L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 25 luglio 2021

In Occidente, un'emergenza sanitaria gonfiata ad arte dove parrebbe che solo i vaccini sperimentali risolvano la situazione. Con i tamponi farlocchi anche la normale influenza diventa covid e si entra nel girone dantesco organizzato da istituzioni che si ammantano di essere democratiche ma che sono di una ferocia e violenza inaudita eliminando e calpestando diritti elementari del vivere in comunità

Australia, rivolte contro il nuovo lockdown per arginare il Covid: scontri a Sidney e Melbourne

di Irene Soave
24 luglio 2021

In Australia impennata di casi di Covid e pochi vaccini: ha avuto due dosi appena l’11% della popolazione. A Sidney 57 arresti: ma il corteo rischia di essere un «super-focolaio»

Un cordone di polizia di fronte alle proteste di strada a Sydney, contro il nuovo lockdown

Migliaia di persone sono scese in piazza oggi nelle due principali città dell’Australia, Sidney e Melbourne, per protestare contro le nuove restrizioni imposte nel tentativo di contrastare la diffusione del Covid-19. In Australia ha ricevuto la prima dose circa il 22% della popolazione, a causa delle lentezze della campagna vaccinale. E il nuovo severo lockdown annunciato ieri dalle autorità, che prolunga quello già in vigore da un mese, minaccia di protrarsi fino a ottobre. Dopo l’annuncio, sono partite le proteste di piazza. A Sidney, in particolare, si sono registrati violenti scontri: una marcia non autorizzata — di manifestanti in gran parte senza mascherina — ha violato gli ordini della sanità pubblica e diversi agenti sono stati colpiti con piante in vaso e bottiglie d’acqua. 57 gli arrestati. Migliaia di persone hanno anche affollato diverse strade di Melbourne dopo essersi riunite davanti al parlamento dello Stato. Sei fermi.

Sydney, nuova «emergenza nazionale» Covid

La strategia di «eliminazione» del virus perseguita dall’Australia durante la pandemia — con interi quartieri quarantenati al manifestarsi anche di un solo caso — aveva avuto i plausi di molti epidemiologi; eppure il virus, con la variante Delta, è tornato a manifestarsi con violenza a Sydney, dove i contagi sono diventati una «emergenza nazionale» e nemmeno un nuovo lockdown è riuscito finora a fermarne l’avanzata. La Nuova Zelanda ha bloccato il «corridoio turistico» con l’Australia.

Ancora a metà giugno, appena il 3% dei 23,6 milioni di australiani aveva ricevuto almeno una dose di vaccino: un passo assai più lento della maggior parte dei Paesi sviluppati, dovuto a un ritardo nella disponibilità delle dosi, a lentezze nella distribuzione nei diversi Stati della federazione, e anche ad alcune convinte sacche di popolazione contraria al vaccino. Non sono solo appartenenti a controculture no-vax: un terzo degli australiani, secondo un sondaggio governativo di giugno, «difficilmente» avrebbe accettato di vaccinarsi dopo una serie di marce indietro governative circa la formula AstraZeneca, che il governo australiano era stato tra i primi a ordinare (e le cui forniture sono state ridotte dal contenzioso della scorsa primavera con l’Unione Europea). Ma il problema più grosso è stata la disponibilità delle dosi: non è chiaro quante il governo ne abbia effettivamente a disposizione. I principali fornitori sono AstraZeneca e Pfizer; i regolatori hanno approvato anche Moderna e Novavax. Il governo ha annunciato «quaranta milioni di dosi di Pfizer entro fine 2021», ma al momento non è chiaro quante siano effettivamente state consegnate.

La rabbia a Sidney

E così a oggi è completamente vaccinato solo l’11 per cento della popolazione, soprattutto in fasce ad alto rischio come anziani, ospiti di case di riposo e abitanti degli insediamenti di nativi. Il più colpito è lo stato del New South Wales, di cui Sidney è la capitale, con 163 nuovi casi in un giorno e duemila casi totali: poco tempo fa tutto il Paese era a zero casi. La rabbia contro il lockdown cresce, ma l’evento di oggi — migliaia di dimostranti in strada senza mascherina — rischia di diventare un nuovo focolaio di «superuntori».

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