L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 21 luglio 2021

In Italia il pagamento dei tamponi farlocchi è già una realtà. 20 euro è tangente di stato per conto delle multinazionali farmaceutiche, nonostante che l'Oms abbia detto che sono INADETTIBILI

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GREEN PASS/ Francia e Italia, ecco dove manca la strategia (e perché)

Pubblicazione: 21.07.2021 Ultimo aggiornamento: 07:06 - int. Francesco De Remigis

La Francia ha una strategia: Macron introduce il green pass perché è indietro con i vaccini e ha molti contagiati. Ma l’Italia?

Protesta anti-pass sanitario in Francia (LaPresse)

Due situazioni agli antipodi, quella francese e quella italiana. “Oggi Macron introduce il pass perché è indietro con i vaccini, ha molti contagiati e rischia di dover richiudere” dice Francesco De Remigis, inviato a Parigi de Il Giornale. In Italia, invece, si dibatte sulla soluzione da trovare, su cosa consentire e cosa no, sulla legittimità delle misure restrittive con una campagna di vaccinazione che prosegue bene, singoli focolai importanti e un numero irrilevante di ospedalizzazioni.

Macron ha vinto la scommessa, ma le resistenze ci sono e sono molte: i servizi francesi hanno messo in guardia l’Eliseo su “un’esasperazione sempre più generalizzata di fronte ai provvedimenti considerati liberticidi”, mentre tra i giovani 18-24 anni la fiducia è crollata di 13 punti. Indietro, però, il presidente francese non torna: “Passaporto sanitario o lockdown”, avverte il ministro della Sanità Veran.

È vero che le autorità francesi si sono dichiarate sorprese per la consistenza delle manifestazioni anti-pass sanitario?

Sì, dopo la folla di 20mila persone vista sabato a Parigi i Servizi francesi hanno allertato Macron chiarendo che non c’erano solo no vax in piazza. L’intelligence parla anche di intere famiglie che mettono in discussione l’obbligatorietà, non i vaccini.

Chi sta protestando e perché?

Un movimento eterogeneo, non solo ex gilet gialli, che in realtà erano minoranza, ma cittadini scettici, non abituati a manifestare, scrivono sempre i Servizi, che mettono in guardia su “un’esasperazione sempre più generalizzata di fronte ai provvedimenti considerati ‘liberticidi’”.

Esiste un rischio di radicalizzazione come accadde per i gilet gialli?

Stando al rapporto dell’intelligence, sì. Più a lungo durerà il conflitto, maggiore sarà il rischio che i più determinati, poi i più radicali, riescano a prendere il controllo delle piazze. Le autorità si aspettavano di vedere tra i 20mila e i 40mila manifestanti in Francia, alla fine sono stati più di 110mila nonostante il poco tempo per organizzarsi e il periodo estivo.

18mila contagi Delta nelle ultime 24 ore, 65% di favorevoli al pass. Macron ha vinto la scommessa?

Se guardiamo al Parlamento, l’ha vinta. Si è formata una maggioranza pro pass vaccinale. Sono arrivate persino minacce ad alcuni deputati bipartisan che hanno lodato il “coraggio” del presidente. E poi numeri della campagna vaccinale parlano da soli: nella settimana che ha seguito il discorso alla nazione del presidente, 3 milioni di francesi hanno prenotato il vaccino.

Cosa stanno facendo gli organi dello Stato e a che punto è la situazione?

Siamo agli aggiustamenti minimi basati sui rilievi del Consiglio di Stato. Per chi non controlla il pass, la multa non sarà più di 45mila euro come ipotizzato, ma di 1.500 euro; 9mila alla terza recidiva.

Dunque è battaglia.

Sì: politica, giuridica e legislativa. Un dare e avere, più che un tira e molla, che ha già visto la retromarcia del governo sui controlli a domicilio per chi dovesse risultare positivo e dunque con obbligo di quarantena (10 giorni). La polizia potrà bussare, ma non tra le 23 e le 8. L’impianto di base del provvedimento rimane intatto. E oggi si comincia da musei e cinema.

E l’estensione del pass ai luoghi che accolgono più di 50 persone? Non va contro la legge del 31 maggio che ne limitava l’applicazione ai “grandi assembramenti”?

Ci sarà una settimana di rodaggio. Quindi di sottintesa tolleranza. La legge del 31 maggio è stata disattesa a più riprese e non mi pare che sia successo granché. Contano il messaggio e l’obiettivo, per Macron.

Siamo in campagna elettorale per le presidenziali. Come influirà il pass?

Anzitutto influirà sulle tasche di chi non vuole vaccinarsi. I test Pcr (molecolare) – oggi sostanzialmente tutti i test Covid sono gratuiti – diventeranno a pagamento da fine estate, forse la novità più sensibile. E ciò a sinistra ovviamente non piace. Ma neppure ai giovani.

Ci sono dei sondaggi?

Sì, dopo l’annuncio delle nuove misure Macron ha perso due punti di popolarità, dal 38% al 36% secondo l’Ifop. E tra i giovani 18-24 anni la fiducia è crollata di 13 punti, mentre il mese scorso era cresciuta in questa fascia di età.

Un conflitto tra libertà e sicurezza.

Solo il 29% dei 18-24enni è completamente vaccinato e le nuove misure restrittive rischiano di pesare particolarmente su questa fascia, che sente di aver già sacrificato un anno prezioso della propria esistenza. Direi che più che tra sicurezza e libertà, bisognerebbe interrogarsi sui temi della obbligatorietà e della responsabilità.

Secondo i francesi quello di Macron è un provvedimento più sanitario o più politico?

L’emergenza è di fatto prorogata, quindi il pass rientra nel novero dei provvedimenti legati alla “quarta ondata”. Ma al tempo stesso resta nella linea tracciata da Macron dall’estate scorsa, quella di convivere col virus e di tornare a vivere alla francese, assecondando la gioia di vivere nonostante il Covid, proteggendosi quanto più possibile. “Passaporto sanitario o lockdown”. Il ministro della Sanità Olivier Véran non usa mezzi termini.

Eppure, qualcuno fa notare che la libertà dovrebbe rimanere la regola, le restrizioni l’eccezione. Che ne pensi?

Tutto dipende da come si è vissuto prima di potenziali nuove restrizioni. In Francia c’è stato un mese abbondante di riapertura di bar e ristoranti, di vita notturna con le discoteche in buona parte riaperte. Come ci si proteggeva? I più responsabili, facendosi un test ogni 48 ore. Che in Francia è gratuito. Ora i contagi risalgono e il ministro della Sanità dice chiaro e tondo “o passaporto sanitario o lockdown”. Ha un senso, se guardi agli ultimi tre mesi.

Dalla distanza come giudichi il dibattito italiano e le possibili iniziative in arrivo?

Piuttosto improvvisato, una bizzarria, perché completamente decontestualizzato. Voglio dire, se il pass francese è un’idea così geniale, spieghiamo come si ottiene, come si controlla, quanto dura, e perché si mette in campo. In Francia fino a ieri si consideravano “responsabili” nel senso positivo del termine anche coloro che facevano regolarmente test Covid, di ogni genere, non solo i vaccinati. In Italia non mi pare che si sottolinei abbastanza che invece i test si pagano e si sono sempre pagati di tasca propria. Ben venga pure il pass per gli eventi, ma la Francia ha finora garantito ai cittadini la possibilità di verificare le proprie condizioni senza spese, di avere una vita sociale serena, tornare al cinema, a teatro e al ristorante col tracciamento. Oggi introduce il pass perché è indietro con i vaccini, ha molti contagiati e rischia di dover richiudere.

Due situazioni agli antipodi.

Sì, nel percorso e nella strategia. Una stessa idea in campo? Bene. Ma per arrivare a quale soluzione? In Francia l’ho capito, in Italia meno. A Roma il pass sarebbe forse comprensibile per i grandi eventi, salendo per gradi ai locali chiusi. Ma si sa, l’erba del vicino è sempre la più “green”… a proposito di pass. Oggi qui il problema è il prato. Non il colore del singolo filo d’erba.

(Federico Ferraù)

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