L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 4 luglio 2021

Chi non ricorda le accuse perlopiù false di possesso di “armi di distruzione di massa” rivolte all’Irak o alla Siria, o alla Corea del nord, proprio da parte dell’unico paese che le ha sfacciatamente impiegate in ogni conflitto?

Fabbricanti di virus: non solo Covid (II parte)


Anna Pulizzi per il Simplicissimus

Abbiamo notato nella prima parte come gli Usa operino l’accerchiamento continentale della Russia (e laddove lo consente la geografia, della Cina) non solo mediante una miriade di basi militari e installazioni missilistiche ma anche ricorrendo alla minaccia dell’attacco biologico, che si evidenzia attraverso una rete di laboratori collocati in modo da formare una cintura che corre praticamente dalla Polonia fino al Vietnam. Tali affermazioni potrebbero sembrare eccessive solo se si chiarissero in modo convincente le ragioni che giustificano tale dislocazione, cosa che evidentemente non rientra nelle intenzioni di Washington nonostante le ripetute richieste in tal senso. E nemmeno si conosce il numero esatto dei bio-laboratori, che sono comunque svariate centinaia. Quando Fauci, capo consigliere medico di Biden, chiede le cartelle cliniche dei ricercatori di Wuhan nonché indagini approfondite su ciò che vi si studia, dopo aver sostenuto l’origine naturale del covid-19 e poi l’esatto contrario, pretende dagli altri ciò che il suo paese non è mai stato disposto a concedere.

Cosa non nuova d’altra parte e non solo nell’ambito della ricerca. Chi non ricorda le accuse perlopiù false di possesso di “armi di distruzione di massa” rivolte all’Irak o alla Siria, o alla Corea del nord, proprio da parte dell’unico paese che le ha sfacciatamente impiegate in ogni conflitto? Vi è l’evidente presunzione da parte delle autorità politiche americane di poter commettere qualsiasi porcheria sfuggendo al rischio di subirne un danno non solo d’immagine. Ma anche quando il misfatto non può essere nascosto, sopravvive in quegli ambienti una certezza di impunità che prescinde dal controllo che essi esercitano sugli apparati d’informazione.

Tutti oggi sappiamo, o per meglio dire nulla ci impedisce di venirne a conoscenza, che in Indocina si riversarono tanti di quegli agenti tossici da condannare ai loro effetti intere generazioni, benché l’utilizzo di certe armi fosse da decenni vietato dalle convenzioni internazionali. La stessa cosa si può dire per l’Irak, divenuto un luogo di esperimenti mortali a cielo aperto in cui gli invasori disseminarono un po’ di tutto, come dimostrano ancora oggi le malformazioni ai neonati nei territori interessati dai bombardamenti. L’impiego di materiale radioattivo sull’ex-Jugoslavia, il cui movente riguarda più lo smaltimento delle scorie delle centrali nucleari americane che la distruzione obiettivi nemici, ci ha gettati in una realtà agghiacciante in cui la guerra nucleare diventa realizzabile anche senza l’effetto scenografico del fungo atomico.

Non essendo in Italia solo spettatori ma anche vittime di un impero che non ha amici ma solo servi, sappiamo bene che 369 militari italiani già sono morti per aver raccolto senza adeguata protezione la spazzatura radioattiva americana nelle campagne jugoslave e anche in Afghanistan. E che il numero è destinato a salire dato che altri 7500 sono malati di leucemia ed altre patologie connesse alla contaminazione nucleare. Nessuno è colpevole e figuriamoci se lo è il ministro della difesa dell’epoca, un certo Sergio Mattarella, o se la voce della vergogna può essere udita al di sopra del connivente gracidio nella palude parlamentare. Conosciamo ad esempio nei dettagli i pervicaci tentativi americani di sabotare l’economia ed il tessuto sociale di Cuba, dalla contaminazione dello zucchero al contagio con patogeni degli allevamenti, dalle bombe sugli aerei civili all’affondamento di pescherecci, dalla diffusione di zanzare portatrici di febbre gialla al sabotaggio di infrastrutture, oltre naturalmente all’embargo permanente e alle ritorsioni contro chiunque osi commerciare con l’isola. Non si trovano nella storia simili tentativi di strangolamento di un paese verso cui non vi sono rivendicazioni territoriali e la cui unica colpa è quella di essere sfuggita con le proprie forze all’assoggettamento.

Qualsiasi regime, anche con un curriculum meno terrificante di questo, distribuisse laboratori segreti di bio-medicina nei pressi dei paesi rivali, non sfuggirebbe al sospetto di architettare qualcosa di atroce. Con un salto in panorami solo apparentemente distopici è stato anche ipotizzato che la segretezza che circonda i biolaboratori dello zio Sam sia dovuta alla realizzazione delle cosiddette ‘armi etniche’, o se si preferisce genetiche, il che costituirebbe il punto d’arrivo di studi iniziati diversi decenni addietro. Si tratterebbe in sostanza di patologie che colpiscono selettivamente dei popoli lasciandone immuni gli altri, basandosi anche sul sequenziamento del genoma umano, completato di recente.

Non è ancora del tutto chiaro se strumenti del genere resteranno o meno relegati ai racconti di fantascienza, ma in ogni caso abbiamo a che fare con volontà brutali che si manifestano in assenza di qualsiasi vincolo etico e di cui noi in questa parte di mondo siamo ottusi e diligenti vassalli. Una condizione questa che tra non molto andrà a festeggiare il suo ottantesimo compleanno. Sarebbe ora che si spegnesse insieme alle ombre che proietta e ai disastri che ha provocato.

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