce violenza, per condurli alla salvezza.

Per farlo era necessario, ma non c’erano dubbi, mantenere lo stato di emergenza e le conseguenti misure eccezionali, gli inevitabili corpi speciali, l’anatema e la derisione indirizzati verso i dubbiosi e i critici, la censura e l’ostracismo da esercitare anche in rete da parte di sanificatori virtuali impegnati a purificare anche l’ambiente semantico dal contagio delle opinioni eretiche, cui hanno dato una mano gli algoritmi stupidi e inflessibili come certe autorità di polizia nelle barzellette, al fianco degli apparati dello Stato che devono riportare nell’ovile dell’isteria collettiva le pecorelle smarrite, alcune delle quali fuorviate da una certa confusione alla quale con benigna lungimiranza verrà posto riparo. Perché, parola del grande demiurgo, “Vaccinarsi è fondamentale. La confusione non è sul farlo o meno ma su quale vaccino usare. La cosa peggiore che si può fare è non vaccinarsi o farlo con una dose sola”.

Così non basta che entrino nei nostri conti correnti, che ci sorveglino a ogni angolo di strada, che eseguano un costante monitoraggio di abitudini, desideri, consumi, inclinazioni, non basta che ci mostrino come auspicabili nuove forme di controllo finalizzate alla nostra “sicurezza” e all’ordine pubblico, con lo sviluppo del tracciamento virtuale e delle perverse telecamere di sorveglianza a riconoscimento facciale, la vulnerabilità e l’esposizione della salute a rischi perpetui sono un’opportunità da non perdere per fornire la motivazione perenne per l’emergenza, l’eccezionalità, la sospensione di diritti e garanzie, ma pure dei doveri in capo al potere decisionale e esecutivo, dispensato dal rispetto della Costituzione e delle regole democratiche.

Da venerdì non ancora braccati, ma fuori dalle leggi “morali” e dalle regole della civilizzazione pandemica, che hanno dichiarato il deperimento progressivo del senso di responsabilità personale e collettiva, delegati a poteri superiori e sovrani e il cedimento di ogni esercizio di libero arbitrio, quei 2,8 milioni, consapevolmente o no, sono entrati in clandestinità, alla “macchia” per non farsi macchiare dal disonore di chi cede all’ingiusta e irragionevole prepotenza dei soldi che stanno dietro a ogni guerra di religione e a ogni dogma.

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