L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 27 luglio 2021

"Con la riforma Cartabia delinquere conviene di più” e non dite che gli euroimbecilli al governo non lo sanno, Il messaggio è chiaro e forte

LA POLEMICA
Riforma giustizia, Caiazza: «Mai visto processo di mafia in appello durare più di 2 anni»

Il presidente dell’Unione delle camere penali: «Si sta facendo il gioco delle tre carte. Gli imputati di mafia sono sempre detenuti, ci sono già le norme che prevedono una corsia preferenziale»

di Redazione
26 luglio 2021 10:45

Caiazza e Gratteri

«Sui processi di mafia si fa il gioco delle tre carte, dato che gli imputati di mafia sono sempre detenuti, ci sono già le norme che prevedono una corsia preferenziale. In tanti anni, non ho mai visto un processo per mafia che sia durato in appello oltre due anni, cioè il tempo della custodia cautelare».

A sottolinearlo, in un'intervista a “La Stampa”, è il presidente dell'Unione camere penali, Giandomenico Caiazza. L'avvocato considera il meccanismo della nuova prescrizione processuale «un'innovazione giuridica di cui non si sentiva la necessità. Peraltro nemmeno era tra le bozze della commissione dei saggi. Di sicuro non è una nostra proposta; noi avremmo preferito il meccanismo della legge Orlando, con le sospensioni da riconteggiare in caso di sforamento dei tempi, che faceva da pungolo per il giudice, e non rappresentava una morte del procedimento».

Il presidente puntualizza il bisogno di investimenti per velocizzare i processi: «Se davvero arriveranno i rinforzi promessi, il nuovo personale di cancelleria, gli investimenti sugli edifici e sull'infrastruttura digitale, allora certi tempi morti potranno essere superati». La riforma della giustizia proposta del Governo, e soprattutto il nuovo meccanismo della prescrizione, è osteggiata con forza dall’Anm e dai magistrati più in vista in Italia, tra i quali il procuratore capo di Catanzaro Nicola Gratteri e quello della Direzione nazionale antimafia Federico Cafiero de Raho.


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