L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 25 luglio 2021

Nord Stream 2. L'accordo mette l'Ucraina all'angolo


23 LUGLIO 2021

L’accordo tra Germania e Stati Uniti sul gasdotto Nord Stream 2 cambia non poco la politica europea e transatlantica. Il raddoppio della condotta energetica che fornisce gas russo ai terminali tedeschi è sempre stato un tasto dolente nei rapporti tra Germania e Stati Uniti. E quindi tra Stati Uniti e Europa. Washington non ha mai nascosto le difficoltà ad accettare un patto che leghi in modo così esplicito la potenza tedesca a quella russa. E si teme che l’unione energetica tra Berlino e Mosca serva non solo a rafforzare le mire russe sull’Europa, ma anche a evitare il passaggio di gas attraverso gli Stati dell’Europa orientale, avversari della Russia ma anche ben lieti di ricevere miliardi di diritti di transito.

L’accordo trovato tra Angela Merkel e Joe Biden cambia però le carte in tavola. La Casa Bianca ha dovuto ammettere che il Nord Stream 2 è ormai qualcosa di reale e non più solo un progetto. Nonostante le continue pressioni e sanzioni da parte americana, il 98 per cento dei tubi è stato posato sui fondali marini. E la Germania, al pari della Russia, non è mai apparsa davvero convinta dal pressing di Washington. Troppe le opportunità offerte dall’essere il vero hub energetico russo nel cuore dell’Europa. E con la transizione verde, serviva un’infrastruttura che garantisse energia alla macchina germanica dopo la rinuncia al nucleare e al carbone.

È chiaro che questa soluzione non piace a tutti. Non piace soprattutto all’Ucraina, ferma nemica del Nord Stream 2 e preoccupata dal raddoppio di un’infrastruttura che serve anche a bypassare il territorio di Kiev. Nell’accordo è previsto un impegno di Berlino a sostenere l’Ucraina in diverse forme, dalla clausola che fa scattare sanzioni a Mosca qualora il Cremlino dovesse usare il gas come arma di ricatto, agli accordi per sostenere la transizione “green” di Kiev. Ma le garanzie offerte nell’accordo non possono sostituire l’impianto totale del patto: il gasdotto sarà operativo, e questo per l’Ucraina è comunque un punto di non ritorno. Il governo di Kiev considera l’accordo di Biden e Merkel una coltellata alla schiena, annunciato mentre sono in corso esercitazioni militari Nato nel Mar Nero e di altri alleati europei nel territorio di Leopoli. Uno schiaffo diplomatico che conferma una regola non scritta delle relazioni internazionali: non vige “l’uno vale uno”, ma la regola del più forte. E in questo caso i più forti sono Germania, Russia e Stati Uniti.

Sul fronte americano, è evidente che l’accordo sia una forma di accettazione della realtà. Una bagno di concretezza dopo che già le due amministrazioni precedenti avevano fallito. Barack Obama e Donald Trump avevano sperato che questo gasdotto non si realizzasse e minacciato continuamente le aziende coinvolte nel progetto. Tuttavia i lavori non si sono mai interrotti, dimostrando la volontà di Berlino e Mosca di tirare dritto a qualunque costo.

Biden non ha potuto fare altro che constatare un’opera già realizzata e ha provato a evitare il peggio: cioè la rottura con la Germania. Il presidente democratico ha compreso che non può continuare a tracciare linee rosse se i partner europei fanno di testa propria. E non può chiedere fedeltà assoluta in assenza di contropartite economiche. Per questo ha trovato un “appeasement” che da un lato fa felice il governo tedesco e dall’altro aiuta (e non poco) l’avversario russo. Accordo che molto probabilmente era già stato raggiunto durante l’incontro con Vladimir Putin a Ginevra e che confermerebbe quella timida apertura verso il Cremlino per evitare che scivoli tra le braccia della Cina.

Molti osservatori hanno storto il naso per l’accordo parlando di “regalo” a Putin e tradimento all’alleato ucraino, di cui addirittura si parlava come possibile partner Nato. Ma è difficile trovare una soluzione che accontenti tutti in uno schema geopolitico così complesso come quello che lega Ucraina, Russia, Germania e Stati Uniti. Di fronte a interessi così contrapposti, l’alternativa allo scontro è solo un accordo che salvi le forme ma che cambi anche la sostanza. Il Nord Stream 2 si farà perché è già fatto. E Mosca può tirare un sospiro di sollievo, ma anche segnare una nuova vittoria sui più intransigenti di Oltreatlantico.

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