L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 12 luglio 2021

Non è amore ma solo vizio contronatura

Monsignor Viganò: “La Chiesa filo-Lgbtq consegna il gregge di Cristo al Nemico”

Maurizio Blondet 11 Luglio 2021

Cari amici di Duc in altum, propongo qui la versione italiana dell’intervista che monsignor Carlo Maria Viganò ha concesso a John-Henry Westen per lifesitenews.com

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Che cosa pensa del sostegno di Papa Francesco a padre James Martin?

L’ideologia Lgbtq+ e la teoria gender che essa presuppone come proprio postulato rappresentano una minaccia mortale per l’intera società, la famiglia, la persona e ovviamente la Chiesa, perché dissolvono il corpo sociale, le relazioni tra i suoi membri e lo stesso concetto di realtà biologica dei sessi, arbitrariamente spostata sulla opinabile e variabile percezione soggettiva di sé basata sul genere. Molti non si rendono conto del caos che tutto questo causerà non solo in ambito civile e familiare, ma anche religioso, non appena il riconoscimento del movimento Lgbtq+ porterà inevitabilmente a dover accogliere nelle parrocchie e nelle comunità persone che presentano quella che viene definita disforia di genere. Un esempio emblematico potrebbe essere il caso di un uomo ordinato sacerdote che ad un certo punto creda di potersi identificare con una donna: dobbiamo prepararci all’eventualità di vedere celebrata la Messa da un transessuale o da un travestito? E come conciliare il permanere del cromosoma maschile – che definisce indefettibilmente la materia del Sacramento dell’Ordine – con le apparenze di una donna? come pensare al caso di una monaca che, sviluppando una percezione di sé maschile, pretenda di essere trasferita in una comunità religiosa di uomini e magari di ricevere gli Ordini Sacri? Questo delirio, le cui conseguenze sono assurde e sconvolgenti nell’ambito civile, una volta applicato all’ambito religioso infliggerebbe un colpo mortale al già martoriato corpo ecclesiale.

Si dovrebbe considerare la ragione che ha portato un personaggio come James Martin s.j. a godere di una tale notorietà e visibilità in ambito ecclesiale e addirittura nelle istituzioni romane, ricevendo la nomina a consultore del Dicastero per le comunicazioni ed essendo recentemente destinatario di una lettera manoscritta di Bergoglio. Il suo ostentato impegno in favore del movimento pansessualista costituisce l’approvazione preventiva e acritica di una serie indefinita di declinazioni delle perversioni sessuali. Tale aprioristica adesione non è il deprecabile eccesso di un singolo gesuita, ma rappresenta l’azione pianificata di un’avanguardia ideologica che dimostra di essere già oggi incontrollabile e capace di orientare lo stesso “magistero” di Bergoglio e della sua corte.

L’ideologia Lgbtq+ costituisce il nuovo paradigma morale della religione globalista dell’indistinto, di chiara matrice gnostica e luciferina. L’assenza di dogmi soprannaturalmente rivelati come premessa di un superdogma post-umano, in cui la Fede si perverte in una incondizionata accettazione di qualsiasi eresia e depravazione, la Speranza si dissolve nell’assurda pretesa di una salvezza già garantita hic et nunc, la Carità si corrompe in solidarismo orizzontale privo della sua ragione ultima in Dio. L’attivismo del gesuita Martin prefigura il ministero arcobaleno dell’era dell’Acquario, della religione dell’Anticristo, del culto degli idoli e dei demoni, ad iniziare dall’immonda Pachamama.

Non sorprende quindi l’apprezzamento di cui gode James Martin nelle alte sfere vaticane, che secondo la metodologia invalsa sin dal Vaticano II lascia mano libera ai più esagitati esponenti delle correnti progressiste per poi adottare la dialettica hegeliana tra la tesi della Morale naturale e cattolica, l’antitesi delle deviazioni dottrinali e la sintesi di un nuovo magistero al passo con i tempi.

Questo modo di procedere, che può sembrare ad alcuni un prudente aggiornamento alla mentalità secolarizzata del nostro tempo, rivela nondimeno un abissale tradimento dell’insegnamento di Cristo e della legge impressa dal Creatore nell’uomo. Una maggiore licenza nel vizio – in gran parte voluta e promossa dall’ideologia anticristiana oggi dominante – non legittima in alcun modo questo rinnegamento da parte della Gerarchia del mandato che essa ha ricevuto da Nostro Signore, né può autorizzare operazioni di adulterazione che mirano unicamente ad assecondare lo spirito mondano e la corruzione dei costumi. Al contrario, quanto più il mainstream spinge per una cancellazione dei principi immutabili della Morale cattolica, tanto più i Pastori hanno il dovere di levare la voce per ribadire senza esitazione ciò che Dio ha loro comandato di predicare.

Trovo quindi oltraggioso nei riguardi di Dio, scandaloso per l’onore della Chiesa, di grave scandalo per i fedeli e di desolante abbandono per i sacerdoti e i confessori che si possa anche solo dar voce a un gesuita che basa il proprio successo personale non sulla doverosa azione pastorale di conversione dei singoli omosessuali al rispetto della Morale, ma sulla illusoria promessa di un qualche cambiamento della dottrina cattolica che legittimi i comportamenti peccaminosi delle persone e riconosca dignità di interlocutore ai cosiddetti movimenti Lgbtq+. Il solo uso di questa sigla, che affianca persone identificandole meccanicamente nella loro specifica perversione sessuale contronatura, dimostra un appiattimento di James Martin e dei suoi mandanti sulle istanze della lobby pansessuale, che la Chiesa non può minimamente accettare né legittimare.

(L’integrale qui:

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