L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 8 luglio 2021

L'accordo sugli investimenti tra Euroimbecilandia e la Cina non va in soffitta nonostante la volontà degli Stati Uniti per farcelo arrivre

ITALIAOGGI - NUMERO 158 PAG. 6 DEL 07/07/2021
POLITICA

Merkel e Macron, con un filo diretto con Xi, archiviano l'invito di Biden all'Europa di fare squadra contro la Cina

di Tino Oldani

Nell'ultimo mese i media di tutto il mondo hanno dedicato migliaia di pagine e ore di tv alla campagna di Joe Biden contro la Cina. L'invito all'Europa di fare squadra con gli Stati Uniti contro l'espansione dell'economia cinese è stato un ritornello fisso che il presidente Usa ha ripetuto nei suoi interventi, a partire dal 10 giugno, in occasione del G7 in Gran Bretagna e della seguente visita al quartier generale dell'Ue a Bruxelles. Invito ribadito subito dopo dal segretario di Stato Usa, Antony Blinken, in un tour europeo che lo ha impegnato a Berlino, Parigi e Roma, fino al G20 di Matera. A giudicare dai resoconti dei media e dalle foto di rito, tutte sorrisi e strette di mano, l'offensiva di Biden sembrava coronata da pieno successo: basta con la nuova Via della seta, che spianerebbe la strada al Dragone cinese, autocratico e non rispettoso dei diritti umani; d'ora in poi, tutti in fila, dietro agli Usa e alla Nato, in difesa dei valori della democrazia e per ristabilire il vecchio ordine economico mondiale. Ma è bastato poco per scoprire che era solo una fiction.

La prova? Ancora una volta, è bastato seguire le mosse di Angela Merkel, che di rompere con la Cina del presidente Xi Jinping non ha mai voluto saperne, in difesa degli enormi interessi dell'industria tedesca, che ormai vende più auto in Cina che nel resto del mondo. Così, lunedì pomeriggio, senza tanti squilli di tromba di preavviso, Merkel ed Emmanuel Macron hanno tenuto con Xi Jinping un summit via web, durato più di un'ora, durante il quale hanno parlato di temi che sembravano ormai cancellati dall'agenda politica europea, e per certi aspetti anche da quella mondiale. Temi strategici, come l'accordo Ue-Cina sugli investimenti firmato in dicembre per volontà della Merkel e poi sospeso per le pressioni di Biden, fino all'ipotesi di un ruolo comune della Cina e dell'Europa in Africa. Un vertice trilaterale che, di fatto, ha mandato in soffitta la campagna europea di Biden, quanto meno per quanto riguarda il solito asse franco-tedesco. Mentre l'Italia di Mario Draghi, l'alleato più fedele degli Usa in Europa, in questo frangente ha fatto da spettatrice.

Secondo l'Uffingtonpost.it, che con la firma di Claudio Paudice ha dato per primo la notizia del vertice a tre, il resoconto dell'incontro Merkel-Macron-Xi si basa su due fonti diverse: quella dei due leader europei si sofferma su alcuni temi economici, in primo luogo sull'accordo Cina-Ue per gli investimenti, mentre quella cinese ne sottolinea soprattutto due: l'Africa e la nuova Via della seta. E le novità non sono di poco conto.

Secondo la fonte cinese, l'accordo sugli investimenti, noto come Comprehensive agreement of investment (Cai), costato sette anni di negoziati e volto a facilitare la costituzione di joint-ventures euro-cinesi, con vantaggi delle imprese cinesi in Europa e di quelle europee, specie tedesche, nei settori cinesi della finanza e delle tlc, potrebbe presto tornare in vita, dopo la sospensione decretata in maggio dalla Commissione Ue. “Il presidente francese Macron, nel colloquio di oggi, avrebbe espresso l'auspicio di vedere presto l'accordo diventare operativo”, sostiene l'Huffingtonpost. «Merkel, da parte sua, ha dichiarato che l'accordo sugli investimenti tra Pechino e Bruxelles potrebbe essere presto ratificato. Ci sono molte aree su cui Cina e Ue possono lavorare insieme. Occorre intensificare il dialogo per ridurre le divergenze». Non solo: per la cancelliera, la Germania è pronta a rafforzare la cooperazione anche in tema di produzione e distribuzione die vaccini, di ripristino dei commerci e di scambi di esperienze.

Quanto all'Africa, a cui è stato dedicato buona parte del vertice a tre, il presidente Xi ha invitato Berlino e Parigi ad aderire a un partenariato per lo sviluppo africano, dove la Cina sta svolgendo da anni un ruolo crescente. Oltre ad essere il primo partner commerciale del continente Africa, Pechino, grazie agli ingenti prestiti forniti a molti paesi, detiene una quota stimata tra il 20 e il 30% del debito africano totale.

Secondo le fonti cinesi, per non strangolare le economie dei paesi più deboli, la Cina ha firmato accordi per la cancellazione del debito, o raggiunto consensi per la cancellazione, con 19 paesi africani, partecipando allo sviluppo delle loro economie con piani di sviluppo sostenibili. Inoltre, sta fornendo vaccini a più di 40 paesi africani, oltre ad aiutare la produzione di vaccini a livello locale. «È positivo che da parte cinese vi sia disponibilità a collaborare in Africa con progetti in formati trilaterali o multilaterali», ha commentato la Merkel, sottolineando che lei stessa, quando la Germania aveva la presidenza di turno del G20, propose il “Compact with Africa”, un piano che già prevedeva una cooperazione multilaterale con la Cina.

Questi i nervi scoperti della politica europea: «L'Ue dovrebbe svolgere un ruolo più attivo negli affari internazionali, con una autonomia strategica, contribuendo al mantenimento di pace, stabilità, sviluppo e prosperità nel mondo». Quanto alla Cina, l'obiettivo «è di svilupparsi bene, non di sostituirsi ad altri». E la nuova Via della seta fa parte di questa visione, per creare maggiori opportunità di sviluppo comune. A Germania e Francia, considerati da Pechino i due azionisti di maggioranza dell'Ue, Xi ha proposto di lavorare insieme a un ambiente commerciale «equo, trasparente e non discriminatorio per le aziende cinesi». Non solo commercio, ma anche «nelle scienze umane, nel digitale e nel clima».

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