L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 26 luglio 2021

Il Sistema massonico mafioso politico istituzionalizzato non poteva perdere un suo uomo simbolo di fiducia nel governo, per questo Arcuri è stato richiamato in servizio

Esce dalla finestra e rientra dalla porta: Arcuri di nuovo a palazzo Chigi per 4 milioni di euro

Maurizio Blondet 25 Luglio 2021


Franco Bechis – Sorpresa: Mr Disastri torna al centro del governo come ai bei tempi di Giuseppe Conte. Palazzo Chigi, senza fare sapere nulla a nessuno fino a qualche giorno fa, ha infatti richiamato in servizio l’uomo che era il simbolo del governo giallorosso: Domenico Arcuri, Mimmo per gli amici. Sì, proprio il manager da cui era partita la svolta di Mario Draghi, che gli diede il benservito .

Eppure è proprio alla corte di Draghi che è tornato Arcuri, con una mansione delicatissima nella sua veste di amministratore delegato della Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo di impresa-Invitalia spa. La presidenza del Consiglio ha firmato attraverso il dipartimento per la programmazione economica con Arcuri una convenzione per avere da lui l’assistenza per «il monitoraggio dell’avanzamento finanziario e procedurale degli investimenti pubblici, per la mappatura del portafoglio di progetti finanziati in ottica Programma-Progetti, per la ricognizione di aree e progetti in criticità realizzativa da sottoporre ad azioni di supporto».

Arcuri secondo quell’accordo ha il compito di analizzare secondo un algoritmo ad hoc l’andamento e le criticità dei piani di investimenti pubblici e si può capire quanto sia delicata quella funzione visto che siamo alla vigilia della partenza del PNR con i fondi che l’Europa sta per anticipare all’Italia.
Arcuri di nuovo a palazzo Chigi per 4 milioni di euro

Infatti il nuovo ruolo di Arcuri è ben pagato da Palazzo Chigi: 4 milioni di euro, Iva inclusa, con un incasso netto per Invitalia di 3,3 milioni di euro. Il contratto firmato da Arcuri è partito il primo luglio scorso e sarà efficace fino al 30 giugno 2024, quindi sotto le sue analisi passeranno davvero parte rilevante degli investimenti previsti dal Recovery Plan di Draghi.

Il testo della convenzione è stato reso pubblico solo il 14 luglio con pubblicazione nella sezione amministrazione trasparente del sito Internet della presidenza del Consiglio dei ministri. Dopo avere servito con assoluta fedeltà Conte ed essere diventato il simbolo di tutto ciò che è stato sbagliato nella gestione del primo anno di emergenza pandemica dunque Arcuri è riuscito a diventare con capacità che davvero è impossibile non riconoscergli un fedelissimo di Draghi, perdonandogli evidentemente quel brusco licenziamento avvenuto a inizio marzo. Ma non abbiamo la certezza che l’operazione sia stata gestita dal premier e nemmeno che ne sia davvero a conoscenza.

Perché in realtà chi ha firmato quel contratto con Arcuri per conto della presidenza del consiglio dipende da quel Dipe che ricade sotto la delega del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Bruno Tabacci, politico centrista di lungo corso che fu anche presidente della Regione Lombardia decenni fa. Tabacci è una delle vedove (politiche) di Conte, ed ebbe il suo momento di gloria e celebrità proprio nel gennaio scorso, quando fu protagonista della famosa e poco gloriosa «operazione Ciampolillo», quella della caccia disperata al gruppo di (ir)responsabili che avrebbero dovuto prolungare in qualche modo l’agonia del governo giallorosso. In questa variopinta maggioranza di governo poi si è tuffato pure lui, e ne è stato assorbito ad alto livello.

Tabacci non ha grande simpatia per i due Matteo: né per Renzi né per Salvini con cui però deve convivere nello stesso barcone di salvataggio del governo Draghi. E da quando è a palazzo Chigi una ne pensa per fare irritare i due Matteo, e cento ne fa. Pensando a Salvini ha pensato bene di richiamare in servizio come consulente sulla previdenza a palazzo Chigi la professoressa Elsa Fornero, che combinò quel grandissimo pasticcio della riforma delle pensioni all’epoca del governo di Mario Monti. E il leader della Lega non l’ha presa benissimo. Pensando a Renzi e anche a Salvini ora ha tolto dalla temporanea naftalina pure Arcuri assegnandogli una missione così delicata e centrale nell’attività di governo. Vedremo come la prenderanno questa volta entrambi i Mattei… www.iltempo.it

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