L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 15 luglio 2021

Euroimbecilandia regala soldi agli speculatori

I tassi del bond di Bruxelles faranno schizzare quelli degli Stati Ue?

14 luglio 2021

Il Bond Ue emesso ieri a scadenza 20 anni garantisce agli investitori un tasso d’interesse del 0,471%, ben 53,1 punti base in più rispetto al rendimento dell’analogo Bund tedesco. Tutto ok? L’analisi di Giuseppe Liturri

Ieri praticamente in contemporanea al consiglio Ecofin che ha approvato i piani per la ripresa relativi a 12 paesi, tra cui l’Italia, la Commissione Ue ha annunciato l’emissione di Bond per 10 miliardi, destinati a finanziare il Recovery Fund. Questa somma si aggiunge ai 35 miliardi già emessi, destinati ai pagamenti degli anticipi ai 12 Stati membri i cui piani sono stati approvati ieri.

Il Bond emesso ieri a scadenza 20 anni garantisce agli investitori un tasso d’interesse del 0,471%, ben 53,1 punti base in più rispetto al rendimento dell’analogo Bund tedesco. Tutto ciò nonostante il titolo Ue goda comunque della Tripla A come il titolo tedesco. Quindi abbastanza logico che gli investitori si siano precipitati in massa a richiedere questo titolo, anche se come riporta Bloomberg la domanda non è stata così forte come nelle due emissioni precedenti, probabilmente a causa del mercato poco liquido in prossimità della pausa estiva.

Ma in quella che appare come una trionfale galoppata verso il successo di queste emissioni c’è un problema enorme come un macigno. Sui mercati si è ormai consolidato il fatto che i titoli emessi dalla commissione abbiano una curva dei rendimenti sostanzialmente sovrapponibile a quella degli analoghi titoli francesi e più alta di circa 30-50 punti base rispetto ai corrispondenti titoli tedeschi.

Si tratta di un clamoroso regalo agli investitori, perché la Commissione sta pagando agli investitori un tasso più alto rispetto al Bund tedesco pur garantendo a questi ultimi un rischio sostanzialmente identico. Questa affermazione è basata sull’inconfutabile dato di fatto costituito dalla garanzia fornita dal bilancio tedesco in caso di default di tutti gli Stati membri.

In altre parole, anche qualora fallissero tutti i gli altri 26 stati, lo 0,6% del bilancio tedesco sarebbe sufficiente a garantire i rimborsi annuali dei Bond previsti fino al 2058. Ecco perché gli investitori accorrono, Il rischio è quello del Bund ma il tasso è di 50 punti base più alto. Una vera cuccagna a spese degli Stati membri.

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