L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 6 luglio 2021

Gli Emirati Arabi Uniti producono di più di quello concordato mettendo in crisi eventuale accordo sull'offerta giornaliera complessiva che i produttori vorrebbero offrire e il pezzo del petrolio al barile aumenta da 75,31 a 76,32 dollari

Prezzo del petrolio, saltato il vertice all’OPEC+: cosa sta succedendo?

5 Luglio 2021 - 21:45

L’impennata del petrolio continua, mentre la riunione dell’OPEC+ è stata cancellata a causa di un mancato accordo nelle trattative preliminari.


Aggiornamento ore 21:35: È stata una lunga giornata che tuttavia non ha portato a nulla. Il vertice di oggi che si è tenuto all’Opec Plus, infatti, è stato cancellato visto che dopo ore di scontri le trattative per la pianificazione del prossimo aumento della produzione di petrolio non hanno portato ai risultati sperati.

Nessun compromesso: la coalizione si è arresa all’ostruzionismo degli Emirati Arabi uniti. E intanto continua l’impennata del prezzo del petrolio.

Cosa si è deciso allora? Per il momento nulla, solo che servirà un nuovo incontro (del quale, tra l’altro, non è stata ancora decisa una data).

Prezzo del petrolio protagonista assoluto dei mercati: non ci sono novità dalla riunione OPEC+, che non ha trovato un accordo.

C’è forte tensione tra Arabia Saudita e principali produttori, tra i quali la Russia da una parte, e gli Emirati Arabi Uniti. I due fronti non sono concordi su un punto cruciale: l’estensione della strategia dei tagli di produzione fino al 2022.

Lo stallo dell’OPEC+ potrebbe spingere ancora più in alto le quotazioni di greggio, aumentando la pressione inflazionistica.

Il prezzo del petrolio, quindi, è tornato in primo piano. Cosa sta succedendo all’interno dell’OPEC+ e cosa aspettarsi?

OPEC+ in forte tensione: che succede?

Lunedì 5 luglio si aggiorna la riunione OPEC+ che giovedì scorso avrebbe già dovuto trovare un accordo sulla produzione di greggio dei prossimi mesi.

Il clima, però, si è fatto incandescente e rischia di far deragliare i prezzi del petrolio, portandoli a livelli allarmanti per la già vivace inflazione.

Cosa sta succedendo tra i principali produttori di greggio?

Gli Emirati Arabi Uniti si sono opposti all’accordo proposto e guidato dal Paese leader Arabia Saudita, con l’appoggio della Russia.

L’intesa intende aumentare gradualmente la produzione di petrolio, estendendo allo stesso tempo la durata dei tagli massicci all’offerta che il gruppo ha concordato nel 2021.

L’anno scorso, per far fronte alla diminuzione della domanda dovuta alla crisi del Covid e alla domanda ferma per motivi di viaggi e spostamenti, l’OPEC+ ha accettato di ridurre la produzione di quasi 10 milioni di barili al giorno da maggio 2020 a fine aprile 2022.

I principali produttori Arabia Saudita e Russia avevano raggiunto un accordo preliminare, che in linea di principio mirava a un’offerta di 400.000 barili al giorno da agosto a dicembre 2021 per soddisfare la crescente domanda, secondo fonti Reuters.

Gli Emirati Arabi Uniti sostengono “incondizionatamente” un aumento della produzione. Questo significa che la decisione di estendere l’accordo dei tagli fino alla fine del 2022 è considerata inaccettabile e inutile.

Inoltre, al centro della nuova guerra del petrolio in seno all’OPEC+ c’è la questione della linea base, ovvero la quantità di petrolio che ogni Paese può pompare.

I tagli o gli aumenti della produzione sono misurati rispetto a questa soglia: più è alta, più petrolio è autorizzato a produrre un Paese.

Gli Emirati Arabi Uniti vogliono che la sua linea di base venga rivista prima di estendere tali tagli fino alla fine del 2022, perché pretendono di produrre più di quanto ora è consentito.

L’attuale base di riferimento per gli Emirati Arabi Uniti è stata presa da ottobre 2018, quando producevano circa 3,2 milioni di barili al giorno. L’anno scorso, il numero è balzato a 3,8 milioni di barili al giorno.

Tuttavia, sui punti richiesti dagli Emirati, l’Arabia Saudita non sembra cedere. Abu Dhabi sta costringendo i suoi alleati in una posizione difficile: accettare le sue richieste o rischiare di disfare l’alleanza OPEC+. Il mancato raggiungimento di un accordo comprimerebbe un mercato già teso, facendo aumentare potenzialmente i prezzi del greggio.

Intanto, la quotazione WTI avanza dello 0,20% a 75,31 dollari al barile alle ore 8.56 e i future Brent raggiungono 76,32 dollari al barile con un +0,20%.
Cosa aspettarsi per il greggio?

Lo stallo sarà superato o il conflitto in seno all’OPEC+ si trasformerà in guerra dei prezzi del petrolio?

Questo è l’interrogativo che interessa il mercato. Il principe Abdulaziz ha affermato che senza un’estensione dell’accordo, ci sarà un’intesa di ripiego, in base alla quale la produzione di petrolio non aumenta ad agosto e nel resto dell’anno, rischiando potenzialmente un picco inflazionistico del prezzo del petrolio.

Alla domanda se potevano aumentare la produzione senza gli Emirati Arabi Uniti a bordo, il principe Abdulaziz ha detto: «Non possiamo».

Lo scenario è di un’impennata delle quotazioni di greggio e pressioni sull’inflazione. Oltre, alla drastica possibilità di uno sconvolgimento dell’OPEC.

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