L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 27 luglio 2021

Cuba da sempre una spina nel fianco degli Stati Uniti e Cina e Russia non hanno nessuna intenzione di staccarla. 60 anni che vogliono strangolare questo paese che è veramente eroico si diano da fare di più Cina e Russia

Svelata la grande truffa su Cuba

Ecco la foto della manifestazione in appoggio al governo cubano che sulla stampa occidentale è stata spacciata come un'immagine della protesta.


Quasi niente ormai nel mondo occidentale è spontaneo , non è dunque innescato da un potere ormai privo di un volto definito e che agisce sottopelle, a tradimento come una sorta di despota nascosto. Anche la vicenda di Cuba comincia a mostrare i fili dei burattinai che hanno approfittato del covid e del durissimo colpo che la info pandemia ha inferto all’economia di Cuba, ampiamente basata sul turismo, per tentare di sovvertire le cose e lasciare mano libera alle grinfie delle multinazionali. Ma un analista It spagnolo, Julián Macías Tovar ha meticolosamente ricercato e mappato tutti fili della rete per arrivare alla “geografia” delle proteste e le sue scoperte lasciano davvero senza fiato. Nei giorni precedenti le proteste dell’11 luglio l’hashtag #SOSCuba ha iniziato a circolare in Florida. La campagna SOS Cuba era già stata lanciata il 15 giugno a New York, con l’obiettivo di influenzare il voto dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite contro il blocco statunitense contro Cuba. Senza successo. 184 paesi hanno condannato il blocco, che strangola Cuba da oltre 6 decenni. Solo Israele e gli Stati Uniti hanno votato contro.

Però le condizioni del tutto particolari in cui si trova l’isola ha autorizzato a non cessare lo sforzo per portare le cose a un punto di rottura Il 5 luglio , la piattaforma multimediale SOS Cuba con sede in Florida ha lanciato una tempesta di twitter per l’intervento umanitario a Cuba. Ciò è accaduto sotto la guida di Agustín Antonelli un argentino membro della fondazione di destra Fundación Libertad. Questa non era la sua prima campagna: in precedenza aveva lanciato operazioni sui social media contro Evo Morales in Bolivia e Andrés Manuel López Obrador in Messico. Il primo account che ha utilizzato #SOSCuba in relazione alla presunta situazione Covid a Cuba aveva sede in Spagna. Sia il 10 che l’11 luglio ha inviato più di mille tweet, con una frequenza automatica di 5 retweet al secondo. Questo viene fatto comunemente da programmi chiamati bot, ma quelli utilizzati in questa campagna sono all’avanguardia, costosi e molto difficili da rilevare inequivocabilmente prodotti dal soffocante vicino che di recente inaugurato uno speciale comando per la guerra nel cyberspazio.

Nella sua ricerca Tovar sottolinea che sono stati inviati tweet ad artisti a Cuba e a Miami per partecipare con #SOSCuba: protesta per le presunte morti da Covid e l’altrettanto presunta mancanza di risorse mediche. A questi tweet sono pervenute più di 1100 risposte e quasi tutte provenivano da account creati di recente o non più di un anno fa, ma in massima parte creati tra il 10 e l’11 luglio. L’operazione ha fatto un uso intensivo di robot, algoritmi e account creati per l’occasione. Con centinaia di migliaia di tweet e la partecipazione di molti account di artisti che come abbiamo imèparato dipendono totalmente dal potere per la loro immagine, domenica 11 luglio l’hashtag è diventato di tendenza in diversi paesi. A questo punto tutto ciò che serviva erano poche centinaia di cubani da far scendere in piazza e la prima manifestazione nella cittadina di San Antonio de Los Baños, a 26 km dall’Avana, è stata subito pubblicizzata negli Usa dal racconto di Yusnaby con migliaia di retweet. Yusnaby (US Navy) è un tipico esempio di account falso automatizzato. E dietro queste trame si affollano e si addensano le bugie del sistema:

Un post, ritwittato centinaia di volte, mostra una folla di diecimila persone che presumibilmente marciano lungo il Malecón, il grande viale sul mare dell’Avana. I fotoreporter di Reuters hanno scoperto che si tratta in realtà di una foto – con una risoluzione debole – di una manifestazione di massa ad Alessandria d’Egitto, febbraio 2011. I frammenti ingranditi mostrano le bandiere egiziane. Un’altra falsa informazione è la foto dei manifestanti presso la statua di Máximo Gómez all’Avana. Questi non erano contro-manifestanti ma sostenitori della rivoluzione cubana. Decine di media e importanti giornali come New York Times e The Guardian hanno diffuso questa notizia falsa. Un’altra invenzione era che Raúl Castro fosse fuggito in Venezuela su un aereo privato segreto. Questo falso messaggio è stato ritwittato quasi duemila volte. La foto che dovrebbe dimostrare la fuga di Raúl Castro ha quattro anni, precisamente quando è andato a un vertice all’estero.

Un giornalista peruviano di Prensa Alternativa – El Jota ha studiato a fondo le immagini delle manifestazioni che si sono svolte in dodici città con una partecipazione che va dalle 100 alle 500 persone e ha trovato che ovunque gli slogan erano assolutamente identici e privi di qualsiasi lamentela rispetto a ciò che avrebbe dovuto innescare la protesta come ad esempio carenza di medicinali o di generi alimentari. Inoltre il più gettonato di tali slogan – “Cuba Decide” appartiene a una campagna della Fundación para la Democracia Panamericana , una ONG ricca di risorse con sede a Miami che mira al cambio di regime a Cuba in alleanza col famigerato National Endowment for Democracy . Ora non c’è dubbio che alcuni, abbiano partecipato spontaneamente alle manifestazioni, – si tratta però di 5000 persone in tutta l’isola, ma i fatti di cui sopra indicano che le manifestazioni stesse erano pianificate, organizzate e preparate. Ora è mai possibile che qualche migliaio di dimostranti a Cuba diventi una notizia planetaria, mentre rimangano notizie assolutamente marginali i disordini degli ultimi giorni in Sudafrica che hanno provocato la morte di oltre 70 persone o le centinaia di milioni di contadini che hanno protestato in India per mesi o l 44 morti e i 500 scomparsi in Colombia vittime degli squadroni della morte (fondati a suo tempo da Biden).

Inoltre mentre poche migliaia di persone comparse per qualche ora un giorno di luglio e poi scomparse fanno notizia non viene nemmeno detto che Cuba è l’unico piccolo paese al mondo che ha sviluppato i propri vaccini contro il COVID-19. E che sarebbe interessante sapere un’altra cosa che non viene detta, ossia come mai l’isola ha 12 volte meno morti per Covid rispetto agli Stati Uniti, nonostante la sua terribile situazione economica e la mancanza di medicinali. Ecco un vera e clamorosa notizia per un’informazione non venduta. E infatti non compare da nessuna parte, mentre i soliti gusanos alla Gramellini recitano le loro bugiardi litanie a comando.

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