L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 30 luglio 2021

Con Monti abbiamo ucciso la DOMANDA interna ora ci dicono che non c'è crescita senza di questa. Gli euroimbecilli ci prendono per imbecilli. Prima durante e dopo portiamo solo soldi alla Germania e ci dicono che cresceremo. Bugiardi.

Vi racconto piroette e sorpresone di Fabio Panetta (Bce)


29 luglio 2021

L’intervista rilasciata da Fabio Panetta, membro del comitato esecutivo della Bce, al Corriere della Sera letta e commentata da Giuseppe Liturri

Desta impressione l’intervista rilasciata oggi sul Corriere della Sera a Federico Fubini da Fabio Panetta. membro del comitato esecutivo della Bce.

Francamente non credevamo fosse possibile ammettere con tale leggerezza, come se si trattasse di eventi irrilevanti, alcuni clamorosi errori del recente passato. Come se tali errori non avessero provocato qualche milione di disoccupati e la fine di migliaia di imprese. Dopo anni di “facciamo come la Germania” – intendendosi il modello di politica economica tutto basato sull’export e sulla compressione della domanda interna ora è tutto un inno alle virtù della domanda interna. Se non fosse che il Nostro è stato dal 2012 vice direttore generale della Banca d’Italia, ci sarebbe da accogliere le sue parole con interminabili minuti di applausi.

Purtroppo abbiamo dovuto aspettare una afosa giornata di fine luglio del 2021 per apprendere che “l’Europa è tra le maggiori economie, non può far conto solo sulla domanda estera. Ci abbiamo provato durante la crisi finanziaria, con l’austerità, a comprimere i consumi interni e a crescere al traino della domanda estera. Non ha funzionato: ottenemmo una domanda stagnante, una ripresa fiacca e una lunga fase di inflazione pericolosamente bassa. Va stimolata la domanda interna”. Va obiettato al dottor Panetta che non c’era nulla da provare. Applicare quelle prescrizioni di politica economica, in quegli anni, non avrebbe potuto fornire che l’esito che si legge sui libri del primo anno di economia: una lunga recessione. Non poteva funzionare e pochi coraggiosi economisti lo ripetevano già all’epoca. Il fatto che oggi tale disastro venga presentato come uno spiacevole incidente di percorso, suona davvero come una beffa, oltre al danno di quasi due anni di recessione tra il 2012 ed il 2014.

Ma Panetta è prodigo di altre perle di saggezza: ammette che la spesa per il Next Generation Eu, rivolta a beni di cui la Germania è grande esportatrice, determinerà uno “stimolo pari a mezzo punto di PIL grazie alla crescita che il NGEU determinerà in altri Paesi”. Avevamo pochi dubbi sul fatto che la Germania si era fatta bene i conti, prima di dare il via libera al NGeu, ora non ne abbiamo più. In questo modo si spiega anche l’impatto relativamente modesto (poco più di un punto di PIL) del Ngeu per l’Italia: se la spesa finisce in importazioni di beni tedeschi o esteri, il PIL non cresce.

Anche sul fronte della politica monetaria, dopo i disastrosi aumenti di tassi con recessioni incombenti o in corso (luglio 2008 e luglio 2011 sono ricordati come momenti tragici della storia della BCE), apprendiamo che “d’ora in poi quando l’inflazione scenderà sotto al 2% la politica monetaria dovrà ispirarsi ai “Pirati dei Caraibi”, anche se qualcuno preferirebbe la “Bella Addormentata”. Quando la dinamica dei prezzi salirà verso il 2% saremo pazienti: aumenteremo i tassi solo se saremo convinti che l’inflazione possa collocarsi stabilmente al 2% nel medio termine”. Di fronte al rischio di mandare l’economia su di giri, Panetta ammette candidamente che “in passato l’impazienza ha indotto la BCE ad aumentare i tassi in modo prematuro, comprimendo eccessivamente l’inflazione e frenando la crescita”. Insomma, a Francoforte erano semplicemente “impazienti”. Sarebbe bastato un calmante ed avremmo evitato il disastro dell’ultimo decennio, con l’eurozona regolarmente in coda a tutte le classifiche di crescita delle economie avanzate e la BCE sempre in ritardo rispetto alla Banca centrale USA nella comprensione delle dinamiche dell’economia e nel conseguente varo degli interventi appropriati.

Conclude in bellezza, parlando degli acquisti della BCE dei titoli pubblici col programma PEPP. Non nasconde la presenza di posizioni molto diverse nel consiglio, ma Panetta pensa che non avrebbe senso attuare una politica restrittiva, diminuendo o cessando gli acquisti, mentre l’orientamento prevalente è quello espansivo.

È tutto bellissimo, se non fosse che Panetta non è un passante e nelle stanze in cui si sono prese certe decisioni lui era presente. Dovremmo dedurre, citando “Amici miei”, che lui sparecchiava… Ed ora si candida a non ripetere quegli errori, mentre nella cancelleria a Berlino sorridono. Auguri!

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