L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 26 luglio 2021

Il 24 luglio 2021 le masse si sono cominciate a muovere e lo sa bene Elias Canetti che quando queste si muovono le autorità i poteri vengono spazzati via, la descrizione dettagliata la troviamo in "Massa e Potere" e queste non hanno dirigenza ne dirigenti. Il metodo di governo basato sulla paura e terrorismo viene spazzato via dalla volontà delle masse

ANCH’IO SONO SCESO IN PIAZZA E VI SPIEGO PERCHE’ – di Luigi Copertino

Luigi Copertino 25 Luglio 2021

ANCH’IO SONO SCESO IN PIAZZA E VI SPIEGO PERCHE’

Per formazione culturale lo scrivente non ha mai realmente creduto alle mobilitazioni di piazza, benché ne ha sempre preso in debita considerazione l’importanza nello svolgersi degli eventi. I teorici della dottrina delle élite, Vilfredo Pareto, Gaetano Mosca e Roberto Michels, ai quale lo stesso Antonio Gramsci deve molto della sua impalcatura filosofica, ci hanno spiegato che, nella dinamica storica, le masse non contano quasi nulla se non incontrano un leader, o una aristocrazia dirigente, che sappia guidarle verso obiettivi da esse magari presentiti ma senza alcuna capacità di individuazione dei fini e dei mezzi.

Gesù Cristo, come narrano i Vangeli, mentre le fuggiva quando voleva isolarsi, aveva compassione per le folle. Egli vedeva in esse un “gregge senza pastori”, quindi disorientato, impaurito, disperso. Se ai suoi tempi a capo delle folle si erano messi quei dottori della legge che Egli accusava di essersi impadroniti delle chiavi del regno senza entrarvi ed impedendo agli altri di entrarvi, oggi la realtà è ancora più grave. Perché a capo delle masse ci sono “falsi pastori”, “falsi sacerdoti”, “falsi sovrani”, ossia i membri dell’élite globalista, dell’oligarchia tecno-finanziaria, dei circoli mondialisti portatori di una ideologia neomaltusiana ed antiumana. Costoro altro non sono – è ora di dirlo apertamente – che i servi dell’Impostore, di colui che evangelicamente è Omicida e Mentitore, e che i mussulmani chiamano al Dajjal.

Le manifestazioni di sabato 24 luglio corrente, quindi, hanno avuto un significato che va ben oltre le stesse intenzioni delle masse che le hanno animate e ben oltre la questione, meramente occasionale, del cosiddetto “green pass”. Esse sono state una risposta – purtroppo senza vera leadership – al Gran Reset mondiale annunciato, con il pretesto della pandemia, dal Gotha tecno-finanziario globale che controlla e condiziona i governi, quando addirittura non mette a capo degli stessi direttamente i loro esponenti. Come è successo in Italia con Mario Draghi membro del famigerato “Gruppo dei Trenta”.

Qualche amico mi ha rimproverato ricordandomi la lezione di Carl Schmitt sullo “stato di eccezione”, invocando quindi disciplina, a fronte della pandemia, ed obbedienza alla Autorità. Tuttavia il decisionismo schmittiano, nel contesto di pensiero del suo autore, mira a mantenere l’unità politica del corpo sociale, non ad esporlo all’interdipendenza economica. Oggi lo scenario è molto diverso da quello degli anni ’20 e ’30 del secolo scorso quando Schmitt confutava Kelsen mentre gli eventi nella Germania di Weimar, precipitando, gli davano ragione. Il capitalismo globale, mentre lavora per la dissoluzione spirituale ed etica – vedasi la pressione lobbistica lgbt lautamente al soldo della finanza transnazionale –, ha bisogno proprio della disciplina politica e sociale per procedere senza problemi ed intralci alla annunciata resettazione dell’organizzazione economica del mondo.

Chi oggi parla di dittatura forse vede molto più lontano degli altri. Da un punto di vista giuridico la dittatura sussiste quando il governo, ossia il potere esecutivo, legifera al posto del parlamento. La nostra costituzione – quella, “nata dalla resistenza al nazifascismo”, alla quale continuamente inneggiano gli antifascisti che (non da) oggi la stanno travolgendo – prevede che il governo possa legiferare solo in due casi: quello della necessità e dell’urgenza, attraverso “decreti legge” da sottoporre, però, a ratifica parlamentare entro 60 giorni e quindi con il rischio che le camere non diano il placet successivo al governo, e quello della particolare complessità in dettaglio delle materie da affrontare sicché il parlamento, con propria legge, detta appunto “legge delega”, nella quale pone preventivamente i paletti inderogabili entro cui esso deve muoversi, delega il governo ad emanare “decreti legislativi” con forza di legge. Al di fuori di detti casi, il governo non può, se non violando la costituzione ossia facendo un colpo di Stato, emanare norme con valore di legge.

Orbene, è ormai da molti decenni che i meccanismi della globalizzazione hanno reso difficile la pratica democratica della produzione legislativa per via delle normali procedure parlamentari, lunghe e complesse. La velocità imposta dall’economia globale e dalla tecnologia digitale ha finito per imporre un uso eccessivo di decretazione d’urgenza o delegata, surrogando i parlamenti. In altri termini la globalizzazione ha bisogno di “dittatura”, o quanto meno di “decisionismo”, ma per imporre ai popoli le strategie mondiali decise dai forum globali, nei quali si riunisce l’élite, e non per salvare l’unità politica del popolo preservandolo dai vincoli esterni, come era invece nelle intenzioni di Carl Schmitt quando ne “Il Custode della Costituzione”, onde salvare la Repubblica parlamentare di Weimar, proponeva la sua trasformazione in senso presidenziale con un forte accentramento di poteri nella figura del Presidente della Repubblica.

Con il governo Conte abbiamo assistito ad una attività normativa governativa a base di DPCM, ossia atti monocratici del Presidente del Consiglio, che sono meri atti amministrativi. Tuttavia, appunto, essi sembrano essere indebitamente assurti, negli effetti e nell’acquiescenza parlamentare e popolare, a fonti normative simili alla legge, con chiaro e totale sovvertimento della cosiddetta gerarchia delle fonti. Mario Draghi annunciando l’introduzione del green pass ha parlato di una decretazione d’urgenza, di un decreto legge. Tuttavia corre voce che, invece, onde evitare responsabilità costituzionali, e forse anche penali, alla fine firmerà un altro DPCM, sul probabile e truffaldino presupposto che l’effetto voluto si raggiungerà egualmente dato che i media servili hanno già indotto nei cittadini la falsa convinzione che i DPCM hanno la stessa forza giuridica delle norme di legge.

Ma anche laddove Draghi usasse un decreto legge potrebbe egualmente incorrere in problemi di costituzionalità. Infatti l’articolo 32 della Costituzione, secondo comma, sancisce che nella materia sanitaria qualsiasi obbligo deve essere imposto con legge. Tecnicamente si tratta di una “riserva di legge” ossia di uno di quei casi nei quali la norma primaria costituzionale sancisce che solo la legge e le altre fonti ad essa equiparate possono disciplinare la materia. Orbene, l’orientamento prevalente della giurisprudenza costituzionale, nonostante alcune incertezze, ritiene che anche un decreto legge possa intervenire in una materia coperta da riserva di legge e tuttavia, affinché il governo possa subentrare al parlamento con la decretazione di urgenza in materia riservata alla legge, i presupposti della necessità e dell’urgenza devono essere chiari, inconfutabili, indubbi. Nel caso di specie del “green pass”, inteso quale strumento di surrettizia introduzione, per ricatto, dell’obbligo vaccinale, l’eventuale decreto legge interverrebbe in un momento storico in cui le terapie intensive sono quasi vuote ed in cui i contagi, anche quelli della famigerata variante delta, non sono numericamente tanto rilevanti da consentire di parlare di necessità ed urgenza inconfutabili. In mancanza di detti presupposti la decretazione di urgenza del governo risulterebbe invalida ed illegittima, proprio perché la costituzione prevede la riserva di legge a tutela delle garanzie costituzionali di libertà dei cittadini, laddove si tratta di questioni altamente delicate da non essere opportuno derogare dalla procedura parlamentare.

Quindi, anche se il governo Draghi usasse il decreto legge, il carattere anticostituzionale, e quindi autoritario, della sua decisione potrebbe non sfuggire al vaglio del parlamento, se i parlamentari avessero il coraggio del loro ruolo (cosa alquanto dubbia), e comunque, in ultima istanza, della Corte Costituzionale, se eventualmente adita in un qualche contenzioso che dovesse aprirsi in applicazione dell’atto governativo.

Che, in questo momento storico, sussista un chiaro pericolo di involuzione autoritaria dovrebbe essere evidente a tutti. Persino a quei costituzionalisti come Sabino Cassese il quale, prone ideologicamente al Pd, ha ricordato, in una recente intervista, che l’obbligo vaccinale è possibile a termine di costituzione se il parlamento votasse una legge in tal senso. Ma, appunto!, se il parlamento votasse una legge, mentre il green pass, che è un modo surrettizio di introdurre l’obbligo vaccinale senza passare dal parlamento e ricattando la popolazione per indurla a vaccinarsi, sarà introdotto con decreto legge di dubbia necessità ed urgenza o, peggio, con DPCM.

Che dire di fronte a quanto sta accadendo? In nome dell’antifascismo ci hanno rotto gli zibidei da quando eravamo adolescenti. Chi come lo scrivente era un adolescente non conforme all’ideologia dominate ne ha subito ogni giorno, a scuola come nei media, la pressione culturale alla quale tentava di opporsi ricercando, attraverso lo studio della storia e della filosofia (cosa di cui è grato perché lo ha fatto immensamente crescere e maturare anche come uomo), le ragioni altre per contestare le idee dominati. Ora assistiamo agli antifascisti che calpestano la costituzione “nata dalla resistenza”. All’improvviso molti non conformisti di ieri si scoprono molto più tolleranti e “liberali” dei loro detrattori. Alla fine non conformisti ieri e non conformisti oggi: sembra un destino, del quale naturalmente non si può non essere fieri.

Nelle manifestazioni di sabato scorso, almeno in quella pescarese alla quale ha partecipato lo scrivente, c’era soltanto la bandiera nazionale. Nessun simbolo di partito. I convenuti erano lì in difesa della libertà e della costituzione. Libertà, però non individualisticamente intesa ma di un intero popolo. Era una massa che con la sua protesta, consapevole o meno, si opponeva al Gran Reset mondiale. Siamo ormai in un mondo distopico, nell’era postmoderna, che ha infranto tutti i vecchi schemi, compreso quello liberismo/statalismo. Filosoficamente, del resto, la libertà non coincide affatto con la sua declinazione liberale o liberista. Per questo, per quanto lo riguarda, lo scrivente non ha alcuna remora ad affermare che scendere in piazza, il 24 luglio scorso, è stata una questione di libertà.

I vaccinati, come ammesso dagli stessi produttori, sono egualmente esposti a contrarre il morbo benché il siero dovrebbe aiutarli a superarlo. Cosa che però fanno anche i farmaci alternativi usati da molti medici disobbedienti al criminale protocollo di Speranza. Per questo si tratta di una scelta tra due diverse terapie e quel che si contesta al governo, ed ai media allineati agli ordini governativi, è di effettuare esso, in modo esclusivo ed uniforme, la scelta in favore dello strumento della vaccinazione. Senza alcuna inconfutabilmente valida motivazione scientifica ma solo per evidenti compromessi finanziari e politici. Quindi il rischio che il vaccinato contragga la malattia, o una sua variante, è lo stesso del non vaccinato. In Israele i malati per la variante delta sono nella misura del 50% soggetti vaccinati con doppia dose. Lo stesso dicasi per l’Inghilterra dove la campagna di vaccinazione era in pratica completa quando hanno iniziato a manifestarsi i casi di delta. Sicché rischio per rischio, chi non intende fare da cavia, per quello che è un enorme esperimento di massa, non può subire vessazioni e discriminazioni.

I cosiddetti vaccini, infatti, sono stati autorizzati da Ema ed Aifa in via provvisoria sulla base dell’emergenza pandemica e dell’inesistenza di terapie alternative. La sperimentazione così autorizzata avrà termine nel dicembre 2023, quando le case farmaceutiche dovranno presentare alle autorità di vigilanza i risultati della sperimentazione. Quella che stanno facendo su tutti noi. Una sperimentazione che intanto sta avendo centinaia di casi di effetti collaterali, spesso mortali. Il punto è che almeno uno dei due presupposti di fatto sui quali giuridicamente si fonda l’autorizzazione provvisoria è destituito di fondamento. Quello della inesistenza di terapie alternative. Le quali invece esistono e sono efficaci. Se un qualsiasi giudice dovesse accertare giudizialmente l’esistenza e l’efficacia di tali alternative, il castello giuridico della autorizzazione cadrebbe istantaneamente e l’autorizzazione provvisoria dovrebbe essere immediatamente ritirata. Da qui la lotta spietata ai farmaci alternativi, come l’idrossoclorochina, fino a ritirarli dal mercato nonché la repressione intimidatoria in atto verso i medici che li usano, con minacce di espulsione dall’ordine.

Lo scrivente, che non è un no vax, sarebbe il primo a farsi vaccinare se fossimo di fronte a veri vaccini, che sono tali soltanto se impediscono l’infezione, ed a vaccini autorizzati in via definitiva ossia dopo la dovuta, benché lunga, sperimentazione. Ora, come ammesso negli stessi bugiardini dei prodotti in questione, i presunti vaccini non impediscono l’infezione e quindi non possono essere contrabbandati come vaccini. E’ un inganno commerciale, passabile anche penalmente. Non parliamo poi del fatto che, come dice Luc Montagnier, nobel per la medicina, vaccinare in costanza di pandemia provoca il pullulare delle varianti, perché il virus muta per sopravvivere. Credo che ci siano buone ragioni per essere, nella questione, dubbiosi verso la costruzione narrativa ufficiale.

Ma, al di là delle questioni mediche, che lasciamo a chi meglio sa spiegarle, il punto è un altro.

La globalizzazione finanziaria e mercantile è stata resa possibile dal graduale sviluppo dell’economia delle piattaforme informatiche lungo le quali corrono oggi gli scambi transnazionali di valute, il denaro anch’esso ormai elettronico, e persino lo scambio delle merci come sa chiunque acquista qualcosa sul mercato digitale. Questi processi tecnologici stanno cambiando il paradigma del potere mondiale e trasformando lo stesso capitalismo che da patrimoniale e reale sta diventando tecno-virtuale. La recentissima tecnologia 5G è destinata a diventare l’ossatura del sistema mondo. I muri non sono più fisici ma virtuali e le guerre commerciali sono guerre tecno-finanziarie nelle quali la moneta digitale diventa l’arma principale. Il 70 e il 75% degli scambi sui mercati finanziari è regolato da algoritmi. Reti globali, grandi potenze economiche e militari, super computer che guidano algoritmi progettati per una finanza fredda e senza emozioni, ci raccontano del nostro, non rassicurante, futuro. Persino la pubblicità come l’abbiamo conosciuta è un residuo archeologico di fronte alla sofisticazione informatica della rete che “legge” e “conosce” i nostri gusti solo perché interagiamo con essa. L’attività digitale dei cosiddetti influencer condiziona anche gli elettorati così come le aziende influenzano i gusti dei consumatori.

C’è oltretutto un aspetto ancora più inquietante. I monopolisti delle piattaforme, lungo le quali corrono i flussi finanziari e quelli delle informazioni, hanno un potere assoluto di ostracismo, ossia di cancellazione dallo spazio virtuale che oggi significa dall’esistenza stessa, nei confronti di chi, per qualsiasi motivo, fosse considerato un nemico del sistema. In Occidente esse fanno capo ad organizzazioni e potentati privati, vere e proprie multinazionali, che hanno acquisito una forza tale da imporsi persino ai governi che con detti potentati devono scendere a patti.

Ora, alla luce di quanto abbiamo testé sinteticamente descritto, diventa ancora più comprensibile il senso di battaglia per la libertà del quale parlavamo, come motivazione della presenza in piazza, e soprattutto si fa lapalissiano l’aspetto “apocalittico” dell’estendersi planetario dell’uniformizzazione e del controllo totale che la tecnologia digitale sta rendendo possibile consegnando il mondo intero nelle mani di un Potere Assoluto, illegittimo nei suoi fondamenti (contro)spirituali, del quale l’élite tecno-finanziaria è soltanto il volto semi-visibile. Nel Libro della Rivelazione, infatti, si annuncia l’avvento di un potere umano mondiale a carattere blasfemo e prometeico dissimulato in forme benefiche, il “falso agnello”. L’Apocalisse ci descrive la seconda bestia esternamente rassomigliante all’Agnello. Essa si presenta mite, inoffensiva, si professa perfino cristiana, ma in realtà, nei sentimenti e nelle parole, è simile al dragone di cui ha l’astuzia, lo spirito di menzogna, l’orgoglio, e l’inimicizia contro Dio. Il passo preciso è il capitolo 13 laddove si dice: «Vidi poi salire dalla terra un’altra bestia, che aveva corna simili a quelle di un agnello, che però parlava come un drago. Essa esercita tutto il potere della prima bestia in sua presenza e costringe la terra e i suoi abitanti ad ascoltare la prima bestia, la cui ferita mortale era guarita. Operava grandi prodigi, fino a fare scendere fuoco dal cielo sulla terra davanti agli uomini».

Ora – sia chiaro! – il testo rivelato non si presta ad una facile lettura riduzionisticamente storica, ossia inquadrabile unicamente in un dato e preciso contesto storico passato, presente o futuro. Perché esso vuole svelare il senso alto, metafisico, del dramma umano lungo tutti i secoli della sua vicenda. Quindi l’Apocalisse è applicabile a tutti i tempi ed a tutte le epoche della storia, ed a nessuna in particolare. Infatti i nostri avi ne hanno visto ripetutamente l’inverarsi ciascuno nella propria epoca. I primi cristiani, ad esempio, nella Roma di Nerone. Ciascuno di essi aveva ad un tempo torto e ragione. Torto nel credere che si era alla fine del mondo e ragione nell’additare la presenza del maligno nelle forme prometeiche assunte dal potere, assolutizzante, della propria epoca. Ma, è esattamente per questo – ossia perché l’Apocalisse si riferisce a tutti i tempi – che essa ha valore anche per noi e ci svela il senso spiritualmente essenziale anche della nostra epoca.

Possiamo intuirlo, ad esempio, quando apprendiamo cosa si muove dietro le innovazioni tecno-giuridiche come il discusso green pass, oggetto delle contestazioni popolari di questi giorni. Il sito “l’Antidiplomatico”, in un articolo del 23 luglio scorso, “I paradossi del green pass racchiusi in una frase di Noam Chomsky”, a firma di Agata Iacono, – dopo aver ricordato l’inutilità del green pass, ai fini di controllo della pandemia, dato che il test più importante in tal senso effettuato in Olanda, ammettendo ad un evento pubblico solo i suoi possessori, ha prodotto oltre mille contagiati (che evidentemente si sono contagiati fra vaccinati) – chiedendosi il perché dell’insistenza dei governi sulla sua introduzione, ha osservato: «Avrete notato che greenpass è un nome generico e non è stato scelto un nome specifico come vaccination Passport o pass sanitaire? Perchè? il fine è molto più ampio e si chiama European Digital Identity Framework. L’obiettivo è creare un’identità europea digitale comune che possa avere attributi omologanti, (oltre alla vaccinazione con i sieri autorizzati da Ema non osiamo prefigurare ulteriori caratteristiche obbligatorie per ottenere il diritto di esistere…). Con il green pass vaccinale si “educa” la popolazione all’accettazione del principio secondo cui la fruizione di servizi pubblici anche essenziali è subordinata ad una condotta (oggi vaccino). La condotta resta formalmente una scelta individuale, non più un diritto sociale e costituzionale garantito, che comporta una reazione stigmatizzante ed inabilitante. Quindi non è più libera scelta. Questo stigma oggi è rappresentato dal vaccino, ma domani potrebbe essere costituito da qualsiasi caratteristica: non più la razza e il genere sessuale, però, che sembrano diventati schizofrenicamente invece i soli limiti-paravento da sbandierare e per cui è lecito e giusto rivendicare il diritto a respirare. Risultato: i cittadini, come rane bollite, assumono il paradigma secondo cui la vita sociale è subordinata all’accettazione di regole imposte. Il sistema costituzionale è stato di fatto svuotato dall’interno …».

Finisce, dunque, la democrazia liberale, originariamente legata agli Stati nazionali, perché ormai essa non serve più al Potere Tecno-finanziario come strumento per sradicare la Tradizione, introducendo nel corpo sociale l’individualismo vecchia maniera. Sorge al suo posto il Nuovo Totalitarismo Globale. Le radici profonde del quale sono nel contrattualismo hobbesiano e lockiano, come ha dimostrato l’esperimento del distanziamento sociale ovvero la riduzione degli uomini a monadi chiuse in un solipsismo capace di mere relazioni utilitaristiche ma non di empatia e vicinanza comunitaria. Il suo fine è l’annullamento transumanistico e bionico dell’uomo. Onde poter imporre a ciascuno, sulla fronte o sulla mano, il segno del Potere Mondiale.

Luigi Copertino

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