L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 15 giugno 2021

Tutti sappiamo istintivamente, molti consapevolmente, pochi per incapacità caratteriale, che l'influenza covid è stata gestita per Loro e non per Noi

La felicità del cretino



Quarant’anni fa chi non avesse colto il nesso tra repressione sociale e narrazione pandemica, tra le squadracce di Lodi e i passaporti vaccinali, tra la fine annunciata e voluta dall’Europa del blocco dei licenziamenti e i chioschi di vaccinazione , sarebbe stato considerato un cretino. E la cosa non è cambiata dopo tanto tempo, solo che oggi il cretino ha acquisito un grande valore di mercato, l’invidiabile status sociale e morale di chi obbedisce per il bene di tutti e pensa che non credere all’esperto che oggi dice una cosa e domani un’ altra, rappresenti l’indebita arroganza della ragione, il nucleo delle divisività, il peccato mortale del complottismo e insomma un peccato di superbia. Certo oggi il cretino è sfruttato dal sistema, non gli viene riconosciuto il plus valore della sua confusione e dunque della sua capacità di fede, viene troppo poco ricompensato per la sua opera che è essenzialmente quella di frapporsi con la ripetizione di frasi fatte fra gli eventi e fra le idee come una sorta di fluido isolante che non permette il contatto che farebbe scaturire la comprensione. Anzi di più: egli è portatore di una dimensione umana che giustifica la mistificazione come inganno necessario o a fin di bene e che di fronte all’evidenza della manipolazione trova sempre un buon motivo per tacere.

Così adesso la gran massa delle persone è come se vedesse singoli eventi spiacevoli di ogni tipo, ma non riesca più a vederne l’intimo nesso, a ravvisare la logica che riconduce fatti apparentemente distanti alla logica del neoliberismo feudale: il problema è che ancora quarant’anni fa il cretino era uno che semplicemente non ci arrivava, oggi dopo decenni di diseducazione al pensiero critico è piuttosto chi coglie la realtà, ma non riesce ad afferrarla saldamente, a conservarla per un tempo sufficiente per fare effetto travolto dal battage continuo, dal terribile rumore di fondo lo respinge continuamente e inesorabilmente verso il conformismo del coro. Potremmo dire che si tratta di idiozia morale o di una malattia dell’anima che appare tanto più chiara e tanto più letale nel tempo della peste. Come si fa a non accorgersi che in stiamo precipitando dentro un progetto infame sulla cui traiettoria si trova un variegato paesaggio di abomini: il cretino oggi è anche capace di indignarsi per ogni singolo evento, ma non per l’insieme, visto che è stata abituato a vedere il ondo attraverso i pezzi di uno specchio rotto, senza riuscire a ricondurre tutto a unità. Anzi l’esistenza stessa di una unità di disegni, di intenti e di logiche appare come complottismo paranoico… e più cretini si è, più si crede che tutto sia senza un senso. L’idiozia contemporanea è sostanzialmente un’assenza.

Nessun commento:

Posta un commento