L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 12 luglio 2021

Il calcio fa riscoprire agli italiani l'amore per la nostra grande Nazione

Italia campione d'Europa: Gioia, bellezza e lacrime. Grazie, Azzurri

Roberto Mancini ha riportato la nostra nazionale, dopo il buio del 2018, la mancata qualificazione al mondiale in Russia, al centro dell’universo calcistico

12 luglio 2021

MICHAEL REGANEPAepa09338936 Players of Italy celebrate after winning the UEFA EURO 2020 final between Italy and England in London, Britain, 11 July 2021. EPA/Michael Regan / POOL (RESTRICTIONS: For editorial news reporting purposes only. Images must appear as still images and must not emulate match action video footage. Photographs published in online publications shall have an interval of at least 20 seconds between the posting.)

Le lacrime di Mancini e Vialli sono le nostre lacrime, la felicità del presidente Sergio Mattarella è la nostra felicità. Lottando e soffrendo, conquistiamo il secondo Europeo della nostra storia, dopo il successo del 1968, la nazionale di Zoff e capitan Facchetti, di Riva e Anastasi, superando, a Wembley, l’Inghilterra ai rigori: 4-3, dopo l’1-1 dei tempi regolamentari e supplementari. Decisivo è stato Donnarumma che ha respinto due penalty. Festeggiano sino all’alba i nostri tifosi. Non è stato facile, ma siamo noi ad alzare la coppa con capitan Chiellini, uno dei tanti eroi di questo Euro 2020.
Ripassiamo la cronaca della nostra notte azzurra. Nel primo tempo abbiamo subito, al 2’, il gol degli inglesi: cross di Trippier e Shaw, dimenticato dalla nostra retroguardia, al volo di sinistro fulminava Donnarumma. Siamo andati subito in crisi, incapaci, soprattutto a centrocampo, di mettere ordine alle idee, al gioco. Immobile e Barella e Insigne erano in chiaro affanno. Ma siamo riusciti a limitare i danni, sfiorando persino il pareggio con un sinistro da fuori area di Chiesa (35’). Nella ripresa, la musica è cambiata. Siamo tornati a dominare da un punto di vista tecnico, tattico ed emotivo, grazie a una difesa, con Chiellini e Bonucci baluardi insuperabili, superba, alla regia di Jorginho (sempre più vicino al Pallone d’Oro), alle incursioni sulla fascia sinistra di Emerson, il bravo sostituto di Spinazzola. E al 67’, ecco il pari: palo di testa di Verratti e tocco ravvicinato di Bonucci. Davvero un’altra Italia, ma gli inglesi riuscivano a resistere.
Niente muta con i supplementari. Di nuovo i rigori, proprio come contro la Spagna. E anche questa volta i tiri dal dischetto ci sorridono, Donnarumma e Pickford ne parano due a testa, ma l’Inghilterra colpisce un palo fatale con Rashford. Per noi gli errori di Belotti e, incredibile!, di Jorginho. I sigilli di Berardi, Bonucci e Bernardeschi.
È stato tutto bello, bellissimo. Persino struggente. Roberto Mancini ha riportato la nostra nazionale, dopo il buio del 2018, la mancata qualificazione al mondiale in Russia, al centro dell’universo calcistico: abbiamo, in questi ultimi anni, 34 partite consecutive senza sconfitte, recuperato dignità e orgoglio, offrendo un football all’insegna del bel gioco e dello spettacolo. E in questi Europei tutta una nazione (cancellando per un attimo, per un sospiro l’ombra lunga della pandemia) ha ritrovato sorrisi ed entusiasmo, la voglia di stare insieme, di risentire l’ebbrezza di un abbraccio. È stato un mese lungo, denso di emozioni, vittorie, gol, meraviglie, sacrifici. Ma abbiamo vinto, mostrando il volto di una squadra capace di farsi gruppo, all’insegna del tutti per uno e uno per tutti. È stato, questo, il capolavoro del Mancio: in tutto c’è stata bellezza.
Abbiamo festeggiato la Coppa l’11 luglio. Proprio come nel 1982, quando i ragazzi di Enzo Bearzot conquistarono il Mundial in Spagna. Fu, quella, l’estate, indimenticabile, di Pablito Rossi. Questi sono i giorni di Donnarumma, il miglior portiere al mondo.

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