L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 15 luglio 2021

Ma la CO2 non è il cibo per gli alberi? per eliminarla basta avere più verde, più boschi

TAGLIO CO2 DELL’UE/ “Ora per convincerci dimostrateci i vantaggi che avremo”

Pubblicazione: 15.07.2021 - Patrizia Feletig

La Commissione europea ha presentato il suo piano per abbattere le emissioni, ma ora tocca alla politica dimostrare i vantaggi della transizione energetica

Centrale a carbone (LaPresse)

Niente meno che una nuova rivoluzione industriale è la prima impressione offerta dal pacchetto Fit for 55 presentato ieri dalla Commissione europea. Dopo un’intensa mattina di lavori, sono apparsi sedici documenti che raggruppano le azioni attraverso le quali la Commissione si impegna a ridurre del 55% le emissioni di CO2 al 2030 rispetto al 1990.

Si va dalla revisione delle accise su prodotti energetici allo spiegamento di una rete di stazioni di ricarica sulle strade principali d’Europa. Dall’istituzione di un fondo sociale per la transizione a una nuova direttiva sull’efficientamento energetico.

Sono per ora solo delle proposte, ci vorranno mesi se non anni di negoziati tra gli Stati e di riesame da parte dell’europarlamento prima che diventino leggi; com’è giusto che sia considerato l’impatto sulle politiche nazionali e sullo stile di vita di ogni residente da Lisbona a Bucarest, da Turku a Catania.

Gli sforzi nazionali da soli non condurranno all’obiettivo: la transizione energetica o è un cammino comune oppure rimangono solo sforzi sproporzionati e inconcludenti. La Commissione ha fatto i compiti, ma ora tocca a noi. Non lasciamo che questo sforzo si atrofizzi in un torrente di slogan e discorsi artificiali da autocelebrazione. La leva più importante per conquistare i cuori e le menti dei 447 milioni di cittadini europei sulla neutralità carbonica sarà frutto del talento della politica. Dimostrarci che porterà nuovi posti di lavoro, nuove prospettive nell’educazione, opportunità per nuovi imprenditori, competere meglio sui concorrenti stranieri e – soprattutto – instillare un senso di orgoglio che noi europei possiamo fare qualcosa di bello.

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