L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 26 luglio 2021

Il passaporto dei vaccini sperimentali la farsa continua dell'influenza covid che è diventata pandemia basata su tamponi farlocchi

POLITICA
Lunedì, 26 luglio 2021
Green Pass: Draghi avanti, ma con cautela. Una bomba pronta a esplodere...

La scelta del Governo è una scommessa, che sta dividendo gli italiani in due fronti rischiando una frattura sociale nel Paese

Di Massimo Falcioni


Se la scelta del Green pass Made in Italy voluta da Mario Draghi, pur con tutte le buone intenzioni politiche e le buone ragioni di ordine sanitario, è comunque discutibile perché resta una scommessa, è un fatto che sta già dividendo gli italiani in due fronti rischiando una frattura sociale nel Paese

Al di là delle buone intenzioni del premier (“Il passaporto vaccinale non è una limitazione alla libertà, ma una garanzia di sicurezza, un lasciapassare per godersi le ferie e guardare con fiducia al futuro”) nella maggioranza di governo c’è chi (la Lega, ma non solo) ha dovuto ingoiare il rospo e chi nel Paese si sente economicamente colpito o socialmente discriminato: non si tratta solo di “No vax” ma di italiani che sempre più si sentono sotto accusa, bersaglio di una campagna d’odio insensata quanto deleteria.

C’è poi, questione tutt’altro che secondaria e scontata, il controllo della norma che dovrà essere fatta rispettare attraverso un discusso e discutibile sistema di sorveglianza ed anche di sanzioni. Insomma, una patata bollente, anzi una bomba ad orologeria pronta ad esplodere perché oggi nessuno sa se davvero il Green pass è la soluzione di un problema di cui ancora non si conoscono neppure le vere cause e le vere origini o è solo un tappabuchi pro tempore salva governi e salva politica oltre che manna dal cielo per le multinazionali farmaceutiche.

Serve realismo e buon senso. Il Green pass non è una scelta imposta dalla Ue e anche fuori dall’Europa quasi nessun grande paese lo adotta, ad eccezione di Israele: negli Usa c’è forte resistenza alla vaccinazione (oggi sul 55%); in Russia resta molto bassa, sotto il 20%; idem in Cina dove una ipotesi di Green pass è stata osteggiata dalla popolazione, costringendo le autorità a soprassedere ecc. Nel Regno Unito dal 19 luglio c’è – pro tempore - il “liberi tutti” per la posizione liberista di Boris Johnson di far convivere gli inglesi con il Covid-19 scegliendo liberamente come comportarsi invece di dover rispettare regole imposte dal Governo e fissando la scadenza di settembre per offrire alla totalità della popolazione adulta la possibilità di essere vaccinata. In pratica la prima versione del Green pass italiano (ne seguiranno poi altre…) è la copia riveduta e corretta già voluta in Francia dal “rigorista” Macron per evidenti motivi elettorali: potersi presentare ai francesi come il presidente che ha sconfitto il virus, ha fatto ripartire in autunno l’economia ridando la libertà a tutti così da poter raccogliere i frutti alle urne alle prossime presidenziali nella primavera 2022.

E’ vero che dopo l’annuncio di Draghi dell’introduzione del Green pass le prenotazioni per le vaccinazioni sono aumentate – anche per il tam-tam mediatico e per il timore di diventare cittadini di serie B – ma è altrettanto vero che, all’opposto, c’è una parte degli italiani – pur minoritaria ma comunque consistente – che si è irrigidita pronta a scendere in piazza e a mettersi di traverso, o all’opposto, a chiudersi in se stessa, se non proprio in casa. Questi italiani non vanno isolati e demonizzati ma vanno recuperati al senso di comunità nazionale, al di là delle loro posizioni (legittime) sul Covid e sulle vaccinazioni proprio perché nessuno – neppure il premier Draghi – ha la verità in tasca e sa davvero come questa storia finirà e, comunque, quali strascichi lascerà in Italia e ovunque sul piano sociale, politico, economico in un contesto internazionale dove la pandemia ha messo allo scoperto una situazione di instabilità e precarietà con rischi addirittura per la pace nel mondo.

Qui, con il Covid, le sue varianti e le sue mille implicazioni, siamo nel campo delicato delle cose mutevoli: non servono imposizioni e anatemi ma moderazione e capacità di convincere, come ad esempio ha fatto e sta facendo in Inghilterra la Merkel che ha scelto la via mediana usando l’arma della convinzione per convincere a vaccinarsi, non quella della imposizione di fatto. Tanto meno serve far credere che la vaccinazione (pur utile per limitare contagi e morti) e il Green pass siano l’unico e insostituibile strumento di salvezza contro il Covid-19 e contro la variante Delta e le altre che forse seguiranno.

Ci sono altre medicine e altre terapie (anticorpi monoclonali ecc.) che non vengono sviluppate o messe sul mercato per la scelta di business delle multinazionali farmaceutiche che fanno e disfano come vogliono anche per la politica compiacente quando non collusa.

Niente è scontato, soprattutto rispetto ai sentimenti e agli orientamenti politici ed elettorali degli italiani come dimostrano anche gli ultimi sondaggi (Termometro Politico) con la fiducia nel premier Draghi in calo (53,5%) per la seconda settimana consecutiva, con il centrodestra davanti (Lega al 20,7%, Fratelli d’Italia 20,5%, Forza Italia 5,9%) e il centrosinistra in affanno (Pd 19,8%, M5S 15,9% e le altre formazioni tutte sotto il 3% ad esclusione di Azione (3,3%).

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