L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 29 luglio 2021

Avete ucciso del De Donno consapevolmente coscientemente. Le cure non si devono fare deve vigere solo la VIGILE ATTESA, in maniera che il vaccino sperimentale sia l'unico strumento che si erge come totem per infondere paura e terrore metodo gradito per governare che annulla e annichilisce qualsiasi opposizione, la formazione di pensieri critici

Cosa è successo davvero al dottor De Donno? Alcune domande sono lecite

-28 Luglio 2021


È con estrema mestizia che diamo notizia della morte avvenuta ieri del dottor Giuseppe De Donno. Fu primario di pneumologia dell’ospedale Carlo Poma di Mantova e fu il primo, nel 2020, a iniziare le cure del Covid attraverso le trasfusioni di plasma iper-immune. Su molte testate si parla di un suicidio. La cura del Covid mediante le trasfusioni di plasma che aveva per primo lanciato nel 2020 era stata una terapia piuttosto controversa. La terapia prevedeva l’infusione di sangue di contagiati da Coronavirus, opportunamente trattato in altri pazienti infetti.
Il dottor De Donno aveva appena 54 anni e si era recentemente dimesso dall’ospedale di Mantova i primi giorni del 2021 per principiare, in data 5 luglio 2021, la nuova professione di medico di base a Porto Mantovano.
Secondo quanto apprendiamo da più giornali, non sono ad oggi chiare le circostante del suicidio e del ritrovamento del corpo, che sarebbe avvenuto ad opera di alcuni parenti dell’ex primario di Mantova.
Lascia una figlia e una moglie e ha ricevuto già molti attestati di cordoglio. Come spesso accade in questi casi credo sia del tutto lecito porre alcune domande e sollevare alcuni dubbi.
Che cosa è realmente accaduto al dottor De Donno, se si considera il fatto che egli era una persona benvista dall’ordine dominante, se si considera il fatto che lo stesso De Donno, in diverse occasioni, aveva parlato di intimidazioni e della volontà di zittirlo. Così leggiamo ad esempio su Ansa.it in data 5 giugno 2020: “Covid De Donno, vogliono zittirmi. Vogliono nascondere il trattamento al plasma, potevamo salvare vite”.

La domanda va posta seriamente in specie se si considera la niente affatto lineare storia del nostro Paese, dove in molti casi abbiamo registrato morti non propriamente chiarissime e suicidi che in realtà hanno lasciato aperte molte domande.
Ricordiamo tra l’altro le parole del dottor De Donno apparse sul quotidiano La Verità in data 15 giugno 2020: “La terapia con il plasma costa poco, funziona benissimo, non fa miliardari e io sono un medico di campagna, non un azionista di big pharma“.
Proprio su Radio Radio, in data 28 aprile 2020, così aveva detto testualmente il dottor De Donno e credo che queste parole meritino realmente di essere riproposte: “Il plasma è democratico perché è il popolo che lo dona per salvare il popolo. Probabilmente a qualcuno non piacerà”. Così aveva detto.
Queste siano le nostre parole di cordoglio: addio eroe, hai nobilitato la medicina nel tempo del suo più buio degrado ideologico, ti sei opposto alla medicina asservita al potere dei giganti del capitale, hai difeso la medicina democratica, quella del popolo e per il popolo e sapevi bene che ai poteri non sarebbe piaciuto affatto. Riposa in pace, continueremo a lottare anche per te in difesa della democrazia e della libertà, contro l’interesse dei pochi che comandano a nocumento dei più.
La tua è stata una battaglia nobile e noi continueremo a portarla avanti.

RadioAttività, lampi del pensiero quotidiano – Con Diego Fusaro

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