L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 22 luglio 2021

Cartabia mente sapendo di mentire. Strada spianata alla 'ndrangheta

Cartabia tira dritto: “Mafia? Nessun rischio, la riforma non vale per i reati puniti con l’ergastolo”. Ma in gran parte dei processi non ci sono omicidi

Riforma della Giustizia, Cartabia: "Non è vero che processi per mafia andranno in fumo"

di F. Q. | 21 LUGLIO 2021

“Spesso si è detto in questi giorni che i processi per mafia e terrorismo andranno in fumo. Non è cosi: i procedimenti puniti con l’ergastolo non sono soggetti ai termini dell’improcedibilità”. Lo ha detto nel corso del question time alla Camera la ministra della Giustizia, Marta Cartabia, a proposito del meccanismo dell’improcedibilità introdotto dalla sua riforma della prescrizione. La ministra ha così replicato alle critiche arrivate ieri sia dal procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri , sia dal procuratore nazionale antimafia Cafiero De Raho, entrambi ascoltati in commissione Giustizia. In particolare Gratteri aveva sottolineato come, con le nuove norme, “il 50% dei processi rischia di finire sotto la scure della improcedibilità“. Tra questi anche “i 7 maxi processi” contro la ‘ndrangheta in corso a Catanzaro. Secondo la ministra i timori dei pm antimafia sono infondati, poiché, ha spiegato, “i procedimenti puniti con l’ergastolo non sono soggetti ai termini dell’improcedibilità”. Cartabia però sembra dimenticare che né l’associazione mafiosa né quella terroristica prevedono l’ergastolo. E con la riforma l’appello della gran parte dei processi alla criminalità organizzata si estinguerebbe in tre anni. Basti pensare anche a due casi recentissimi, quelli dell’ex senatore Antonio D’Alì e dell’ex sottosegretario Nicola Cosentino, condannati rispettivamente a 6 e 10 anni per concorso esterno in associazione mafiosa. In nessuno dei due procedimenti erano contestati reati puniti con l’ergastolo (ad esempio omicidio o strage). Nel primo caso, il processo d’Appello (bis) ha occupato 3 anni e 7 mesi, nel secondo ben 5 anni e con le nuove regole quindi le condanne non sarebbero mai diventate realtà.

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