L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 4 luglio 2021

Il Casinò di Wall Street continua a sfornare primati ma l'investimento intelligente è molto ma molto prudente

Ogni giorno il mercato taglia il filo giusto di una bomba a tempo. Ma a settembre...

3 Luglio 2021 - 13:00

Sette nuovi record di fila: Wall Street è on fire. Ma il dato sul lavoro mostra una nazione di camerieri, baristi e insegnanti (con le scuole chiuse). E la smart money, infatti, si tiene alla larga


Sette chiusure in positivo consecutive per lo Standard&Poor’s 500, miglior risultato dall’agosto 2020 e, soprattutto, sette nuovi record storici di fila, un qualcosa che non accadeva dal 1997. Il mercato azionario non sembra voler arretrare di un millimetro. Nonostante i timori legati all’inflazione e quelli crescenti in buona parte del mondo per la diffusione della variante Delta, Wall Street prosegue imperterrita. Per quanto, ancora?

Perché questi due grafici

Fonte: Bloomberg/Zerohedge
Fonte: Bloomberg

inquadrano la situazione da una prospettiva differente: se il primo mostra come dalla riunione d’urgenza e senza preavviso convocata da Joe Biden alla Casa Bianca con il cosiddetto Plunge Protection Team (Tesoro, Fed e Sec) due settimana fa, lo Standard&Poor’s 500 abbia conosciuto solo aumenti, il secondo ci dice che la smart money non sta però comprando questo rally. Anzi, sembra tenersene volutamente distante. Osserva ma senza intervenire. Come mai?

Una risposta arriva paradossalmente da quel mondo ormai ritenuto preistorico che fa riferimento ai dati macro. Nella fattispecie, l’occupazione. L’ultimo dato - pubblicato ieri - ha mostrato un aumento sostenuto ma non entusiasmante, soprattutto alla luce di questi due grafici:


Fonte: BLS/Bloomberg
Fonte: BLS

se infatti la parte del leone è stata ancora una volta e per il sesto mese di fila recitata dalle assunzioni di baristi e camerieri, occupazioni degnissime ma spesso al minimo sindacale, con pochissime tutele e fortemente basate sugli extra (mance, straordinari e doppi lavori) per arrivare a fine mese, il dato di giugno ha segnato un balzo molto netto anche di occupazioni governative e nell’insegnamento. Voce, quest’ultima, decisamente inaspettata e in grado di portare il risultato generale sopra il consensus.

Ma in molti si chiedono: come è spiegabile un aumento di questa portata in un comparto che ha appena festeggiato la fine dell’anno scolastico e l’inizio delle vacanze? Lo stesso Bureau of Labor Statistics (BLS) ha dovuto ammettere un certo stupore, ricorrendo poi a una giustificazione molto originale: colpa delle fluttuazioni negli staff occorse durante il periodo pandemico. Turnover, insomma. Una cosa è certa: 269.000 nuovi assunti fra cattedre e laboratori appaiono davvero tanti, al netto delle fluttuazioni. Ma il problema reale è altro.

Non a caso, Goldman Sachs ha dedicato al tema il suo ultimo report, il cui contenuto è riassunto alla perfezione in questi due grafici:

Fonte: Goldman Sachs
Fonte: Goldman Sachs

a settembre, infatti, in tutti gli States termineranno i programmi di sostegno all’occupazione e circa 9 milioni di cittadini senza occupazione dovranno trovare un lavoro dal nulla. Stante la discrepanza attuale fra domanda e offerta, paradossalmente un qualcosa di quasi auspicabile. Non alla luce però del secondo grafico: stando a un sondaggio della New York Fed citato nelle studio, infatti, un lavoratore che prima della pandemia guadagnasse meno di 60.000 dollari l’anno, ora chiederebbe un salario più alto del 26% per accettare la medesima occupazione.

Il frutto avvelenato del doping reddituale dei programmi federali, insomma, fra due mesi potrebbe riversare il suo carico di disagio reale - sui consumi, in primis ma anche a livello di sofferenze su conti, carte di credito e mutui - su una società che attualmente vive invece immersa nella narrativa felice di una Wall Street che aggiorna nuovi record a ogni seduta. E attenzione, il tutto con un’inflazione che, per quanto derubricata come transitoria della Fed, rischia dopo l’estate di inferire un colpo mortale sul potere d’acquisto già ridimensionato drasticamente di qualche decina di milioni di statunitensi, nel frattempo divenuti orfani del welfare federale e statale.

E questo grafico

Fonte: Finder

mostra l’ultima rilevazione demoscopica compiuta da Finder, dalla quale si scopre che - ad oggi - circa 72,4 milioni di americani adulti e con un’occupazione (28,4% della popolazione) sono convinti di non poter resistere più di un mese con i propri risparmi e senza un pay-check, uno stipendio. Se uniamo a questo esercito di persone che vive mese per mese, attendendo la paga per onorare le scadenze, il 24% del totale che ritiene invece di poter sopravvivere tranquillamente da 2 fino a 6 mesi con quanto messo da parte, si arriva a un 52,3% della popolazione attiva (133,6 milioni di statunitensi) che ha comunque come arco temporale massimo di autonomia reddituale due trimestri.

Questa è l’America che sta approssimandosi alla scadenza dei piani di sostegno occupazionale, formalmente una tappa che dovrebbe essere festeggiata come atto battesimale della ripresa, la proverbiale luce in fondo al tunnel che torna a illuminare il paesaggio. Ma un quadro simile, limitato unicamente alla voce occupazionale e di reddito personale, giustifica come sottostante macro i corsi attuali di Wall Street? Senza scordare che, a differenza di vaste aree del mondo, finora gli Usa hanno registrato un nuovo aumento dei contagi solo in alcuni Stati del Sud con tasso vaccinale molto basso e in California, dove i positivi sono cresciuti del 17% nelle ultime due settimane. Nulla, però, rispetto a quanto sta già accadendo in Gran Bretagna o Giappone o Vietnam.

Sarà per quanto rappresentato da questo grafico

Fonte: Bloomberg

e dalla prezzatura di un impegno che non può terminare, alla luce dei dati senza precedenti presenti in queste altre due ultime immagini

Fonte: Deutsche Bank
Fonte: Deutsche Bank

che Wall Street sembra continuare la sua marcia con il pilota automatico dell’ottimismo, impermeabile a ogni criticità? E, di converso, sarà per questo e per l’approssimarsi del redde rationem con il potenziale ritorno alla realtà della Main Street, la stessa finora vissuta di sussidi e sostegni statali (una rilevante parte dei quali reinvestiti proprio su Wall Street attraverso il retail trading, quasi un circolo vizioso fra il dantesco e il kafkiano), che la smart money pare aver assunto la postura molto saggia di chi attende lungo la sponda del fiume, snobbando il rally dei sette record infranti consecutivamente?

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