L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 29 luglio 2021

Draghi non cederà sulla riforma della giustizia perché è la condizione per attrarre gli investimenti di cui ha bisogno


di Marco Antonellis
















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Probabilmente non sarà la riforma della giustizia a mettere a rischio il governo. Certo, tra le file del M5S emerge un malcontento diffuso ma anche la consapevolezza che non si può tirare più di tanto la corda soprattutto quando ti trovi di fronte un personaggio come Mario Draghi che viaggia stabilmente intorno al 70% di popolarità nei sondaggi. Anche la ministra delle Politiche Giovanili, Fabiana Dadone, ha aggiustato il tiro rispetto alle dichiarazioni di fuoco in cui parlava di dimissioni dei ministri M5s dal governo se non si fosse trovata la quadra nella maggioranza.

Difficile immaginare però che una contiana di ferro e per giunta ministro del governo abbia pronunciato quelle durissime parole senza prima essersi consultato con l'ex presidente del consiglio Giuseppe Conte. Il vero punto politico è che l'autorizzazione a porre la fiducia sulla riforma ha ribaltato il tavolo delle trattative e messo in difficoltà i Cinque Stelle. Che continuano a dirsi contrari alle nuove norme sulla prescrizione, ma pochissimi arriverebbero a sfiduciare il governo: «10 o 15 al massimo rispetto ai 30 di ieri» spiega oggi una fonte M5s. Ma stavolta per palazzo Chigi la riforma «s'ha da fare». E c'è un motivo in particolare: «È l'alta finanza internazionale che preme per riformare la magistratura in Italia, per poter così iniziare a investire cifre importanti nel belpaese»spiega una fonte bene informata.


Draghi con la riforma della magistratura punta a prendere due piccioni con una fava: euro e dollari in un colpo solo, tutti soldi che gli consentirebbero di rilanciare il paese. Un modo, questo, anche per consolidare il legame con gli Stati Uniti dell'amico Joe Biden. «lL'Italia non deve fallire perché è troppo grande il suo debito e con 200 miliardi dall'Europa e altrettanto di capitale privato USA si sistema» spiegano ambienti istituzionali vicinissimi a palazzo Chigi. Per i principali fondi di investimento mondiali a cominciare dalla bideniana Black Rock l'Italia è sottovaluta.

A questo punto la memoria va alla nascita del governo Draghi: quando Conte è stato messo alla porta, l'Italia d'accordo con i partner Ue e Usa ha dato il via a una fase politica ed istituzionale totalmente nuova e a gestirla è stato chiamato Draghi. I partiti sono stati messi alla porta per consentire all'ex presidente Bce di rilanciare il paese.

Per fare questo però serviranno molti quattrini (provenienti non soltanto dall'Europa ma anche da oltreoceano), soldi che arriveranno soltanto a patto di riformare la magistratura. Nessun grande investitore straniero è disponibile a investire milioni di dollari per poi ritrovarsi impelagato in vicende giudiziarie che possono durare decenni. Ecco perché Mario Draghi non intende assolutamente rinunciare alla riforma Cartabia tanto da apporre senza alcun tentennamento il voto di fiducia.

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