L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 18 luglio 2021

Il CROLLO CLIMATICO prima di entrare in campo già subisce attacchi sulla sua credibilità. Poracci

Clima, nuvole e termometri infedeli



Non tutto il male viene per nuocere e lo sforzo fatto in questo anno e mezzo per addentrarmi nelle “cucine” della pandemia e della formazione dei dati, ha ampliato anche il mio orizzonte in altri campi inducendomi a dare meno per scontati i “numeri” cha abbiamo o che magari manipoliamo senza nemmeno accorgercene lasciandoci prendere la mano da credenze di vario tipo che inconsapevolmente si trasformano in conoscenze. Di certo si rimane straniti di fronte alla improvvisa svolta ecologica della finanzia e del potere oltre che impauriti di fronte ai dati della Word meteorological Organization ( una sorta di analogo dell’Oms, quindi capite bene di cosa stiamo parlando) che prevede un aumento record di caldo tanto che ci sarebbe probabilità del 90% che almeno un anno del periodo tra il 2021 e il 2025 diventi il più caldo mai registrato, scalzando così il 2016 dal primo posto di anno più caldo mai registrato. Inoltre c’è circa il 40% di probabilità che, in almeno uno dei prossimi cinque anni, la temperatura media annua del pianeta superi transitoriamente la soglia critica di 1,5°C rispetto ai livelli preindustriali. Tutto questo è molto interessante se non sapessimo che in realtà dietro questi annunci che compaiono nell’informazione ci sono dispute di cui siamo ignari e che ci fanno prendere per certezze delle mere ipotesi: per esempio i modelli climatici che son all’origine della teoria del riscaldamento globale risentono di una formidabile discussione sulla copertura nuvolosa media, sulla pioggia e sulla sua durata, sulla temperatura stessa delle nuvole perché questo è un dato decisivo per calcolare l’effettivo apporto di energia solare. Oltre ovviamente a quello dei cicli solari. Anche in questo campo nulla della discussione arriva alla gente e viene solo fornita dai media come verità assoluta l’ipotesi prevalente che tra l’altro diventa tale proprio a causa della stessa visibilità cui è sottoposta.

Come scrive Ulrich Kutschera – il più noto climatologo tedesco, uno di quelli che anni fa aveva consigliato la Merkel di rafforzare l’organizzazione per fare fronte a situazioni climatiche fuor dall’ordinario, sta studiando a Stanford l’effetto dell’anidride carbonica sulla crescita di piante primarie e lo scambio di Co2 nella vegetazione utilizzando analizzatori di gas a infrarossi – gli scienziati del clima sanno che la correlazione “livello di anidride carbonica nell’aria / temperatura media della terra” non è strettamente verificabile e ancor meno lo è l’apporto antropico a tale riscaldamento. Certo misure di protezione ambientale sono necessarie, ma per ragioni del tutto divergenti da quelle che vengono fornite al pubblico: di fatto possiamo e dobbiamo mettere a punto una strategia di lungo periodo, ma non esiste alcuna emergenza climatica e nessuno automatismo: basti pensare che che tra il 1955 e il 1970 circa la Co2 è aumentata, ma la temperatura è diventata sempre più fredda. Poi a partire dal 2002 l’anidride carbonica è aumentata in modo massiccio ma la temperatura della terra è rimasta costante per un decennio. E si potrebbero fare altri mille esempi di mancanza di correlazione per cui sarà necessario indagare su altre cause, magari inaspettate.

Tuttavia c’è qualcosa di ancora più basico e quando parliamo di temperature sappiamo in che modo vengono prese e registrate, cioè quanto siano credibili? Da meteorologo dilettante so che la questione della misurazione della temperature non è per nulla banale e che i criteri con cui è trattata questa misurazione sono cambiati nel tempo e non sempre sono seguiti con rigore, tuttavia non mi ero mai chiesto quale fosse il livello di esattezza delle temperature ufficiali prese a terra. E qui cominciano i guai perché tutto ciò che ci appare scontato deve essere rimesso in gioco. Innanzitutto va detto che la stragrande maggioranza dei dati sulla temperatura a lungo termine di alta qualità proviene dagli Stati Uniti, e in effetti gran parte del pianeta ha pochi o nessun dato sulla temperatura a lungo termine: sul piano storico anche l’Europa attraversata da due guerre mondiali nel secolo scorso non ha dati sufficientemente curati tanto che ancora nel 1900 nessuna stazione nel continente aveva serie di minime e massime mentre ancor oggi moltissime aree del globo sono fortemente carenti ed è dubbio che gli andamenti della temperatura globale abbiano una consistente validità . Gli Stati Uniti sono uno dei pochissimi posti con dati affidabili sulla temperatura e hanno un peso sulla determinazione delle medie assai superiore a quello derivante dal loro territorio o dalla gestione di stazioni meteo in molta parte del mondo.

Inoltre c’è da dire che a partire dalla metà degli anni ’70 è aumentata in maniera esponenziale – dal 5 al 49 per cento – la percentuale di stazioni che per vari motivi non forniscono sempre i dati. Ma le misurazioni mancanti non vengono semplicemente omesse bensì vengono “stimate” e questo anche per il passato., una pratica che ha finito col dilagare. E’ una premessa essenziale per comprendere il grafico qui sotto fornito dal Noaa, National Oceanic and Atmospheric Administration:


La linea blu rappresenta solo le temperature massime effettivamente rilevate dal 1895 al 2018 sul territorio americano, mentre quella rossa integra le temperature reali con quelle stimate e si vede benissimo che la linea rossa rappresenta un aumento di temperatura molto più netto rispetto alla linea blu: 3 gradi Fahrenheit contro 1 il che cambia completamente l’interpretazione del clima. Ora i climatologi più legati all’ipotesi del riscaldamento globale dicono che questo effetto è dovuto al cambiamento della composizione delle stazioni che essi chiamano con termini esoterici (ma cosa mai sarebbe una disciplina senza un suo linguaggio iniziatico?) Time of Observation Bias, ma questo non corrisponde alla realtà: ogni mese, quasi la metà delle stazioni non fornisce dati e questi vengono sostituiti con stime, ovvero con “falsi” contrassegnati con una E (stimata in inglese ). La metà dei dati è così inevitabilmente “filtrata” da convinzioni che dovrebbero essere costruite sui dati, ma che in effetti contribuiscono a creare i dati stessi. E questo poi si riflette su scala planetaria, visto che le medesime operazioni vengono fatte quantomeno in tutta l’area occidentale. E si tratta di una bella alterazione, Nel grafico qui sotto la linea rossa rappresenta la differenza tra dati effettivamente rilevati e i dati stimati a partire dal 1976: si vede come questa differenza sia aumentata in modo sempre più deciso, ma mano che la percentuale delle stime andava aumentando.


Insomma siamo di fronte a un ennesimo esempio di scienza gestita, magari inizialmente per sacrosanti scopi, per esempio quello di contraddire la teoria della crescita infinita, ovvero la favola del neo liberismo, ma che poi viene fatalmente sfruttata dal potere per i suoi scopi, come ad esempio per imporre una transizione ecologica che riguarda esclusivamente la Co2 e lo sfruttamento mediatico di ipotesi in forma di mitologia.

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