L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 5 luglio 2021

La Chiesa vuole che le persone diventino cavie per i vaccini sperimentali

Ego te vaccino in nomine Patris et Filii et Big Pharmae



Come ci si poteva aspettare dopo le parole del non più vicario di Cristo a favore del santo vaccino anche L’Accademia ufficiale di bioetica della Chiesa cattolica si è fatta avanti insieme a una serie di associazioni mediche globali per chiedere la fine dei “miti e della disinformazione” che interferiscono con la lotta contro il Covid-19. Pur riconoscendo che una certa riluttanza a prendere il vaccino in “comunità svantaggiate” era collegata a precedenti “violazioni di fiducia nella ricerca medica” e in generale “sospetti” delle aziende farmaceutiche, l’attuale dichiarazione che una “forma più perniciosa” di esitazione vaccinale è stata alimentata da “affermazioni e miti infondati e fuorvianti” e amplificati sui social media. Insomma le solite pontificie cazzate che non riescono a nascondere la dipendenza totale della Chiesa dai meccanismi della finanza globale e dalle richieste di santificazione dei profitti. E probabilmente un qualche teologo ci dirà che se si muore dopo il vaccino si è dannati perché colpevoli di involontaria apostasia nei confronti di Big Pharma che ha preso il posto dello spirito santo

Che ci sia qualcosa di diabolico nella Chiesa cattolica lo si è capito con le dimissioni forzate di papa Ratzinger e l’elezione a sorpresa di Bergoglio. Ma i segni della bestia come direbbero i vari anti Francesco che in qualche modo circolano nel sottopelle della rete, non sono quelli che riguardano le questioni della fede e che io accolgo sempre con un certo stupore, ma anche con quel fascino che hanno i viaggi nella macchina del tempo e anzi è proprio un peccato che questo piacere nell’essere riportato al tempo delle dispute teologiche medioevali sia guastata dal fatto che la nuova normalità che ci viene imposta rinvii essa stessa al feudalesimo. No, i segni della bestia erano chiari fin dal momento in cui il parroco Bergoglio è comparso alla finestra: chi mai avrebbe potuto pensare di dare il timone della zattera di Pietro a quello che era stato il cappellano della dittatura militare argentina contro la quale non aveva mosso un dito, ma per la quale ne aveva mosso parecchi passi? Se eleggi papa un tipo del genere, sul quale tra l’altro è possibile che esistano documentazioni non propriamente edificanti pronte a saltar fuori ad ogni momento, vuol dire che il problema del Vaticano è sostanzialmente quello di un cambiamento di fede che deve diventare un oggetto di consumo meno impegnativo, più trendy, più easy, più smart, conservando lo stesso brand. E credo che usare le parole della non lingua universale renda bene la vuotaggine del tutto. Più niente in sostanza se non il fumo di slogan. Per l’attualizzazione del messaggio cristiano ci sarebbe voluto un personaggio di dimensioni storiche, per la sua bancarellizzazione Bergoglio è l’ideale.

Così adesso il Vaticano è costretto a trasformare in articolo di fede qualsiasi volontà venga dalla cupola del potere reale e se fossi nei cattolici lascerei che fosse questa a sostituire l’8 per mille, tanto per loro sono meno che spiccioli. Ma non si può fare a meno di notare come la rapida conversione alla scienza sia avvenuta nei modi fideistici consueti: la propaganda vaccinale si regge infatti su una considerazione assolutamente generica che niente ci dice su questi preparati sperimentali: “Considerati uno dei più grandi successi della medicina moderna, i vaccini svolgono un ruolo fondamentale nella prevenzione delle malattie infettive”. E con questo? Certamente i farmaci svolgono un ruolo nella cura e per questo qualunque farmaco, anche quelli per i quali la gente fa da cavia sono buoni a priori e comunque? Anche quelli per i quali vengono sacrificati i feti umani in precedenza santificati? Che vergogna: non ci sono abbastanza galli al mondo per cantare ogni volta che queste gerarchie da terrazzo e da party non tradiscano se stesse.

Ora però questo intervento vaticano è tutt’altro che un cattivo segnale: il fatto di aver sollecitato una presa di posizione ufficiale significa solo che le campagne vaccinali sono in crisi e si cerca di mobilitare il possibile pur di infrangere il fronte del dissenso. Ma a questo punto è molto più facile che questa ennesima campagna finisca per sputtanare la Chiesa piuttosto che convincere alla puntura i cattolici che hanno dei dubbi. Fedeli si, ma scemi no.

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