L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 13 luglio 2021

L'Italia è una grande Nazione e il popolo italiano non merita la presa in giro del ministro della Giustizia su una pseudo riforma che non da giustizia

Gratteri boccia la riforma Cartabia della Giustizia: «Gli italiani non meritano questo»

Secondo il procuratore di Catanzaro la “tagliola” temporale per il processo è come «pensare di risolvere il dramma delle liste d'attesa in Sanità mandando a casa chi aspetta il proprio turno»

di Redazione
12 luglio 2021 14:44

Il procuratore Nicola Gratteri

«La riforma della giustizia del governo Draghi colpirà anche processi delicatissimi, come omicidi colposi e violenze sessuali. È uno schiaffo alle vittime. Così delinquere conviene di più. Perché nessuno pensa alla mortificazione di chi non solo viene umiliato da soprusi e angherie, ma poi viene anche praticamente abbandonato dallo Stato?».

È una condanna senza appello al testo della riforma della Giustizia di Marta Cartabia, quella che emette il procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri.

Il magistrato antimafia più noto d’Italia si schiera contro l'accordo sulla nuova impostazione normativa trovato da Palazzo Chigi, che è costato quasi la frattura definitiva – poi sanata in extremis – tra Conte (contrario) e Grillo (favorevole).

«Il sistema - spiega Gratteri al Fatto Quotidiano - non solo è destinato ad andare in tilt, ma in questo modo non viene assicurata alcuna “giustizia”. Stabilire che la prescrizione si interrompe dopo la sentenza di primo grado, ma al contempo imporre termini “tagliola” per il processo di appello e per quello successivo di Cassazione, senza intervenire sui sistemi di ammissibilità degli appelli o dei ricorsi per Cassazione, significa solo preoccuparsi di “smaltire carte”, non di assicurare una decisione giusta». Poi fa un esempio per chiarire meglio la sua opinione: «È come pensare di risolvere il dramma delle liste d'attesa nelle Asl col bollino di scadenza: vai all’ospedale, prenoti una visita o un intervento chirurgico, aspetti pazientemente il tuo turno e poi, quando finalmente arriva, se non c’è posto o è passato troppo tempo, perdi ogni diritto: niente visita e niente intervento, anche se sei malato grave ti rimandano a casa. Ma davvero è questa la giustizia che gli italiani si meritano?».

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