L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 9 luglio 2021

Continua la rapina al sud con l'avallo dei politici eletti dal sud

Recovery-beffa, il ministro Carfagna ammette: «Cifra per il Sud comprende fondi Ue già programmati»

La responsabile del dicastero per il Mezzogiorno definisce «ideologiche e ragionieristiche» le critiche alla ripartizione delle risorse a vantaggio del Nord ma poi conferma che il computo è frutto della somma con i “vecchi” soldi già stanziati 

di Redazione
8 luglio 2021 13:52

Il ministro Mara Carfagna

Ai numeri, il ministro per il Sud e la Coesione Territoriale Mara Carfagna risponde con le parole. Ma di quelle ce n'erano già tante. Non perde tempo a ribadire la portata degli investimenti destinati al Mezzogiorno dal Piano di Ripresa italiano, dopo che in realtà i calcoli fatti dal docente di Economia applicata dell’Università di Bari, Gianfranco Viesti, hanno fatto emergere che alle regioni meridionali arriverà solo il 10% delle risorse targate Ue. Ma, allo stesso tempo, ammette che nel computo delle risorse che arriveranno al Sud vi sono anche soldi già stanziati.

«Basta - spiega - leggere il testo del nostro Pnrr depositato a Bruxelles per comprendere la solidità del Capitolo Sud. Gli 82 miliardi - cioè il 40% delle risorse territorializzabili del Pnrr e del Fondo complementare - non sono un'astrazione ma il frutto di un calcolo specifico, effettuato dal Governo sulla base dell'esplicitazione della "quota Sud" di tutte le linee di intervento delle 6 missioni del Piano». Un calcolo, quello del Governo - aggiunge Carfagna -, che «ha consentito di stimare anche l'impatto sul Pil e sull'occupazione del Mezzogiorno. Il risultato è stato valutato solido e credibile dalla Commissione Europea, che non solo lo ha approvato ma lo ha espressamente citato nella sua relazione di approvazione del Piano italiano».

«Spiace e preoccupa - continua il ministro in una nota - l'approccio tra l'ideologico e il ragioneristico che alcune voci continuano a utilizzare per valutare il Capitolo Sud del Pnrr, strumentalizzando diseguaglianze e sofferenze dei meridionali per veicolare la tesi che il governo stia mentendo sulla reale consistenza dei fondi. Il calcolo sulla Quota Sud ha attraversato tutte e tre le grandi tipologie di intervento previste dal Pnrr. Per le linee di intervento di natura infrastrutturale come gli investimenti in ferrovie, porti, Zes o gli interventi nelle reti, la quota Sud è data ovviamente dall'addizione dei progetti programmati nel Mezzogiorno. Per le linee di intervento riguardanti incentivi nazionali i calcoli sono stati fondati sulla capacità "storica" di assorbimento al Sud. Ad esempio, è stato "ascritto" al Mezzogiorno solo il 9% dei fondi del superbonus. È evidente che qui, grazie alle riforme in atto la quota Sud potrebbe addirittura crescere, anzi crescerà certamente. Nella terza grande tipologia di interventi, le risorse assegnate attraverso bandi di gara, il calcolo è stato fatto in collaborazione con le diverse amministrazioni competenti e le autorità europee, tenendo conto della popolazione, degli obiettivi di riduzione del divario, delle caratteristiche territoriali. La somma finale è indiscutibilmente solida e fondata».

«Per garantire che i bandi effettivamente riservino al Sud una quota non inferiore al 40% - prosegue Mara Carfagna - stiamo lavorando a un sistema di monitoraggio per il rispetto della destinazione territoriale, incardinato presso la segreteria tecnica del Pnrr della presidenza del Consiglio e presso la struttura del Mef, nonché a una norma che "fissi" questo obiettivo. Come chiunque può capire, si tratta di conciliare la reale ed equa distribuzione delle risorse con il rispetto dei tempi e la riduzione del rischio di mancato utilizzo delle risorse da parte delle amministrazioni territoriali».

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