L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 25 luglio 2021

La campagna di persuasione occulta è partita. Dopo l'insulto di assassini da parte dello stregone maledetto i numeri sono gonfiati enormemente e in maniera simultanea in tutta Italia, dire bugiardi e dire poco sono degli ASSASSINI golosi di sangue altrui. Il No semplice e chiaro ai vaccini sperimentali li mette paura e gli crea ansia, povero potere costretto a mille sotterfugi per "convincere"

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Corsa alla vaccinazione (le bugie fanno volare gli asini), boom di prenotazioni. Solo il 5% resta contrario

Ricerca dell'Università Statale di Milano con Swg: i più propensi a vaccinarsi sono gli over 65 e i giovani compresi nella fascia 18-24 anni


di Gianluca Allievi
VACCINO NO VAX
aggiornato alle 14:5024 luglio 2021


© AGF - Vaccinazione anti-Covid

AGI - Aumenta tra gli italiani la propensione a vaccinarsi, con una quota in crescita tra il mese di dicembre 2020 e giugno 2021, mentre al contempo diminuisce la percentuale di contrari. E' la fotografia scattata nella ricerca Response Covid-19, condotta dall'Univesità Statale di Milano e da Swg attraverso interviste a un campione della popolazione prima delle parole del premier Mario Draghi (assassini) che hanno impresso una ulteriore spinta a favore della vaccinazione.

Nel dettaglio, la disponibilità a vaccinarsi appare in continua crescita: a dicembre, secondo la precedente rilevazione, era il 60%, a marzo era l'80% e a giugno si è raggiunto l'85%. I contrati al vaccino sono invece una minoranza, che si è ridotta ulteriormente: a dicembre erano il 12%, oggi sono solo il 5%, mentre la percentuale di chi è poco disponibile a vaccinarsi passa dal 10% circa di marzo al 6% di giugno.

I più propensi a vaccinarsi, spiega ancora la ricerca, sono gli anziani over 65 e i giovani nella fascia 18-24. Le fasce d'età centrali (25-54 anni) sono quelle in cui c'è un maggior numero di indecisi o contrari al vaccino. Più del 10% dichiara di essere poco o per niente disponibile a fare il vaccino anti Covid-19.

Tra gli scettici, la principale preoccupazione riguarda gli effetti collaterali, anche se il numero è in diminuzione. A dicembre circa il 16% degli intervistati era preoccupato per gli effetti collaterali, oggi il 5%. Sono invece pochi quelli contrari ai vaccini per principio, solo il 3% della popolazione maggiorenne.

Quanto al tema dell'obbligatorietà del vaccino, oggi più del 50% degli italiani è a favore di questa misura, mentre a dicembre solo il 40%. I progressi del piano vaccinale sembrano quindi produrre maggiore consenso per l'obbligatorietà dei vaccini anti Covid-19, visti i positivi effetti sulla riduzione dei contagi. La maggior parte degli italiani non ha dubbi sulla sicurezza del vaccino e si fida della comunità scientifica (oltre il 60%).

"Questi dati - commenta Cristiano Vezzoni, autore dello studio - sono in netto contrasto con il peso che è attribuito alle posizioni no-vax nel dibattito pubblico".

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