L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 20 luglio 2021

I giochi sono chiari e solo chi non vuole vedere non vede. Il terrorismo dell'influenza covid si usa a secondo delle convenienze si aumenta o si diminuisce a seconda delle convenienze e il vaso di coccio sono le persone costrette a fare da cavie per i vaccini sperimentali

SPY FINANZA/ Le mosse e le domande che rendono cruciale il board della Bce

Pubblicazione: 20.07.2021 - Mauro Bottarelli

Doveva essere un appuntamento di mera ratifica della policy review, ma il board della Bce di giovedì potrebbe essere dirimente

La sede della Bce a Francoforte (LaPresse)

Covid contro clima. Quella che può apparire la riedizione aggiornata di un b-movie anni Sessanta con protagonista Maciste, rischia invece di divenire la battaglia dell’estate. Basta mettere in parallelo due affermazioni giunte nella medesima giornata, quella di domenica. «Escludiamo nuovi lockdown dell’economia e pensiamo a una politica che veda i grandi eventi aperti soltanto ai soggetti vaccinati e a chi è guarito dal Covid», ha dichiarato il ministro dell’Economia tedesco, Peter Altmaier.

Poco dopo, ecco invece le parole di Clément Beaune, ministro francese per gli Affari europei: «Non escludiamo le re-imposizione del coprifuoco in Francia, in caso il contagio da variante Delta peggiorasse». Due impostazioni, due Ue. Soprattutto ora, perché la catastrofica alluvione che ha colpito il Nord Europa e principalmente la Germania rischia di mandare a carte e quarantotto i piani di Christine Lagarde in vista del board Bce che si apre domani.

Angela Merkel domenica è dovuta recarsi sui luoghi della tragedia in modalità di damage control, dopo la figuraccia collezionata dal candidato Cdu alla Cancelleria, Armin Laschet, immortalato dai fotografi mentre rideva di gusto durante l’intervento di commemorazione delle vittime tenuto dal presidente della Repubblica, Frank-Walter Steinmeier. Per ora, il danno pare contenuto. Il sondaggio domenicale della Bild am Sonntag condotto dall’istituto Insa ha infatti visto la Cdu ferma al 28% dei consensi, mentre i Verdi sono cresciuti di un solo punto percentuale, tornando al 18%. Ora, però, occorrerà fare i conti con la gaffe del candidato cristiano-democratico e attendere il risultato del sondaggio del 25 luglio per valutare il reale impatto.

Appare indelicato pensare alle ricerche demoscopiche in presenza di centinaia fra morti e dispersi, lo so. Ma politica e mercati, purtroppo, sono spietati. E le elezioni del 26 settembre sono ormai dietro l’angolo. Ma al netto delle percentuali e delle intenzioni di voto, c’è dell’altro. C’è la psicologia delle masse, c’è la percezione dell’elettorato con cui fare i conti. E Angela Merkel ha giocato in contropiede. Domenica, abbandonato il tailleur e indossati un paio di jeans, la Mutti è stata chiara: lo Stato sosterrà cittadini e imprese e lo farà in fretta. Ma la ricostruzione richiederà molto tempo, inutile farsi illusioni od offrire false speranze.

E qui casca l’asino: quanto si potrà concedere alla Bce in tema di monetizzazione del debito e finanziamento del deficit altrui, quando il tedesco medio vorrebbe ogni singolo centesimo di Stato e Bundesbank concentrato sull’opera di intervento a favore delle aree colpite? Percezione, appunto. Perché non tutto è automatico e, soprattutto, non esiste un principio di vasi comunicanti diretti fra quanto si concede all’Europa e quanto si può mettere in campo in patria, operando ancora scostamenti di bilancio. Ma l’emozione per l’accaduto in Germania è stata tanta. Enorme. E resterà tale per giorni. Mentre l’appuntamento con il blitz della Lagarde al fine di tramutare il Pepp in strumento pressoché permanente anche dopo la pandemia, seppur con finalità e ammontare differenti, è alle porte: poche ore e il board si riunirà a Francoforte. In un clima pessimo, quantomeno stando alla cronaca pubblicata da Bloomberg nel fine settimana e basata su fonti anonime interne al Consiglio. Spaccatura totale, esplosa in maniera palese una volta rese note le bozze di lavoro.

Davvero si arriverà alla rottura, al muro contro muro? Oppure, alla fine, prevarrà la non belligeranza da Covid, stante anche quanto accaduto nelle ultime ore? Insomma, la Bundesbank si accontenterà di segnalare a verbale la sua contrarietà o minaccerà il veto de facto? Perché se da un lato la catastrofe naturale gioca contro lo spirito solidaristico delle colombe Bce, dall’altro le decisioni-poster prese da Catalunya e Grecia di imporre il coprifuoco a due santuari della movida senza regole come Barcellona e Mykonos puzzano lontano un miglio di mossa strategica. Si è voluto agitare il drappo rosso davanti al toro, insomma. Perché il resto del Paese, in un caso come nell’altro, non ha patito il medesimo trattamento: solo la patria di Gaudì e l’isola della trasgressione. Due simboli, appunto. Conosciuti in tutto il mondo. E come ha sintetizzato Osho nella sua sferzante vignetta, andare a Mykonos con il coprifuoco equivale a portare pastiglie di Lsd a un concerto di Cristina D’Avena.

In mezzo ai due litiganti, ai falchi tedeschi e alle colombe ellenico-iberiche, i pezzi grossi: Francia e Italia. La prima addirittura artefice del terremoto copernicano a livello costituzionale legato all’estremizzazione del concetto di green pass, la seconda alle prese con un groviglio di scadenze politiche che potrebbe necessitare un colpetto di coda dell’emergenza sanitaria per essere sciolto senza danni eccessivi. Giustizia, vaccini, Ddl Zan e sullo sfondo la competizione per le amministrative d’autunno: praticamente, nitroglicerina politica. Apparentemente a rischio di innesco con la miccia molto corta dell’esordio da leader di Giuseppe Conte e la variabile Letta, per ora ancora fedele alla linea governista ma non si sa per quanto immune al fascino della spallata.

Questa settimana dirà molto del futuro dell’Europa, intesa come eurozona a totale dipendenza dalle decisioni della Bce. Quanto peserà l’emergenza tedesca sul sentiment con cui Jens Weidmann si siederà al tavolo del board? Quanto peserà la stupidità prima umana che politica di Armin Laschet sui sondaggi, discrimine che potrebbe costringere Angela Merkel ad abbandonare la linea da colomba e offrire la sponda politica all’intransigenza per troppo tempo repressa della sua Banca centrale? Emmanuel Macron reggerà anche l’onda della protesta popolare contro il green pass, dopo quella dei Gilet gialli e in vista delle presidenziali 2022? Oppure dobbiamo attenderci l’attuazione – ancorché parziale – di quanto minacciato da Clément Beaune? Magari, già prima della conferenza stampa di Christine Lagarde del 22 luglio, tanto per drammatizzare al massimo una situazione già apparecchiata a dovere con le mosse strategiche dei coprifuoco a Barcellona e Mykonos. Tradotto, rendere la variante Delta talmente terrorizzante da tramutare di default chiunque si opponga a un approccio solidaristico in seno all’Eurotower in un affamatore di popoli, insensibile al ritorno mortale del virus.

Doveva essere un board di mera ratifica della policy review e dedicato ai saluti prima della pausa estiva. Potrebbe essere dirimente. Il più dirimente da quello del marzo 2020, quando vide la luce il Pepp.

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