L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 5 luglio 2021

Euroimbecilandia alla deriva, le contraddizioni si accumulano e le spine aumentano, le masse si muoveranno improvvisamente e il potere farà flop

UE CUMULA POTERE ESECUTIVO, LEGISLATIVO E GIUDIZIARIO

…E poi accusa Orbàn di violare i principi del diritto

Un  articolo molto importante è postato dal giornale tedesco online Deutsche Wirtschafts Nachrichten a firma del suo editorialista Barazon.  Benché reso   alquanto complesso anche per  l’uso di termini giuridici in lingua tedesca,  di cui non siamo esperti,   solleva la questione più censurata e tuttavia che è più necessario porre all’Europa. Fin dal titolo:


Il diritto nazionale non si applica più: un’unica istituzione dell’UE ha usurpato tutto il potere

Ronald Barazon mostra come una sola istituzione a Bruxelles  riunisce in sé  ramo esecutivo, legislativo e giudiziario  in uno.

Didier Reynders ,il commissario UE per “Giustizia e Stato di diritto”, si afferma come un instancabile combattente per lo Stato di diritto. Il belga ha voluto convincere i politici polacchi e ungheresi che le loro nuove costituzioni sono incompatibili con i principi democratici e di stato di diritto dell’UE. 

Il commissario Didier Reynders ,  in un’intervista al Financial Times ha ricordato con enfasi il primato del diritto comunitario sul diritto nazionale dei singoli Stati membri e ha dichiarato che  la UE può  rompersi se questo principio viene disatteso.

Una  causa aperta contro la Germania perché Karlsruhe ha criticato la Banca centrale europea

Tra l’altro, questa priorità ha portato al fatto grottesco che la Commissione UE stia avviando un procedimento contro la Germania per violazione dei trattati UE perché i giudici costituzionali tedeschi hanno messo in dubbio la stampa sfrenata di denaro della Banca centrale europea e insistono sul fatto che queste misure devono essere giustificate  in modo sufficiente.   Protestare contro l’UE non è per niente gradito  a Bruxelles e non è tollerata in nessun caso.

La legislazione dell’UE ha poco in comune con la democrazia e lo Stato di diritto

Secondo il diritto dell’UE, il cittadino medio immagina leggi    importanti che vengono approvate dal Parlamento dell’UE e che, in base ai trattati dell’UE, prevalgono sugli ordinamenti giuridici nazionali.  Questa idea ha poco a che fare con la realtà. In effetti, le leggi dell’UE e gli altri regolamenti dell’UE nascono in modo incompatibile con i principi democratici e dello stato di diritto. Per quanto si possa approvare  la critica di Reynder alla Polonia e all’Ungheria, il Commissario per la Giustizia e lo Stato di diritto dovrebbe occuparsi della condizione dello stato di diritto nellaUE .

Separazione dei poteri? Ma dove! A Bruxelles i governi si stanno improvvisamente trasformando in legislatori

La prima, ma non certo l’unica radice del male, sta nel fatto che il Parlamento Ue [quello presieduto da Sassoli]  – l’unica istituzione eletta a suffragio universale –  ha poteri limitatissimi.  Non può emanare leggi, scusate se è poco.  Non esistono decisioni senza il consenso dei governi degli Stati membri  riuniti in consultazione. Questa regola crea una perversione: i governi, che nei loro paesi  hanno il compito  dell’attuazione delle leggi nei loro paesi e dipendono dai parlamenti legislativi nazionali –  per questo si parla di “potere esecutivo”  –  A Bruxelles si  trasformano in legislatori – una chiara violazione del principio della separazione dei poteri.

Peggio, queste “leggi”  dagli incontri  dei premier o dei ministri   in riunioni informali  riservate, approvate a Bruxelles hanno la precedenza sulle leggi nazionali –  quelle sì approvate in regime di distinzione dei poteri. Nel 2004 è stato presentato a livello comunitario un progetto di costituzione che avrebbe dovuto stabilire la separazione tra legislazione e amministrazione, tra potere legislativo ed esecutivo cosa naturale nelle democrazie. La discussione della bozza   avvenuta.

Per maggior  confusione dell’opinione pubblica, le leggi del Parlamento UE non sono chiamate leggi, ma “direttive” (che possono ancora essere modificate dai parlamenti nazionali), o “regolamenti”-   che si applicano direttamente in tutta l’UE e devono essere applicate invariate dagli stati .

La violazione della regola fondamentale secondo cui le leggi devono essere approvate dal parlamento e attuate dal governo e dall’amministrazione non è affatto l’unico deficit che un Commissario per la giustizia dovrebbe sollevare in discussione.

Il deficit di democrazia dell’UE è aumentato drammaticamente dal 2009.

Cosa c’è in realtà dietro i termini “basato su principi” e “atti legali delegati”

Con il “Trattato di Lisbona”, entrato in vigore nel dicembre 2009, il potere del parlamento è stato aumentato, ma solo   per finta.

Dal 2010, la cosiddetta legislazione “basata sui principi” sta guadagnando terreno.

Dietro questa espressione si nasconde il fatto che i membri decidono solo su “principi”, basi, orientamenti. Ma il testo normativo vero e proprio è formulato dalla Commissione Ue, a cui è stata attribuita anche la facoltà di emanare “ordinanze”.

Nella neo-lingua dell’UE di difficile comprensione, come detto, i regolamenti sono di fatto leggi che si applicano in tutta l’UE, e questo vale anche per i regolamenti della Commissione UE.

La strana situazione che l’autorità amministrativa (Esecutivo) “Commissione Ue” fa le leggi si basa su una pratica con cui il Parlamento Ue – che periodicamente  chiede diligentemente più potere, ma tutto finisce  sempre una fragorosa risata   –   nei fatti è venuto depotenziandosi costantemente : alla Commissione UE è affidato il compito di attuare i “principi” concordati e di legiferarli nell’ambito dei cosiddetti “atti legali delegati” o “atti legali di esecuzione”.

Le drammatiche conseguenze degli “atti delegati” per tutti i cittadini Ue EU

Non sorprende che il grande pubblico non  riesca a  vedere  attraverso questa giungla di competenze spostate ed espressioni confuse. Trasparenza zero.  Tuttavia, attraverso la legislazione “basata sui principi” e gli “atti delegati”, l’UE è diventata una   illegittimità costituita  che si allontana sempre più dalla democrazia. Questo fenomeno deve essere chiarito:

  • Come accennato, un regolamento della Commissione UE è considerato una legge in tutta l’UE, proprio come un regolamento del Parlamento UE. Un regolamento (!) è quindi diritto comunitario (!).
  • La Commissione UE è anche l’autorità amministrativa dell’UE, interviene in numerosi settori, direttamente o tramite autorità e agenzie in outsourcing, emana linee guida e talvolta impone sanzioni estremamente elevate.
  • In una democrazia è ovvio che ci si può difendere contro una decisione di un’autorità amministrativa e portarla in tribunale. Nell’UE, la responsabilità è della Corte di giustizia europea. Il compito della Corte di giustizia è quello di sostenere il diritto dell’UE. Le sentenze devono pertanto essere conformi al diritto dell’Unione. Tuttavia, il diritto dell’UE è sempre più determinato dai regolamenti della Commissione europea sulla base di “atti legali delegati”. I cittadini che si difendono contro le decisioni della Commissione sono confrontati alla Corte di giustizia con le regole della Commissione, contro le quali si battono, ma che fanno parte del diritto dell’UE e che il tribunale deve rispettare. Ciò significa che i cittadini che chiedono giustizia sono intrappolati, in un loop infinito, dal quale non c’è scampo.

In parole povere, questo sviluppo significa: il diritto dell’UE è in realtà ciò che la Commissione europea considera tale. Quindi, quando il Commissario per la Giustizia proclama  che bisogna rispettare il primato del diritto dell’UE e allo stesso tempo proclama che non rispettare questo primato significherebbe la fine dell’UE, sta dicendo, in sostanza, che tutti devono sottomettersi al comando dell’UE Commissione.

Il paziente Europa non ha bisogno di una dose  maggiore  della medicina   sbagliata

I regolamenti della Commissione UE sono per lo più costrutti complicatissimi  che spesso si rivelano inutilizzabili nella pratica. Come esempio delle innumerevoli normative,  basta ricordare il “Regolamento generale sulla protezione dei dati”, che non comporta la protezione dei dati, ma innesca una quantità infinita di burocrazia inutile in tutti i settori.

Non è quello che dice al Financial Times  il problema,  Commissario, ma il contrario: non è il disprezzo del diritto dell’UE che significa la fine della comunità. No, il diritto dell’UE, così com’è attualmente praticato, annuncia la fine dell’UE.

Al momento, l’UE è come un vecchio edificio minacciato di degrado e che deve essere faticosamente tenuto insieme con graffe e borchie di ferro. Nella Commissione Ue si sta ora diffondendo l’idea che bisogna tenere insieme il mazzo dei 27 stati con ancora più regolamentazione da Bruxelles e quindi avere bisogno della sicurezza che tutti obbediscano diligentemente  ai comandi del quartier generale. La realtà è un’altra: lo stesso tentativo che si fa da anni di stringere tutti i membri in un corsetto su misura a Bruxelles ha contribuito in modo significativo a mettere in discussione nei singoli Stati il ​​comune cammino europeo. In altre parole, il presupposto su cui si basa l’iniziativa del nostro stimato Commissario alla Giustizia Didier Reynders è del tutto sbagliato.

I miracoli non accadono da soli: nemmeno in UE

Un fenomeno merita una menzione speciale:

  • Nel corso degli ormai sessant’anni di storia dell’UE, è stato ripetutamente affermato che gli Stati europei cresceranno lentamente insieme in modo organico. Quindi non è un problema che l’Unione non abbia una costituzione, tutto andrà a posto da solo. Lo stato dell’UE, però, mostra che questo non sta accadendo, ma anzi, al contrario, che gli Stati membri stanno divergendo e con la Gran Bretagna uno Stato – estremamente grande e potente – è già   uscito.
  • Un’altra teoria politica si basava anch’essa sul presupposto che uno sviluppo sarebbe avvenuto “da sé”: il comunismo si basava sul presupposto di uno sviluppo verso una società solidale in cui lo stato sarebbe diventato superfluo. In effetti, non c’è mai stata una presenza statale così pesantemente onni-intrusiva  come sotto il comunismo.

Questo fatto mette a fuoco la realtà dell’UE. A Bruxelles non si pensava solo che l’integrazione sarebbe risultata organica. Hanno anche riconosciuto la deregolamentazione e dichiarato guerra all’eccessiva burocratizzazione dei singoli stati. La frase che l’UE avrebbe “cacciato la puzza dagli uffici con una tempesta di liberalità” era popolare. Ma che aspetto ha la pratica? Non c’è mai stata tanta regolamentazione, registrazione e controllo in Europa come adesso – in un certo senso, la comunità ricorda sempre più l’Unione Sovietica crollata.

I miracoli non accadono da soli. Per raggiungere il successo,  c’è  bisogno di un solido lavoro insieme. In modo grottesco, si ha effettivamente l’impressione nell’UE di fare un lavoro incredibilmente grande e buono. Poiché il Parlamento, la Commissione e i governi dei 27 Stati membri in qualità di Consiglio Ue si sentono tutti chiamati, per molte decisioni importanti viene indetto un cosiddetto “trialogo”, in cui i compromessi, spesso di basso livello, vengono raggiunti con grande difficoltà e lentamente. Il termine “Trio Infernale” sarebbe meglio di “Trialog”.

Ronald Barazon è stato per molti anni caporedattore del Salzburger Nachrichten. È uno dei giornalisti economici più rispettati in Europa e oggi caporedattore della rivista “Der Volkswirt” e moderatore di ORF.

https://www.maurizioblondet.it/la-ue-ha-potere-esecutivo-legislativo-e-giudiziario/

Nessun commento:

Posta un commento