L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 13 luglio 2021

L'economia della Francia non va benissimo e allora avanza una delle molteplici varianti dell'Influenza covid insieme al terrorismo di stato e alla vaccinazione sperimentale di massa

SPY FINANZA/ I campanelli d’allarme nascosti dalla vittoria degli Europei

Pubblicazione: 13.07.2021 - Mauro Bottarelli

Mentre in Francia si parla di nuova ondata di contagi, in Italia gli allarmi vengono silenziati dalla vittoria della nazionale agli Europei

Palazzo Chigi (LaPresse)

Fra articoli veri e propri, schede, approfondimenti, commenti e links video, ieri mattina i primi 18 titoli del sito de La Repubblica erano dedicati alla vittoria italiana agli Europei. Praticamente, una normale homepage totalmente monopolizzata. Fin qui, nulla che stupisca. Purtroppo. Il problema è quale fosse il primo argomento non calcistico trattato: AstraZeneca e Johnson&Johnson, stop alle consegne: L’Italia va avanti con due soli vaccini. Il tutto, mentre il mondo intero si trova a combattere contro la variante Delta e mezza Europa già ritorna alle restrizioni, più o meno dure.

Già, perché mentre gli Azzurri si preparavano a scendere in campo a Wembley, il ministro della Salute francese, Olivier Veran, dichiarava che il suo Paese è «all’inizio di una nuova ondata della pandemia di Covid». Il tutto, in attesa del discorso tenuto ieri sera da Emmanuel Macron alla nazione. Intervistato da Radio J, il ministro è stato molto chiaro: «Siamo all’inizio di qualcosa che sembra un’ondata epidemica a causa della diffusione della variante Delta, nuovo nemico perché molto più contagioso. Il carico ospedaliero per il momento non è in aumento ma accadrà la stessa cosa dell’estate scorsa. Cioè che i giovani contamineranno i meno giovani e, poiché non tutti sono vaccinati, avremo un aumento della pressione sanitaria, un aumento dei casi gravi e dei ricoveri. I quasi 4.700 casi registrati sabato in Francia potrebbero crescere fino a 6.000 in una settimana, 10.000 in 15 giorni e superare i 20.000 all’inizio di agosto, se non agiamo». Infine, «se non avessimo i vaccini, saremmo di fronte a un’ondata molto più grande della prima della primavera del 2020».

Ora, al netto di parole simili da parte del Governo di un Paese confinante e che – praticamente come l’Italia – ha tolto le principali restrizioni solo il 17 giugno scorso, vi pare normale che il secondo quotidiano italiano dedichi 18 titoli a una partita di calcio, per quanto foriera della conquista di un trofeo continentale? Non stiamo parlando de La Gazzetta dello Sport o Tuttosport, bensì de La Repubblica, il covo dei pensiero progressista e alto. Gente che dovrebbe denunciare la logica del panem et circenses e non cedervi in maniera sconfortante: Nanni Moretti sarà agghiacciato e da Cannes penso che avrà nuovamente fatto tuonare il suo leggendario manifesto snobistico, «Vi meritate Alberto Sordi». O, forse, più che cedere alla logica imperante della lobotomia indotta, La Repubblica – come il 90% della stampa italiana – ha scelto felicemente di divenirne vettore di diffusione.

Perché signori, al Governo Draghi tutto è permesso e tutto si perdona. Pensate infatti che Sky, emittente che delle sue esclusive a pagamento ha fatto un marchio di fabbrica, un veicolo di tentazione per milioni di italiani, abbia ceduto i diritti in chiaro del match finale di Wimbledon su Canale 8 perché il management è stato colto da fulminante impeto patriottico e afflato solidaristico? O forse la moral suasion del Dipartimento editoria e comunicazione di palazzo Chigi ha giocato la sua parte? L’occasione era ghiotta, d’altronde: poter narcotizzare gli italiani nel corso di uno snodo politico/economico fondamentale per il Paese con un’overdose di sport e patriottismo da discount, roba da film dei Vanzina che si accoppia con Fantozzi in poltrona e tavolinetto. Con rutto libero e tifo indiavolato, ovviamente. A quel punto, chi penserà mai alla quarta ondata ormai alle porte, poiché il ministro della Salute francese è stato chiaro: «Le dinamiche che colpiscono il Regno Unito, statisticamente anticipano di quattro settimane ciò che poi accade in Francia».

E con lo straordinario effetto spillover garantito da Wembley, state certi che l’accelerazione sarà assicurata. E, soprattutto, chi farà caso al fatto che il nostro Paese, al netto della retorica sulle doti taumaturgiche del generale Figliuolo, si troverà ad affrontare questa battaglia con i vaccini dimezzati, ovvero l’unica arma a nostra disposizione (così dice la Narrazione in cui ci hanno immersi) per evitare nuovi lockdown? Ma quando puoi goderti un Berrettini in chiaro che addirittura vince il primo set a Wimbledon (mentre ancora Nole Djokovic stava scaldandosi con le infradito ai piedi, perché appena ha deciso di mettersi a giocare sul serio ha chiuso la pratica a tempo zero), vuoi andare a preoccuparti dei 422 licenziati via mail della Gkn di Firenze? «Il Governo convocherà i manager del gruppo e anche quelli della Giannetti», altra azienda che ha deciso di lasciare a spasso i lavoratori dalla sera alla mattina, si sono affrettati a far sapere da palazzo Chigi. Prima di spegnere i telefoni e sintonizzarsi su RaiUno.

Per l’intera giornata di domenica, si sono rincorse voci di nuove, imminenti istituzioni di zone gialle: ovvero, il ritorno di alcune restrizioni in almeno cinque Regioni italiane con tassi di contagio tornati preoccupanti. Insomma, ciò che vi dico da quando sono state trionfalmente tolte le restrizioni, sta avverandosi. E non ci voleva un genio, ve lo assicuro. Spagna e Portogallo già chiudono, la Francia sta come sta, la Germania sta blindando le frontiere, l’Olanda ha già reimposto lockdown e restrizioni, il Lussemburgo è al +176% di aumento dei contagi, il Belgio segue a ruota.

L’Italia? L’Italia guarda lo sport in tv. E prenota le vacanze, dopo aver riempito i talk-show per mesi con imprenditori (o sedicenti tali) che minacciavano rivoluzioni di descamisados della partita Iva per scongiurare la morte per fame dei congiunti, prole denutrita in testa. Tutto finito, quasi per miracolo pare di essere tornati alla stagione dei ristoranti pieni di Silvio Berlusconi: ricordate quell’anno, come andò a finire? Era il 2011. E come oggi, nel mirino di potenziali azzardi c’erano Grecia e Italia. Entrambe apparentemente incuranti dei rischi, isole felici, mosche bianche in un Continente che sta già preparandosi a richiudere. Quantomeno, nelle intenzioni.

Certo, se il nostro modello è quel Churchill incompreso di Boris Johnson, siamo decisamente sulla strada giusta. La stessa Janet Yellen, segretario al Tesoro Usa, parlando al G20 di Venezia ha dedicato tre quarti del suo intervento alla variante Delta e ai rischi per la ripresa economica globale: segnale chiaro che anche gli Usa si preparano ad alzare la bandiera rossa dell’allarme. E l’epicentro, ve lo anticipo, sarà il Missouri. Non Wuhan. D’altronde, quale migliore alibi per evitare complicazioni comunicative a Jerome Powell nel corso dell’estate, Jackson Hole in testa?

Attenzione, perché qui il rischio che si corre è quello di presumere che Mario Draghi sia già la nuova Angela Merkel e detti le regole non solo in Italia ma anche in Europa. Questa tabella è relativa al sondaggio Insa della domenica pubblicato l’11 luglio dalla Bild am Sonntag: la Cdu è avanti di 11 punti sui Verdi, i quali sono scesi ancora. E oggi sono al 17%. Come la Spd.


Chi sperava nella fine del rigore tedesco che domina sull’Ue, meglio che rifaccia i calcoli. Perché al netto dei verbali del board Bce del 10 giugno, dalle quali si evince come la spaccatura rispetto al Pepp sia ben più grande del previsto e solo il timore proprio della variante Delta abbia tenuto la situazione in linee di galleggiamento, un campanello d’allarme è giunto proprio dal G20. Consesso dal quale ha parlato anche il numero uno di Banque de France e membro del board Bce, Francois Villeroy de Galhau, a detta del quale dopo la revisione della policy, «la Banca centrale europea non ha alcuna necessità di accelerare la discussione sugli strumenti di sostegno post-pandemici. Abbiamo quattro capisaldi e quattro altre riunioni di qui a fine anno, le politiche resteranno certamente accomodanti fino a quando sarà necessario», ha dichiarato a Bloomberg.

Proprio sicuri? Sicuri come la vittoria dei Verdi in Germania il 26 settembre? Sicuri come riguardo la sconfitta del virus? Sicuri come l’efficacia totale e la disponibilità garantita di vaccini sufficienti in Italia? Soprattutto, sicuri come il fatto che il Covid non sia divenuto strumento di politica economica e monetaria? Se sì, meglio per voi. Godetevi la vittoria agli Europei. Ma riflettete su una questione: è bastata una domenica di sport e patriottismo ben orchestrata per far dimenticare, oltre al Covid, la crisi di M5S tramutatasi in farsa della ricomposizione e l’annoso problema dei 14enni indecisi sul proprio sesso, caposaldo di quella legge Zan che oggi sbarcherà al Senato in ostaggio di Italia Viva. Sarà solo un caso oppure siamo dentro a un reality chiamato Whatever it takes?

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