L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 26 giugno 2021

Vaccini sperimentali e le vaccinazioni-cavie di massa

Quando si concluderà la prima campagna vaccinale anti Covid-19?

La risposta breve è settembre, se tutto dovesse continuare secondo il trend attuale e secondo le previsioni. Il completamento del round di vaccinazioni non metterà la parola fine al Covid-19, ma è un traguardo importante per l'uscita dall'emergenza sanitaria


(foto: Eugene Chystiakov/Unsplash)

La campagna vaccinale, come ormai evidente dal progredire dei dati ufficiali registrati quotidianamente, ha preso slancio con la primavera e sta continuando a velocità sostenuta pure in questi primi giorni d’estate. Anche se alcuni media ed esponenti politici hanno manifestato preoccupazione per una possibile flessione del ritmo dei mesi più tipicamente vacanzieri – luglio e agosto – al momento le informazioni ufficiali riferiscono di un possibile calo molto contenuto, nell’ordine di qualche percento appena.

Ciò permette, confidando che le prossime settimane non ci riservino altre sorprese e imprevisti, di iniziare a ragionare su quando potrà terminare la prima campagna vaccinale italiana.

La doverosa premessa è che il termine del primo round di somministrazioni non sancirà la fine della pandemia né della circolazione del coronavirus Sars-Cov-2. Da un lato, infatti, è già più che ventilata la necessità di sottoporre le persone a ulteriori somministrazioni vaccinali di richiamo (a una distanza temporale ancora da stabilire, ma che potrebbe far sì che i primi vaccinati ricevano la terza dose già entro il 2021), e dall’altro la circolazione di diverse varianti virali rende quantomeno plausibile che occorrerà proteggere le persone con formulazioni riadattate e aggiornate ad hoc. Tuttavia, il completamento della campagna non è affatto un obiettivo secondario, sia dal punto di vista simbolico sia sostanziale, poiché avere una larghissima maggioranza di vaccinati aiuterà sperabilmente a ridurre di molto il numero di casi sintomatici e di casi gravi della malattia.

Cosa vuol dire fine della campagna vaccinale

Naturalmente la campagna vaccinale non terminerà con il raggiungimento del 100% della popolazione italiana coperta. Anzitutto, a oggi sono vaccinabili solo le persone dai 12 anni in su, il che vuol dire togliere dai 60 milioni di italiani circa 6 milioni di persone, portando il totale da raggiungere a 54 milioni. Inoltre, dato che è inverosimile che tutte le persone aventi diritto siano effettivamente vaccinate (abbiamo persone che non possono ricevere il vaccino, persone che non vogliono vaccinarsi, eccetera), viene solitamente fissata una soglia convenzionale che determina l’obiettivo di diffusione della campagna. Questa soglia potrebbe in linea teorica coincidere con quella dell’immunità di gregge – che a sua volta dipende dallo specifico patogeno – ma nel caso del Covid-19 per l’Italia si è stabilito arbitrariamente di fissare questa percentuale all’80%.

Si è assunto quindi, per ipotesi, che difficilmente si riusciranno a intercettare con la vaccinazione più di 4 aventi diritto su 5. E, in termini quantitativi, l’obiettivo della campagna è arrivare appena oltre i 43 milioni di persone coperte. Va da sé che se fossero raggiunte percentuali più alte sarebbe un risultato ancora più incoraggiante, ma comunque i 43 milioni sono ciò a cui – sui media e nelle istituzioni – ci si riferisce quando si parla di fine della campagna.

Quando finiremo, guardando alle dosi

A fare da collo di bottiglia per la conclusione della campagna vaccinale possono essere due possibili fattori: la disponibilità di dosi da somministrare, e la velocità di somministrazione. Andiamo per ordine.

A oggi l’Italia ha ricevuto un totale appena sopra i 50 milioni di dosi, di cui ne ha somministrate poco più di 47. Se tutte le persone fossero vaccinate con una doppia dose, avremmo necessità di 86 milioni di dosi complessive, anche se i quasi 2 milioni di monodose Janssen somministrati fanno scendere il computo a 84 milioni: 41 milioni con doppia dose e 2 con dose singola. All’appello per terminare la campagna, dunque, mancano ancora 34 milioni di dosi.

Di questi, secondo quanto comunicato ieri dalla struttura commissariale guidata dal generale Francesco Figliuolo, 14,5 milioni di dosi arriveranno nel corso del mese di luglio, di cui 12,1 targate Pfizer e 2,4 Moderna. Questi dati, che corrispondono a una flessione di 0,8 milioni di dosi (il 5%) rispetto ai 15,3 milioni consegnati a giugno, indicato che a inizio agosto ci aspettiamo mancheranno circa 20 milioni di dosi al completamento della campagna. E questo in un’ipotesi leggermente pessimista, perché non tiene conto delle somministrazioni Janssen né include chi, dopo aver ricevuto una prima dose AstraZeneca, opterà per proseguire con la vaccinazione omologa senza passare alle formulazioni a rna messaggero.

Anche se al momento mancano dati certi per i mesi da agosto in poi, il trend generale lascia intendere che l’obiettivo in termini di dosi consegnate possa essere raggiunto in qualche momento nel corso di settembre, forse anche già nella prima parte del mese. A questo poi andrebbe aggiunto lo scarto temporale che c’è stato fin dall’inizio della campagna tra consegna delle dosi ed effettiva somministrazione: uno scarto che oggi è dell’ordine di 3 milioni di dosi, ossia grossomodo di una settimana.

Quando finiremo, guardando alle somministrazioni

Una valutazione con un approccio totalmente differente può essere invece fatta sulla base del tasso di somministrazioni, ipotizzando che la disponibilità di dosi non sia un problema. Una prima stima grossolana, sulla base dei dati medi dell’ultimo mese, è che si possono iniettare poco più di 500mila dosi di vaccino al giorno. Ancora da somministrare sono circa 37 milioni di dosi (84 milioni di obiettivo meno 47 già iniettate), che corrisponderebbero a 74 giornate di somministrazione. Facendo il conto a partire da oggi, 24 giugno, si arriverebbe ai primi giorni di settembre, il 6 per la precisione.

Questa stima ha un elemento di ottimismo e uno di pessimismo. Il primo è che non ci sia una flessione per effetto delle ferie estive, e che quindi il ritmo non risenta di un rallentamento nemmeno nelle settimane centrali di agosto quando la gran parte del nostro paese sarà in vacanza. Quello di pessimismo, invece, è che quel trend generale di accelerazione che sta proseguendo quasi senza eccezioni da febbraio a oggi in interrompa. A metà marzo le somministrazioni giornaliere erano quasi 200mila, a metà aprile quasi 300mila, a metà maggio 480mila e a metà giugno 550mila: se il trend dovesse proseguire, a metà luglio potremmo essere sopra quota 600mila anticipando il traguardo a cavallo tra fine agosto e inizio settembre.

Oltre la fine della campagna

Tutte le valutazioni proposte fin qui partono dall’ipotesi che il 20% della platea vaccinabile che non rientra nell’obiettivo non partecipi affatto alla campagna vaccinale. Se invece ci fosse – come sperabile – un’adesione più alta, allora l’obiettivo verrebbe raggiunto con un po’ di ritardo, perché avremmo una percentuale più alta dell’80% di prime dosi prima di raggiungere l’80% di seconde dosi.

Guardando un po’ più in là nel tempo, gli scenari possibili si fanno più incerti. Se anziché arrivare all’80% si puntasse al 90%, dovremmo aggiungere una decina di milioni di somministrazioni e quindi ulteriori 3 settimane circa. E se poi si decidesse di procedere senza soluzione di continuità con le terze dosi, a quel punto a fare da collo di bottiglia non sarebbe né il numero di dosi né la velocità di somministrazioni, ma il dover attendere che per gli ultimi vaccinati trascorra il lasso di tempo adeguato tra seconda e terza dose.

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